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Martedì, 17 Dicembre 2013 00:00

Nascita e morte di un reattore nucleare pisano

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Di Daniele Curci ed Andrea Vignali

Se provassimo, così, per puro interesse ecologico o semplicemente per casuale curiosità ad immergerci nella pineta che costeggia la via Vecchia di Marina, probabilmente rimarremmo sorpresi nel constatare la presenza di una rete a frapporsi a noi e alla nostra gita di piacere. Beh, lo sappiamo tutti: l’area che va da San Piero a Grado fino al confine con la provincia di Livorno è dominata dal verde. Non tanto dal verde della foresta del litorale pisano quanto da quello dei teloni che, appesi ai fili spinati e di ferro, ci impediscono la visuale interna del Camp Derby, l’immensa base militare americana che dal 1951 occupa mille ettari di pineta. Eppure Camp Derby sarebbe ancora ben distante da quella rete (più di due chilometri). E allora a cosa serve? Perché ci

impedisce di continuare la nostra passeggiata? Ma soprattutto: per quale motivo vi è affisso un cartello del Ministero della Difesa? Non proseguiamo oltre con gli interrogativi, uno perché non si tratta di una pseudo-area 51 italiana e due perché una risposta c’è: se provassimo a scavalcare quella rete e a correre per qualche centinaio di metri (magari inseguiti da qualche militare) ci troveremmo davanti a un reattore nucleare. Sissignori, un reattore nucleare a Pisa: o, per essere più chiari, il CISAM (Centro Interforze Studi e Applicazioni Militari). Niente panico: andiamo per punti.

Tutto nacque con il CAMEN (Centro per le Applicazioni Militari dell’Energia Nucleare), che si occupava soprattutto, per conto della Marina, dello sviluppo e dell’applicazione della propulsione nucleare. Attraverso una collaborazione con l’università, si decise la creazione di un piccolo reattore, dalla potenza di 5 megawatt, nella zona di Coltano: fu così che iniziò la ricerca sulle radiazioni ionizzanti e non (cioè radioattive o elettromagnetiche), che ha coinvolto fino alla chiusura il CISAM, nato nel 1994 dopo lo spegnimento del reattore avvenuto quattordici anni prima, e posto dal 1998 sotto la diretta dipendenza del Capo di Stato Maggiore della Marina.

Al giorno d’oggi l’impianto non è più utile: già qualche anno fa erano state vendute le partite di uranio alla Francia e adesso è stato programmato il suo smantellamento che dovrebbe concludersi nel 2020, con una spesa per la Marina di circa 30 milioni.

Tre soggetti dovrebbero alternarsi in questa operazione: il CISAMLainsa (la ditta spagnola che si è aggiudicata l’appalto per i lavori) ed ENEA: la prima dovrebbe redigere il piano, la seconda eseguirlo, la terza monitorare, come soggetto terzo, l’equilibrato svolgersi dei lavori.

Proprio sulla questione dello smantellamento sorgono i primi problemi: il CISAM non starebbe, a detta di alcuni, preparando il piano, cosa che invece starebbe facendo ENEA, impossibilitandosi a garantire la terzietà.

Il secondo problema riguarda lo smaltimento dell’acqua delle vasche per il raffreddamento del nucleo: i parametri risulterebbero in piena regola, quindi, come da normale procedura, dovrebbero essere smaltiti nel canale dei navicelli dopo l’okey dato dalla Provincia di Pisa e dopo il trattamento specifico. L’acqua procederebbe verso lo scolmatore e, da lì, nel mare, al confine con Livorno.

È stato proprio il Comune di Livorno, preoccupato della possibile contaminazione dell’acqua, ad aver mosso le prime critiche. Malgrado abbia ricevuto gli esiti delle rivelazioni fatte da ENEA, l’amministrazione comunale livornese si è indignata per la mancata collaborazione da parte della Provincia di Pisa riguardo lo smaltimento delle acque, che alla fin fine coinvolge entrambi i territori delle due città toscane. In concomitanza l’assessore all’Ambiente di Livorno, Massimo Gulì, ha chiesto ad ARPAT un documento esemplificativo da distribuire ai cittadini per informarli dei risultati delle analisi eseguite da ENEA: proprio quello che non hanno fatto il Comune e la Provincia di Pisa, che sono ben più coinvolti dell’amministrazione confinante. Come al solito, sono stati invece i cittadini (il quartiere di Porta a Mare) e le associazioni (Acqua Bene Comune e Non bruciamoci Pisa) a muoversi per primi organizzando un’assemblea pubblica alla Limonaia, il 26 ottobre, dove sono emersi i problemi e i dubbi di cui abbiamo parlato prima.

Su questa scia di polemiche SEL ha presentato un interrogazione al ministro dell’ambiente Andrea Orlando mentre il Movimento 5 Stelle ha fatto lo stesso in Senato il 28 novembre.

Su scala locale il circolo PD di Porta a Mare ha proposto un sistema di monitoraggio consultabile on line dai cittadini, mentre il Partito della Rifondazione Comunista già lo scorso 11 gennaio aveva presentato una interpellanza in consiglio provinciale per verificare la correttezza della procedura di autorizzazione: durante la discussione in Provincia sarebbe emersa un’altra problematica. L’avvenuta autorizzazione dell’operazione sarebbe stata qualificata come “sversamento di acque industriali” invece che come “acque contaminate”: la prima fa riferimento al codice dell’ambiente, mentre la seconda comporterebbe l’utilizzo del decreto legislativo 230-95 sui “principi generali di protezione dalle radiazioni ionizzanti”. Inoltre, come emerge dal comunicato di PRC del 27 novembre, le “acque trattate”, nel loro percorso verso il mare, entrerebbero anche a contatto con il territorio del parco di S. Rossore: ciò comporterebbe che la procedura fosse sottoposta alla valutazione di incidenza ambientale prevista per questo tipo di aree.

In conclusione: accantonando la veridicità dei dati, visti i grossi problemi d’inquinamento del litorale pisano e livornese che si sono presentati anche negli ultimi tempi (come la caduta in mare di rifiuti tossici nel santuario dei cetacei a Livorno il 17 dicembre 2011), non aver attuato una seria campagna di informazione per i cittadini che tutte le estati si recano nelle stazioni balneari fa scaturire una riflessione su quanto ci sia ancora poca consapevolezza della complessità e della criticità del problema ambientale.

Ultima modifica il Martedì, 17 Dicembre 2013 00:12
Beccai

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