So benissimo che scrivere del film de Lo Hobbit equivale ad infilarsi in un nido di vespe ma lo abbiamo aspettato così a lungo che correrò il rischio della scomunica.
Il 17 dicembre 2014, in contemporanea con gli Stati Uniti, è uscito il terzo capitolo della saga che racconta le avventure di Bilbo Beggins. Una trilogia molto discussa, quella del prequel de Il Signore degli Anelli. Molte delle critiche avanzate sono fondate e anche io, che non rientro tra quelli che sono rimasti disgustati dalla trasposizione cinematografica, non posso non concordare con chi puntualizza le diverse inesattezze (leggi qui) nella riproduzione di Jackson.
Minuscola premessa: il film è godibile e non rimpiango i soldi del biglietto, ma...
C'è stata una virata brusca e in sala se ne sono accorti tutti.
Se nel primo capitolo Jackson era riuscito a catturare il cuore dei lettori de Lo Hobbit E ANCHE quello del pubblico occasionale, stavolta ha tradito proprio noi lettori che tenevamo di più a questa trasposizione cinematografica, i nerd, i Tolkeniani (quelli di ferro avevano già storto il naso con "Un viaggio inaspettato"). Lo hobbit è un blockbuster, un film per tutti, ed è proprio questa la cosa imperdonabile. Ci ha fatto sentire omologati, conformisti ed è la cosa che odiamo di più al mondo.
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