Domenica, 11 Giugno 2017 00:00

Pillole dal Giappone #189 – Akihito potrà abdicare

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Nonostante il ruolo chiave della Cina (riconosciuto dall'intera comunità internazionale) sulla complessa vicenda coreana il Giappone non rinuncia a stuzzicare il potente vicino intromettendosi, per l'ennesima volta, nelle rivendicazioni territoriali che vedono la Repubblica Popolare contrapposta a Filippine e Vietnam. Intervenendo all'Asia Security Summit, lo scorso 3 giugno, la ministra della Difesa nipponica Tomomi Inada ha sostenuto che “nel Mar Cinese Meridionale ed in quello Orientale continuiamo a testimoniare tentativi non provocati ed unilaterali volti ad alterare lo status quo e che si basano su asserzioni incompatibili con le norme internazionali vigenti”. Inada ha denunciato anche “periodiche incursioni in acque territoriali giapponesi” aggiungendo che occorra lavorare per un mondo nel quale “nessuna nazione abbia la possibilità di crescere e prosperare con paura, coercizione o intimidazione”.
La ministra è stata spalleggiata dal Segretario alla Difesa USA Jim Mattis il quale ha ribadito che la collaborazione USA-Cina volta a far interrompere lo sviluppo del programma missilistico e nucleare nordcoreano non mette in discussione la posizione, anticinese nei fatti, degli USA sulle isole contese nei mari meridionali ed orientali. “Lavoriamo insieme alla Cina perché quello nordcoreano è un problema anche per loro” ha sottolineato Mattis con la consueta spocchia che caratterizza il personaggio ribadendo che gli Stati Uniti “si oppongono alla militarizzazione di isole artificiali ed all'imposizione di eccessive rivendicazioni marittime”.

La Cina ha risposto il giorno seguente con la Portavoce degli Esteri Hua Chunying la quale ha espresso la “forte insoddisfazione” del proprio Paese per le dichiarazioni di Mattis ricordando come la Repubblica Popolare nel Mar Cinese Meridionale “salvaguarda la propria sovranità territoriale ed i propri interessi marittimi”. Hua ha anche precisato che la RPC si conforma alle norme inerenti la libertà di navigazione ma si opporrà a quanti “con il pretesto della libertà di navigazione e di sorvolo minacciano la sovranità e la sicurezza della Cina” respingendo anche le accuse di militarizzazione delle isole sotto il proprio controllo nell'area. Ribadita dall'alta funzionaria di Pechino la tradizionale posizione sulle isole Diaouyu come “parte del territorio cinese da tempi antichi”.

Il Consiglio di Sicurezza ONU ha intanto rafforzato, per quanto poco siano rafforzabili, le sanzioni contro la RPDC imponendo il divieto di viaggio a 14 funzionari nordcoreani e congelando gli asset di due aziende ed una banca.
Fumio Kishida ha annunciato lunedì scorso una ulteriore stretta di controlli da realizzare con la Guardia costiera nipponica sui cargo da e per la Corea del Nord (già sanzionati con una modalità simile a quanto sperimentato per decenni dagli USA verso Cuba e cioè con divieti di attracco anche per navi straniere che siano transitate in tempi recenti per porti nordcoreani) al fine di “far pressione sulla Corea del Nord impedendo il trasferimento di beni e tecnologie connesse allo sviluppo nucleare e missilistico e per tagliare le loro possibilità di acquisizione di valute estere”.

Di contro la Corea del Nord ha condannato il test missilistico statunitense realizzato la scorsa settimana in California giudicandolo come “una provocazione imperialistica” e condanna è arrivata anche per il satellite giapponese lanciato il primo giugno definito come uno dei mezzi per spiare la RPDC.
“La RPDC è pronta a ridurre la terraferma americana ad un mucchio di detriti in un colpo” ha insistito il 7 giugno il quotidiano Rodong Sinmun.
Passando dalle parole ai fatti giovedì scorso il Nord ha effettuato un lancio simultaneo di missili (non intercontinentali ma terra-acqua). Ad annunciarlo lo Stato Maggiore sudcoreano precisando che i razzi avrebbero percorso circa 200 chilometri.
I nuovi lanci sembrano mettere in difficoltà ancora una volta i cugini del Sud che proprio il giorno precedente hanno concluso, in meno di una settimana, l'investigazione volta ad accertare chi autorizzò il dispiegamento di altre quattro batterie del sistema antimissilistico THAAD senza che la Presidenza ne fosse informata. Ad essere ritenuto responsabile del grave accadimento unicamente un alto funzionario mentre puliti sono usciti, almeno per adesso, Han Min-koo e Kim Kwan-jin, rispettivamente ministro della Difesa ed ex Capo dell'Ufficio per la Sicurezza Nazionale. Rimosso dall'incarico il viceministro della Difesa Wee Seung-ho. Sospeso per adesso, l'annuncio è stato dato mercoledì, l'ulteriore dispiegamento di altre due batterie THAAD (ufficialmente per accertare eventuali danni all'ambiente e la cui presenza, questa volta, era stata regolarmente comunicata a Moon): una notizia che non potrà che far piacere alla Cina.
Dal 10 al 13 giugno Moon terrà anche dei colloqui con una delegazione nipponica capeggiata dal Segretario del PLD Toshihiro Nikai: tra i temi che saranno affrontati, oltre alle ovvie emergenze militari e diplomatiche, vi sarà certamente anche quello delle “comfort women”.

Intevenendo in Senato la ministra della Difesa giapponese Tomomi Inada ha affermato che l'ultimo test “non pone una minaccia diretta alla sicurezza del Paese” mentre a sentirsi minacciati dal militarismo nipponico sono proprio i nordcoreani che tramite un portavoce del Comitato Nazionale per la Pace hanno condannato le ultime prese di posizione di Inada all'Asian Security Conference e di Abe al G-7 di Taormina. Il Giappone “nemico giurato del popolo coreano […] vuole tornare una potenza militare utilizzando come pretesto la Corea del Nord” si legge nel comunicato che invita il Sol Levante “a non giocare con la spietata e invincibile forza nucleare della RPDC”.

“Seguiamo da vicino gli sviluppi nella Penisola” ha affermato Maria Zakharova, Portavoce del Ministero degli Esteri della Federazione Russa ribadendo che il proprio Paese condivide le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e le relative sanzioni a carico del Nord ma che “allo stesso tempo siamo preoccupati dalla crescente presenza militare degli USA nell'Asia del Nord-Est. Crediamo, e lo abbiamo detto in molte occasioni, che ciò non contribuisca alla creazione di condizioni utili a far ripartire il dialogo portando unicamente una potenziale crescita del conflitto nella regione”. Nella stessa conferenza stampa Zakharova è intervenuta anche sul tema delle relazioni russo-giapponesi ribadendo, e lo hanno fatto fino alla nausea in questi anni, che “le Curili Meridionali sono parte inalienabile della Federazione Russa e che sua sovranità e giurisdizione esiste al di là di ogni dubbio”.
L'alta funzionaria ha però insistito sul prosieguo delle attività economiche congiunte nell'area (pescicoltura e lavorazione del pescato, infrastrutture ed edilizia, energia geotermica, turismo ecc.). Il 4 giugno la vicepremier russa Olga Golodets ha celebrato a Tokyo, insieme a Shinzo Abe, l'avvio della Russian Season, cioè oltre 200 iniziative espressione della cultura russa (balletto, cinema, mostre) che si terranno in Giappone nel corso del 2017.

In materia costituzionale per i liberal-democratici rimane la spina nel fianco rappresentata dal Shigeru Ishiba - già ministro della Difesa nel governo Fukuda e principale avversario della fazione capeggiata dal premier nel PLD - che si somma alla tradizionale opposizione sul tema di un altro peso massimo della politica nipponica: Yoehi Kono. Per l'ex ministro l'inserimento di un altro comma all'articolo 9 della Legge Fondamentale che prevedesse la frase “nonostante quanto riportato nel paragrafo precedente” (cioè il secondo che recita che le forze armate “non saranno mai più mantenute”) non avrebbe senso (ed è difficile dargli torto pur non essendo giuristi).
Sempre contro la modifica della Costituzione 12 sindacati autonomi hanno portato in Camera alta 140.000 firme che chiedono di fermare ogni tentativo di revisione dell'articolo 9. I sindacalisti, accompagnati da una rappresentanza di parlamentari dell'opposizione, hanno anche messo in luce i rischi che la legislazione bellicista approvata nel 2015 fa correre ai lavoratori civili in particolar modo nel settore del trasporto aereo.

Approvata, invece, il nove giugno con i voti di tutti i gruppi parlamentari eccetto quello del Partito Liberale (i cui parlamentari sono usciti dall'aula) la legge speciale che consentirà all'attuale Imperatore Akihito di abdicare.
“Per una tranquilla successione ci coordineremo strettamente con gli organi competenti e ci prepareremo al meglio” ha dichiarato Shinichiro Yamamoto, direttore dell'Agenzia della Casa Imperiale (un ente paragonabile al Ministero della Real Casa del Regno d'Italia). L'abdicazione dovrebbe avvenire nel dicembre 2018.

In ambito nucleare, mercoledì scorso è stato riattivato il terzo reattore della centrale della Kansai Electric di Takahama. La riattivazione avviene a conclusione di una lunga battaglia legale dopo che la Corte Distrettuale di Otsu aveva imposto lo stop alla ripresa delle attività: decisione che è stata poi ribaltata dall'Alta Corte di Osaka.
Intanto il giorno precedente l'Agenzia Atomica del Giappone ha reso noto in una conferenza stampa di alcuni lavoratori dell'ente che hanno subito una contaminazione da agenti radioattivi: rispettivamente 22.000 becquerel di plutonio-239 e 220 becquerel di americio-241 rilevati nei polmoni di due membri dello staff dell'Agenzia.
Il primo caso riguarda un lavoratore del centro di Ibaraki mentre il secondo sarebbe il risultato di un incidente avvenuto martedì (e che avrebbe coinvolto altri quattro dipendenti) durante un controllo su contenitori contenti ossido di plutonio ed uranio presso il Centro Ricerca e Sviluppo dell'Agenzia di Oarai. Rilevati fino a un massimo di 24 bacquerel di sostanze radioattive anche nei condotti nasali di tre dei cinque lavoratori coinvolti.
“Osserveremo attentamente gli effetti dell'esposizione a sostanze radiottive sulla loro salute dopo che i livelli di radiazioni nel corpo saranno confermati” ha affermato il funzionario dell'ente Keiji Ishikawa rassicurando sulle condizioni fisiche delle persone coinvolte.
“L'Agenzia deve rivedere le proprie procedure” ha messo in guardia il capo dell'Agenzia Regolatrice per il Nucleare Shunichi Tanaka.

Sulla controversa questione della nuova base di Henoko, i cui lavori sono partiti dopo decenni di rinvii, è stata annunciata dal Governatore della Prefettura di Okinawa Takeshi Onaga una nuova causa in tribunale contro il governo centrale. Onaga, e con lui la sua maggioranza in Assemblea, sostiene che il Ministero della Difesa debba comunque chiedere l'autorizzazione all'amministrazione locale per poter effettuare alcuni lavori (in primo luogo la posa di blocchi di cemento in mare).
Una presenza militare, quella nordamericana, indigesta per mille motivi ed anche sul piano della sicurezza spicciola. Secondo dati ottenuti dal Ministero della Giustizia e diffusi dal Comitato Giapponese per la Pace lo scorso anno soltanto il 16,9% dei militari USA che hanno commesso crimini nel Sol Levante sono finiti davanti a un giudice: per l'83,1% è valsa l'immunità garantita dal SOFA (Status of Forces Agreement).
A Ishigaki, sempre nella Prefettura di Okinawa, ben 35.000 cittadini (cioè il 70% degli abitanti della cittadina) hanno firmato una petizione che chiede al Ministero della Difesa di non dispiegare le forze di terra delle FA nel proprio territorio dopo che il 17 maggio il dicastero aveva dato il via libera ad una nuova struttura.

Non accenna intanto a placarsi la polemica circa la facoltà di veterinaria (fortemente sovvenzionata dalle amministrazioni locali) nella Prefettura di Ehime la cui creazione venne sollecitata dal premier. Dopo aver ammesso, la scorsa settimana, di aver percepito dei compensi dal Kake Educational Institution Abe ha cercato, intervenendo in parlamento lo scorso 5 giugno, di giustificare le proprie pressioni circa un rapido espletamento delle procedure per l'apertura della nuova facoltà sostenendo che fu l'Associazione dei Medici Veterinari a richiedere l'istituzione di nuove facoltà.
“Non è vero” ha risposto Naoto Kitamura, ex deputato liberal-democratico ed attualmente consultente dell'associazione. Per il comunista Keiji Kokuta a fronte della versione opposta e confusa fornita dal governo (per il viceportavoce del governo Hagiuda non vi è stata nessuna pressione) Maekawa ed il consigliere di Abe Hiroto Izumi (che sarebbe colui che materialmente avrebbe affrontato la questione per conto del capo del governo) vanno sentiti come testimoni dal parlamento.
Hirokazu Matsuno, ministro dell'Istruzione, ha annunciato venerdì scorso che l'indagine amministrativa sarà riaperta.
Nessuna novità di rilievo sull'altro scandalo (che coinvolge questa volta la moglie del premier Akie) quello del terreno demaniale svenduto a Moritomo Gakuen (associazione che vedeva Akie Abe come presidentessa onoraria) affinché vi realizzasse un asilo.

Contro il “conspiracy bill” è frattanto arrivata anche la presa di posizione di PEN International. Qualora la legge venisse approvata sarebbe a rischio “la libertà di espressione ed il diritto alla riservatezza” si legge nel comunicato diffuso dall'associazione guidata da Jennifer Clement che rappresenta oltre 26.000 scrittori in 100 Paesi del mondo.

A Tokyo invece sulla vicenda del trasferimento del mercato del pesce di Tsukiji è stata approvata dalla Commissione di indagine istituita dall'Assemblea Metropolitana una mozione per la messa in stato di accusa dell'ex vicegovernatore all'epoca della decisione del trasferimento: il conservatore Takeo Hamazu. Hamazu è accusato di aver detto il falso, nella sua veste di testimone, affermando di non essere stato coinvolto nei negoziati di acquisto dell'area dalla Tokyo Gas e di non aver discusso con l'azienda circa una condivisione dei costi di decontaminazione del sito.
Di “piogge” di inquinanti che si sarebbero verificate per venti anni di seguito ha parlato Tadayuki Ino, ex sindacalista alla Tokyo Gas, sentito da Japan Press.
Il tema del ricollocazione del mercato, uno dei più grandi al mondo, sarà uno dei principali che la nuova maggioranza consiliare edochiana che uscirà dalle prossime elezioni dovrà affrontare. L'attuale Governatrice, l'indipendente di destra Yuriko Koike, continua a non dare una risposta chiara mentre l'area attualmente occupata dal mercato sarà essere parzialmente interessata dai lavori per Tokyo 2020.

Sul fronte economico il cinque giugno è stato completato l'assemblaggio del primo F-35 presso la fabbrica di Komaki (Prefettura di Aichi) della Mitsubishi Heavy Industries. Nonostante il Ministero della Difesa di Tokyo, durante le trattative di acquisto, avesse richiesto che alcune parti degli aeromobili fossero prodotte nel Sol Levante le aziende nipponiche non hanno partecipato allo sviluppo del mezzo. Diversa sorte era toccata per gli F-2 (non più in produzione dal 2011), sviluppati congiuntamente con gli USA, che permisero di far acquisire competenze (nel settore delle fibre di carbonio) poi trasferite nell'industria per l'aviazione civile.
Settore dell'aviazione civile in crisi dopo le scelte compiute da Boeing ed Airbus di dirigersi maggiormente verso il corto raggio. Le aziende nipponiche del ramo (come Kawasaki Heavy Industries, Mitsubishi Heavy Industries e IHI) forniscono, infatti, circa il 20% delle parti strutturali del Boeing 777, un mezzo che ha avuto nel 2016 un calo del 16% nelle vendite (con ricadute del 7% sui ricavi netti della società).
Questi mutamenti nel mercato degli aeromobili comportano la riduzione dei margini operativi per le aziende nipponiche sulla componentistica da loro sviluppata con Kawasaki Heavy Industries che prevede utili in calo del 48% nel settore spazio e difesa (IHI prevede cali nell'ordine del 30%) mentre un -8% per cento ha già riguardato Mitsubishi.

Un altro colosso, Toshiba, alle prese da mesi con la procedura di bancarotta per la propria controllata negli USA Westinghouse, ha annunciato il pagamento di 3 miliardi e 680 milioni di dollari (entro il gennaio 2021) alla Georgia Power, azienda per la quale Westinghouse doveva espandere la centrale nucleeare di Vogtle.
Affari decisamente migliori per SoftBank che sta concludendo l'acquisto da Alphabet Inc. (Google) di Boston Dynamics, azienda specializzata nella robotica.

Frattanto la Banca Mondiale ha rivisto al rialzo (+0,6% rispetto a quanto stimato in gennaio) le previsioni di crescita del PIL nipponico per quest'anno ed il prossimo. La nuova stima accredita all'economia del Sol Levante una crescita dell'1,5% per il 2017 e dell'1% per il 2018.
“Le esportazioni si sono irrobustite specialmente per quanto riguarda i prodotti legati all'information technology ed ai beni strumentali” si legge nel rapporto reso noto domenica scorsa. “Nonostante un certo rafforzamento i consumi continuano a trovarsi su una tendenza esile mentri gli aumenti salariali sono deboli pur in presenza di un mercato del lavoro limitato” precisa l'organismo affermando pertanto che “le aspettative di inflazione rimangono basse nonostante l'introduzione a partire dal 2013 di politiche di quantitative easing”.
Politica monetaria che il Giappone non ha comunque intenzione di mutare: il Segretario Generale del Gabinetto, Yoshihide Suga, ha infatti lasciato intendere, durante la conferenza stampa dell'otto giugno, che potrebbe essere conferito un nuovo mandato ad Haruhiko Kuroda. L'incarico del Governatore della BOJ terminerà nell'aprile 2018.

(con informazioni di Japan Press Weekly 31 mag. - 6 giu. 2017; worldbank.org; fmprc.gov.cn; mid.ru; russianseasons.org; asahi.com; the-japan-news.com; mainichi.jp; asia.nikkei.com; kcna.kp; koreatimes.co.kr)

Ultima modifica il Sabato, 10 Giugno 2017 16:29
Roberto Capizzi

Nato in Sicilia, emiliano d'adozione, ligure per caso. Ha collaborato con gctoscana.eu occupandosi di Esteri.

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