Sabato, 28 Novembre 2015 00:00

È Possibile (fare la) Sinistra Italiana?

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Questo mese di novembre che va a concludersi si è presentato come ricco di novità a sinistra. Il 7, infatti, al teatro Quirino di Roma è ufficialmente nato il gruppo parlamentare - a trazione SEL - “Sinistra Italiana”, gruppo che è il primo motore per la nascita (probabilmente in gennaio) di un nuovo partito della sinistra: anche questo a trazione SEL, ma con ogni probabilità più largo nei contenuti e negli obiettivi di rappresentanza.

Il 21, invece, a Napoli si è costituito in partito il raggruppamento di Pippo Civati, Possibile. Ascoltando il discorso conclusivo del parlamentare monzese all'assemblea nazionale che ha dato vita, anche ufficialmente, alla nuova avventura di Possibile, non si può fare a meno di notare una diversità degli accenni e dei riferminenti tra questo soggetto e l'impostazione - più di socialdemcorazia radicale, più Linke - che pare invece avere Sinistra Italiana.

La narrazione civatiana appare, infatti, legata ad una matrice di fondo ulivista (in sedicesimi o in trentaduesimi, nella sue espressione attuale), e a tratti liberalsocialista. Le prime schermaglie tra questi due gruppi, nati sotto lo stesso segno, si sono avute già prima del loro debutto ufficiale sul tema delle alleanze per il prossimo turno di elezioni amministrative (tra le città che andranno al voto vi saranno il primo, il secondo ed il terzo comune del nostro Paese).
Se da un lato, infatti, Sinistra Italiana sembra riproporre lo schema classico (che è appartenuto per lungo tempo a quella che fu la principale forza a sinistra del PDS/DS, cioè il PRC) di alleanze, che prevede una verifica programmatica e che tiene conto del proprio peso specifico in quel dato territorio (dunque più si è grandi meno in quel dato comune, meno si è disponibili ad ingoiare bocconi amari); dall'altro Possibile ha in mente di lanciare una sfida egemonica diretta nel campo del centro-sinistra, ponendosi come alternativa - da solo e nell'immediato - al Partito Democratico.

Una sfida che appare, però, più dettata da paure di essere indentificati come ruote di scorta (“non faremo come NCD” ha detto Civati a Napoli) e da una certa sindrome da ex fumatori (quasi una saturazione da gas nocivi che avviene ogni ogniqualvolta ci si avvicini ad avere un rapporto con quello che fu il proprio partito). Riusciranno questi due percorsi, così diversi nelle forme e nelle sfumature, ad incontrarsi? Se sì, riusciranno a farlo nei tempi, non biblici, richiesti dalla politica?
Per larga fetta dell'elettorato di sinistra - effettivo e potenziale - sarebbe auspicabile. I risultati delle amministrative potrebbero dirci chi cederà verso l'altro, sia in termini di leadership che, soprattutto, di cultura politica.

Ultima modifica il Domenica, 29 Novembre 2015 01:25
Roberto Capizzi

Nato in Sicilia, emiliano d'adozione, ligure per caso. Ha collaborato con gctoscana.eu occupandosi di Esteri.

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