Giovedì, 16 Marzo 2017 00:00

Legittima difesa o licenza di uccidere?

Legittima difesa o licenza di uccidere?

Quale può essere una legittima reazione di chi si trova a fronteggiare una rapina? Qual è il limite da non superare se non si vuol passare dalla parte del torto? In Italia fa molto discutere la legge sulla legittima difesa, da più parti si sente dire che la vittima ha meno diritti del colpevole. In base all'attuale articolo 52 del codice penale, perché ci sia legittima difesa ci deve necessariamente essere un diritto da tutelare. Ma è indispensabile che ricorrano delle condizioni precise: la necessità della difesa, l'attualità del pericolo, l'ingiustizia dell'offesa e soprattutto, punto sul quale si scatena il dibattito, il rapporto di proporzione tra difesa e offesa.  Infatti il pericolo di un furto è decisamente meno grave in proporzione di una risposta che può essere letale come uno sparo, soprattutto se l'aggressore è disarmato o comunque ha in suo possesso un'arma 'inoffensiva' (tanti sono i casi raccontati in cronaca nei quali l'aggressore era 'armato' di pistola giocattolo).

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Ci sono riusciti. Dopo le botte e le minacce in stile mafioso a rappresentanti sindacali e dopo diversi blocchi forzati da camion, finalmente il padronato della logistica è riuscito ad ammazzare un operaio. E non un operaio dei più innocui, ma un operaio che aveva acquistato coscienza delle proprie condizioni, professore e iscritto all'USB uno di quei sindacati di base che stanno combattendo più duramente le condizioni di sfruttamento nel settore. Le mobilitazioni e gli scioperi spontanei in tutto il Paese sono partiti immediatamente. La solidarietà non è mancata da parte degli altri sindacati di base che si sono immediatamente uniti nel cordoglio e c'è da scommetterci che faranno altrettanto nella lotta. Ciò che vorrei fare in queste poche righe, oltre a rendere omaggio ad Abdelsalam Eldanf, è ragionare sulle ragioni di un tale omicidio.

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Giovedì, 11 Settembre 2014 00:00

Davide Bifoclo: una morte amara

La morte del diciasettenne Davide Bifolco per mano di un carabiniere lascia un senso di impotenza mista a rabbia. Da quando è accaduto il fattaccio, ognuno si sente legittimato a dire la propria, su chi ha ragione e su chi ha torto.

È certo che Davide, non riposerà in pace, sarà sempre agitato e tirato in ballo per dimostrare che lo Stato non c’è, o peggio che lo Stato uccide e la camorra protegge. Queste le assurde parole dette con rabbia dalla folla di manifestanti che ieri ha voluto ricordare Davide, nel Rione Traiano nel napoletano, terra di spaccio e di illegalità.

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