Mercoledì, 28 Giugno 2017 00:00

Il rock esiste e vive a Firenze

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Il rock esiste e vive a Firenze

23 Giugno, speciale Firenze Rocks Festival

L'attesa è finita. Il caldo invece è appena iniziato e batte forte. Siamo oltre i 40 gradi, senza dimenticare l'umido. Molta gente è in costume ed è sdraiata sugli asciugamani a prendere il sole. Polvere e forti odori di sudore facevano il resto. L'appello di non prendere l'auto è stato preso alla lettera. La tramvia è stata presa d'assalto e tutto è filato liscio ai vari ingressi della Visarno Arena, nel cuore del Parco delle Cascine. Le massicce misure di sicurezza hanno funzionato a dovere.

Alle 15.20 i Soviet Soviet hanno aperto la lunga giornata di rock, seguiti da Jack Lukeman. Intorno alle 17 Dj Ringo di Virgin Radio ha cercato di (ri)animare gli spettatori che in realtà si stavano refrigerando sotto potenti idranti. Poco prima delle 18 ecco un gruppo inglese di tutto rispetto: i Deaf Havana. L'attesa stava per finire. I piatti forti della prima giornata del Firenze Rocks Festival stavano per arrivare.

Alle 19 il sole era ancora piuttosto pressante. Puntualissimi emergevano i Placebo. Band britannica dal nome curioso (il nome di una terapia che "dovrebbe farti stare meglio") che dagli anni '90 miscela in maniera interessante rock, brit pop ed elettronica. L'apertura spetta a "Pure Morning", seguita a ruota da "Loud Like love". Successivamente il cantante Brian Molko ha ringraziato il pubblico italiano con parlata alla Stanlio. In quel momento già 30000 persone erano presenti alla Visarno Arena. I Placebo suonano a volume altissimo, sono particolarmente determinati e compatti. La scaletta, dopo i primi due pezzi, prevede Jesus’ Sun, Soulmates Never Die, Special Needs e la hit radiofonica Too Many Friends, cantata a squarciagola dal pubblico. Seguono Twenty Years, For What It’s Worth, Slave To The Wage e Special K.
Manca poco alla fine del loro concerto ed ecco che arriva un uno-due di tutto rispetto: Song to say goodbye (probabilmente il pezzo più noto e più godibile della band) e The bitter end. Il coinvolgimento del pubblico è alto, anche se personalmente credo che lo stile dei Placebo sia abbastanza ripetitivo a lungo termine (e ieri non ero certo l'unico a pensarlo). La voce nasale di Brian Molko (non di Eros Ramazzotti) è molto particolare e dal vivo lo si avverte ancora di più rispetto al disco inciso. Manca solo gli ultimi tre pezzi: Nancy Boy, Infra-Red e la cover di Kate Bush, "Runnin up that hill", ormai marchio di fabbrica della band inglese.

Quando la band si congeda con lunghi applausi, sono poco più delle 20. C'è una pausa per il banchetto. Si assiste a strani fenomeni: code paurose per sindrome da svuotamento di vesciche, ma anche per consumarsi alcuni prelibati piatti allo stand vegano. Una cosa però fa subito furore: le bottigliette d'acqua che non fanno nemmeno in tempo ad arrivare allo stomaco che sono già evaporate. Un po' di vento inizia a solleticare i capelli, il sole diventa sempre più arancione. Gli occhiali scuri iniziano ad esseri riposti in zaini e borse, uomini a torso nudo che si rimettono la maglia della salute, donne che iniziano a sbraitare con netto anticipo per motivi a me ancora oscuri. Gli Aerosmith si avvicinano.

L'ultimo concerto italiano della band di Boston fu a Milano nel 2014. Questa volta però è un evento storico difficilmente ripetibile, visto che questo sarà il loro ultimo tour. E Firenze sarà l'unica e ultima data italiana. Un'occasione irripetibile anche per congedare la band dopo 47 anni di onorata carriera. Basta il nome del tour per capire: Aerovederci Baby! D'altronde i componenti del gruppo hanno età comprese tra i 65 anni del chitarrista Brad Whitford fino ai 69 del carismatico vocalist Steven Tyler. Tra una chiacchiera e l'altra arrivano le 21. La puntualità questa volta non c'è. Gli Aerosmith si fanno desiderare. Fino a che alle 21.15 circa inizia il trambusto. Poco dopo ecco che sui monitor iniziano a girare immagini, copertine dei dischi della band e quant'altro sulle note di "O Fortuna". Stavolta ci siamo davvero. Peccato che tre quarti del pubblico non abbia modo di vederlo a causa del guasto dei tre maxischermi. La "torretta" dei fonici posta al centro dell'Arena a non molti metri dal palco non ha permesso a molti di poter vedere parti del concerto. Il "cortocircuito" dei maxischermi ha fatto perdere qualcosa a molti (anche a me). Ci sono stati enormi cori di protesta. 50.000 persone con adrenalina a mille sono dentro la Visarno Arena per Steven Tyler e soci.

Il sole è tramontato, l'atmosfera è quella giusta. E cosa c'è di meglio di un po' di musica rock per partire con slancio? Gli Aerosmith sanno che il primo pezzo è importante e non sbagliano il colpo. Appare Joe Perry. Pubblico in visibilio. Poi arriva un uomo in versione trans brasiliano con tenuta zebrata, occhiali Rayban e un bacio di rossetto stampato su una guancia. Ovviamente è quel demonio di Steven Tyler. Poche parole, spazio alla musica. Parte "Let the music do the talking". E non poteva essere altrimenti. Il rock scorre copioso e abbondante prima con Young Lust e la celeberrima Rag Doll (uno dei pezzi più elettrizzanti del concerto) che ci fa provare feeling like a bad boy. Tyler prende in giro il pubblico italiano ricordando di aver preso molto dalla nostra follia. Il suo vero nome infatti è Steven Tallarico e suo nonno era originario di Crotone, dove recentemente gli hanno dato la cittadinanza onoraria.

A questo punto mi sarei aspettato che suonassero "Crazy". Purtroppo questa è una grossa mancanza della scaletta insieme a "Jaded", "Pink", "What it takes" e la mia canzone preferita della band di Boston: "Amazing". Ma torniamo alla musica. Dopo Rag Doll, vengono proposti altri tre classici: Livin' on the edge, Love in an elevator e Janie's got a gun. Il pubblico è già pazzo e stracaldissimo. La scaletta è incentrata soprattutto nel periodo ’87/’93, gli anni della rinascita della band dopo alcuni album non ben accolti dalla critica e diversi problemi di droga (soprattutto di Joe Perry e Steven Tyler noti per essere chiamati Toxic Twins). Siamo quasi a metà concerto e Steven Tyler inizia a manifestare i primi cedimenti vocali. Alla fine scopriremo il perché. Partono due cover dei Fleetwood Mac: Stop Messin' around e Oh Well. Le emozioni e le sorprese non finiscono qui.

Infatti arriva "Sweet Emotion" con un lungo assolo di Joe Perry a riscaldare le anime di noi comuni mortali. Tyler si fa chilometri e chilometri usando l'asta del microfono come se fosse una bambola gonfiabile. E poi ogni tanto si fa una pippatina senza grossi problemi. La cosa è evidente poco dopo la celeberrima hit "I don't want to miss a thing", tratta dalla colonna sonora di "Armageddon". Al celebre urlo a metà del pezzo, Tyler è abbastanza provato, la voce va e viene. Dopo 2-3 pezzi più rilassati torna a ruggire come un vecchio leone indomito. Il pubblico canta a squarciagola e parte all'assalto con i telefonini per riprendere la performance. Il rimpianto coreografico è non vedere Bruce Willis sul palco che dice "Prende" mentre l'asteroide di Armageddon lo sovrasta. Per il bene dell'umanità. Il concerto da qui in poi corre spedito passando per "Come together" dei Beatles (con Perry e Tyler che cantano al solito microfono nello stile di McCartney e Lennon) e Chip away the stone. Mancano solo due pezzi e naturalmente si piange. Arriva la meravigliosa "Crying", che lentamente ti fa riassaporare voglia di libertà come nel celebre videoclip, e la divertente Dude (Looks like a lady) con la chitarra potente di Joe Perry a far da padrona. Gli Aerosmith escono di scena sommersi da applausi. In realtà è il solito pretesto per chiedere il bis e per fare alcune modifiche al palco. Poco dopo infatti si vede un pianoforte bianco al centro della scena. I sogni iniziano a palesarsi nella testa della gente. Steven Tyler torna sul palco, si siede e inizia ad accennare la cover dei Beatles "If I fell". Ma il botto sta per arrivare. Quando partono le prime note, la gente esplode e diventa incontrollabile.
Inizia "Dream On" (vedi qui)

La pausa ha fatto bene perché la voce di Tyler è parecchio squillante. Dopo tutto Steven è una delle ultime icone rockstar: ovvero il giovane bello, maledetto, invincibile e un po' bad boy. Questo pezzo dal vivo è una meraviglia visto che durante l'esibizione sia Tyler sia Perry cantano e suonano in piedi alternandosi sopra il pianoforte. Si sa teatralità ed inganno sono strumenti potenti anche nel rock. Forse seguivano un celebre pensiero cinefilo: dall'alto le cose si vedono meglio. Chissà.

Manca solo il gran finale. Il pubblico balla sulle note di "Walk this way",brano del 1986 che ha segnato una delle prime contaminazioni riuscite tra rock e hip pop (RUN DMC). Il concerto finisce qui. Steven Tyler presenta gli altri componenti della band: Brad Whitford alla chitarra ritmica, Joe Perry alla chitarra solista, Tyler Hamilton al basso e poi il batterista Kramer che il 21 giugno scorso ha compiuto 65 primavere. Il povero Joey si è talmente commosso che è diventato rosso come un peperone. Dopo 47 anni di onorata carriera, gli Aerosmith probabilmente si ritireranno. Pertanto io, come buona parte del pubblico, voglio essere grato a questi fantastici vecchietti terribili che hanno cambiato (in meglio) la mia vita con la loro musica. Perché la vera essenza del rock n roll è proprio questa. Dream On Dream On Dream On, Dream until your dream comes true.

SCALETTA PLACEBO 

Pure Morning
Loud Like Love
Jesus’ Sun
Soulmates Never Die
Special Needs
Too Many Friends
Twenty Years
For What It’s Worth
Slave To The Wage
Special K
Song To Say Goodbye
The Bitter End
Nancy Boy
Infra-Red
Runnin Up That Hill (Kate Bush cover)

SCALETTA AEROSMITH
Let the Music Do the Talking
Young Lust
Rag Doll
Livin' on the Edge
Love in an Elevator
Janie's Got a Gun
Nine Lives
Stop Messin' Around
Oh Well
Sweet Emotion
I Don't Want to Miss a Thing
Come Together
Chip Away the Stone
Cryin'
Dude (Looks Like a Lady)
Dream On
Walk This Way

PERFORMANCE AEROSMITH ****
PERFORMANCE PLACEBO ***1/2
ORGANIZZAZIONE CONCERTO **1/2

Immagine da http://mag.sky.it/musica/2017/06/23/firenze-rock-festival-aerosmith-festival-musica-estate.html

Ultima modifica il Martedì, 27 Giugno 2017 16:44
Tommaso Alvisi

Nato a Firenze nel maggio 1986, ma residente da sempre nel cuore delle colline del Chianti, a San Casciano. Proprietario di una cartoleria-edicola del mio paese dove vendo di tutto: da cd e dvd, giornali, articoli da regalo e quant'altro.

Da sempre attivo nel sociale e nel volontariato, sono un infaticabile stantuffo con tante passioni: dallo sport (basket, calcio e motori su tutti) alla politica, passando inderogabilmente per il rock e per il cinema. Non a caso, da 9 anni curo il Gruppo Cineforum Arci San Casciano, in un amalgamato gruppo di cinefili doc.

Da qualche anno curo la sezione cinematografica per Il Becco.

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