“Roma non è stata costruita in un giorno”, così recita un vecchio proverbio popolare, in effetti l’inciso forse banale andrebbe stampato nella mente di chi dopo tanti anni ha provato e proverà a fare sciacallaggio archeologico sulle vestigia dell’Urbe.
Pochi mesi fa il presidente del consiglio, Matteo Renzi, affermò pubblicamente che il grande progetto della MetroC a Roma risultava essere bloccato e rallentato in tutto e per tutto dal “paradosso” archeologia. Un mantra, una formuletta magica tirata in ballo per rinvigorire il mercato del mattone e del cemento nazionale che in Italia ha prosperato fino a qualche anno fa (ante crisi) e che oggi pur tra mille difficoltà prova ad emergere tramite altre speculazioni.
"Il più grande bacino idrico mai ritrovato" all'interno "di un'azienda agricola della Roma imperiale, la più vicina al centro di Roma che sia mai stata ritrovata". Questo l’annuncio di Rossella Rea, responsabile scientifico degli scavi archeologici nel cantiere romano.
In prima analisi forse superfluo è precisare la stratificazione storico-archeologica è il perché stessa seguendo il paradigma renziano non può essere un “paradosso”.
Roma esiste storicamente, tralasciando tutta la parte protostorica e seguendo la cronologia convenzionale dal 753 a.C. Duemilaseicentosessantasette anni di storia “capitale” non solo per l’Italia ma per l’intera umanità. Roma, come Atene del resto, è una città a continuità di vita, la stratificazione non si è mai fermata, anzi il cemento ha continuato la sua avanzata sottraendo molto spesso in maniera illecita terre e territorio per le inutili mire speculative (il caso sventato del Lago di Tor Pignattara, presso l’Ex-Snia ne è l’esempio più lampante).
Il cantiere della Metro C iniziato nel 2007 prevede un esborso così suddiviso:
- costo complessivo previsto per la realizzazione del Tracciato 3 miliardi e 47 milioni di euro,
- il 70% a carico dello Stato, il 18% del Comune di Roma e il 12% della Regione Lazio.
(fonti tratte da http://www.metrocspa.it/caratteristiche-del-progetto.asp)
Cifre importanti per un opera che probabilmente cambierà la capitale, un bene o un “danno”?
Conosciamo tutti la difficoltà nella gestione trasporti a Roma, città che per ovvie ragioni demografiche presenta problemi oggettivi. Il rischio o meglio potenziale archeologico va però di pari passo col bisogno di una normalizzazione dei trasporti e della circolazione cittadina, davvero i due elementi; il bisogno reale di nuove tratte e la necessità (come da codice dei BB. CC.) di tutelare e valorizzare i beni storico archeologici non possono viaggiare sullo stesso piano?
Troppo spesso ci si addentra nel vicolo cieco delle scelte, favorire il “progresso” o dare adito a “quattro pietre”.
Personalmente, senza frane un archetipo, ricordo con molta nitidezza gli insegnamenti di un mio vecchio professore di Archeologia Romana a Modena. Egli durante le appassionate discussioni infra lezione ribadiva sempre che l’archeologia non deve essere in contrasto con la modernità e viceversa. La creazione di una via alternativa, far sposare idealmente il passato col presente era possibile (spesso faceva riferimento all’annoso caso della Metropolitana bolognese e delle rovine sotterranee di Bononia), proponendo una sorta di modello sincretistico tra le due esigenze collettive. Modello che in alcuni casi ha funzionato, virtuosismo da ritrovarsi nel nuovo progetto della stazione di Napoli (pronta nel 2015). I lavori in questo caso hanno portato alla luce un Ginnasio della Neapolis classica. L’evidenza è stata musealizzata, rendendo il progetto più interessante non venendo in contrasto con le esigenze “moderne”. Roma fa storia a se, l’idea di voler creare un nuovo percorso metropolitano considerando l’evidenza archeologica come uno stupido impedimento, denota chiaramente la direzione del governo sulla materia. Qui non si tratta di schierarsi con chi vuole il progresso su rotaia, o chi vuole difendere pietre “impolverate”, bisogna capire quale delle due soluzioni è più importante per i cittadini considerando che Roma è un museo a cielo aperto e come museo sul suo patrimonio potrebbe vivere. L’articolo 9 della Costituzione parla chiaro, la Repubblica deve tutelare i beni storici, essi non sono antagonisti di un nuovo modo di concepire lo spazio cittadino sono loro massima parte e i progetti, tutti, devono partire proprio da loro. Bisogna avere memoria del passato, per costruire un futuro migliore.
Immagine tratta da: www.repubblica.it