Lunedì, 27 Ottobre 2014 00:00

Boyhood

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Alzi la mano chi di Voi conosce Richard Linklater. Penso pochi. Ma Vi dico che è un autore di grande cinema indie americano. Ha fatto un po' di tutto: dall'animazione con “Waking Life” alla commedia musicale di “School of Rock” (con Jack Black),dalla fantascienza di “A Scanner darkly” al documentario “Fast food nation”. Senza dimenticare il favoloso progetto della “Before Trilogy” sentimentale composta da “Prima dell'alba”, ”Prima del Tramonto” e “Before midnight”.

Proprio in questi tre film ha sperimentato il tempo spalmando le riprese tra il primo capitolo e l'ultimo in ben 18 anni (dal 1995 al 2013). Il tutto ha uno scopo ben preciso: mostrare come cambia l'amore tra due persone in relazione al variare del tempo. 

Lo stesso concetto è stato tradotto nel suo nuovo film “BOYHOOD” che ha concentrato le riprese tra il 2002 e il 2014, in 39 giorni all'anno. Il regista americano mostra i cambiamenti fisici, psicologici e la maturazione dei personaggi in relazione a questi 12 anni. 

Se Vi ricordate anche ne “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino c'era una scena dove il Jep di Servillo va a vedere la mostra di un uomo che ha fatto una foto di sé ogni giorno. Vedendo le immagini in serie, anche il mondano Gambardella si emoziona. I cambiamenti sono vistosi e il risultato nell'insieme mostrano l'essere umano. È come se le immagini parlassero.

Anche in “Boyhood” Vi anticipo che i risultati dell'esperimento sono impressionanti.

È risaputo che l'ossessione di Richard Linklater è il tema cardine del cinema: il tempo.

Il russo Tarkovskij era chiamato lo “scultore”, il maestro inglese Hitchcock sosteneva che “un film è la vita senza le sue parti noiose”. Poi c'è il francese Francois Truffaut che ha dedicato tanta della sua filmografia al tempo e all'adolescenza. Senza dimenticare il nostro Sergio Leone che dedicò gran parte della sua vita alla “trilogia del tempo”: dal 1968 con “C'era una volta il west”,passando per “Giù la testa” (1971) e concludendo con l'epico “C'era una volta in America” nel 1984 (capolavoro assoluto del regista romano). 16 anni di lavoro durissimo. Il tutto fu dilatato, generando di conseguenza una notevolissima durata delle opere che andava dai 175 minuti del primo ai 220 del terzo capitolo (anche se esisterebbe una versione integrale con addirittura 25 minuti in più a cui abbiamo dedicato un approfondimento specifico).

Molta critica ha detto che Linklater con “Boyhood” ha rivoluzionato la storia del cinema. Qui avviene però qualcosa di inedito. In parte è vero e in parte no: sicuramente sì perchè ha suddiviso il lavoro di dodici anni in altrettante mini-sceneggiature girando in pratica una dozzina di puntate per poi ricucire il tutto in post-produzione dando di fatto l'impressione allo spettatore che sia una storia girata tutta insieme. E soprattutto direi che non sembra neanche un film,ma una sorta di “grande fratello” della vita di questa famiglia texana.

Ma non si può dire che è stato il primo della storia a “strapazzare” il tempo: un esempio che conferma la mia tesi è proprio “C'era una volta in America” di Leone. Qui ci sono continui flashback e flashforward che eliminano quasi completamente il tempo presente o almeno ciò che sembra presente. Il regista gioca nell'incastrare le epoche e le situazioni, un gioco che cerca il più possibile di trasportare lo spettatore dentro al film.
Il risultato è uno dei più grandi film realizzati e il testamento della carriera del regista Sergio Leone (infatti fu il suo ultimo film). E' il tempo a modellare il cinema. Cosa che accade anche al film di Linklater.

Ma veniamo al film.

2002, Texas - Stati Uniti d'America.

Il film si apre tra le note di “Yellow” dei Coldplay (scelta azzeccata direi), mentre il giovane protagonista della storia osserva il cielo sdraiato su un prato a scrutare il cielo azzurro (come nella locandina).

Il piccolo Mason (Ellar Coltrane, già attore per Linklater in “Fast Food Nation”) ha 6 anni, vive con sua madre Olivia (Patricia Arquette) e la sorella Samantha (Lorelei Linklater, la figlia del regista) di poco più grande ma senza il padre Mason sr. (Ethan Hawke), da anni separato ma rimasto sempre vicino ai suoi ragazzi. Nonostante la madre abbia la tendenza a trovare mediocri uomini e costringa i figli a traslocare spesso, cambiare scuola e amicizie, i due giovani figli mantengono un rapporto forte con i due genitori.

Ma ecco che piano piano la quotidianità e il tempo diventano gli assoluti protagonisti della storia: le metamorfosi fisiche di Ellar e Lorelei, le rughe crescenti sul volto di Hawke e della Arquette, la maturazione di Mason jr.

I 12 anni della vita a casa con i genitori,la vita di un bambino che diventa ragazzo e di quelli che gli stanno intorno, il rapporto tra fratello e sorella sono narrate con estrema coerenza e genuinità (ve lo dice uno che ha una sorella maggiore).

Lo vediamo crescere con una madre grintosa,un padre aspirante musicista che lo ha avuto giovane, ha fatto i suoi errori, ma ci prova a non rassegnarsi. Si sa quella è la cosa peggiore. Uno spaccato di vita pura al 100% con le famiglie che lottano, coppie che non funzionano e che cercano di rifarsi, l’America che ha sognato con Obama (Ethan Hawke che insegna al figlio di togliere i cartelli di McCain strappa diverse risate) e quella che stampa in rosso le parole di Gesù sulla Bibbia (straordinaria frecciata di Linklater al Texas conservatore).

Il film scorre di quantità e qualità come un buon vino associato a un ottimo cibo,la durata di quasi tre ore raramente si fa sentire. Ed ecco che più avanti nel racconto c'è un'altra formazione oltre a quella della vita: una straordinaria educazione musicale. 

La musica è un accompagnamento per molti, ma non per Mason senior (tantomeno per chi Vi scrive). Ogni fase della vita è accompagnata a dei pezzi meravigliosi: detto dei Coldplay, ecco Cat Power, Bob Dylan, i Beatles (memorabile il regalo del padre al figlio sul tema della band di Liverpool), gli Arcade Fire e la meravigliosa “Hero” dei Family of the year (che fa commuovere nella parte finale del film).

La società intorno va avanti, tanti fatti accadono, ma in un’età come quella della crescita sono flash, immagini sullo sfondo, entrano relativamente nelle vite di questi ragazzi, impegnati in ben altro. 

La musica si associa a delle immagini della propria vita. Cosa accade quando si unisce musica e parole a immagini? La risposta è CINEMA,ovvio.

Il film è da far vedere a tutti: genitori ,figli (arrabbiati e non), adolescenti, adulti.

In particolar modo consiglio VIVAMENTE la pellicola a chi ha amato la “Before Trilogy”: non è un caso che i genitori siano interpretati da Patricia Arquette e Ethan Hawke,ovvero i due volti (Celine e Jesse) che accompagnavano gli spettatori nel progressivo innamoramento (con relativi problemi) di due perfetti sconosciuti nella trilogia di Linklater.

Straordinari anche i due giovani: Ellar Coltrane ha una metamorfosi incredibile ed è sempre più bravo,mentre del personaggio di Samantha si capisce che l'attrice ha qualcosa in comune con il regista (non a caso è la figlia). Sono descritti in maniera sublime.

Insomma un piccolo miracolo cinematografico dove le parole chiave sono semplicità e vita. E' facile rivedere in questo film episodi della nostra vita,gli screzi,i sogni,i desideri,le delusioni. Ognuno di Voi,ne sono sicuro,troverà qualche aspetto veramente interessante. Alla fine quando uscirete dalla sala (preparate qualche fazzoletto,è facile commuoversi) i 12 anni di riprese non li sentirete affatto.

Cosa che purtroppo nella realtà accade. 

Un ultimo consiglio semplice: immedesimatevi nei protagonisti. E ricordatevi che la vita è bella,ma che non “non ha le spondine”.

TOP: Tutto

FLOP : il doppiaggio non ha tenuto conto della natura del progetto: gli attori cambiano voce in 12 anni, il doppiatore ha fatto tutto in poco tempo 

VALUTAZIONE: **** ½

BOYHOOD (U.s.a. 2014)

Regia: Richard Linklater

Cast:Ethan Hawke, Patricia Arquette,Ellar Coltrane,Lorelei Linklater

Durata: 2h e 43 minuti

Distribuzione e produzione: Universal

Ultima modifica il Domenica, 26 Ottobre 2014 21:44
Tommaso Alvisi

Nato a Firenze nel maggio 1986, ma residente da sempre nel cuore delle colline del Chianti, a San Casciano. Proprietario di una cartoleria-edicola del mio paese dove vendo di tutto: da cd e dvd, giornali, articoli da regalo e quant'altro.

Da sempre attivo nel sociale e nel volontariato, sono un infaticabile stantuffo con tante passioni: dallo sport (basket, calcio e motori su tutti) alla politica, passando inderogabilmente per il rock e per il cinema. Non a caso, da 9 anni curo il Gruppo Cineforum Arci San Casciano, in un amalgamato gruppo di cinefili doc.

Da qualche anno curo la sezione cinematografica per Il Becco.

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