Sabato, 16 Giugno 2018 00:00

L'Italia ha bisogno di gente come Alice Rohrwacher

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L'Italia ha bisogno di gente come Alice Rohrwacher 

Nella cultura popolare medievale Lazzaro era considerato il malato, il lebbroso, l'emarginato, il disgraziato, il disagiato, ma anche il ladruncolo, il rivoluzionario o il mascalzone. Nei Vangeli c'è l'episodio in cui Cristo lo fa resuscitare dalla morte esortandolo a uscire dal sepolcro camminando.

La regista fiesolana Alice Rohrwacher (36 anni) ha ripreso questi concetti con tanto cuore, caparbietà, indubbio gusto, grande cultura, cinefilia straboccante e tantissimo coraggio. "Al cinema spetta il compito di raccontare ciò che le parole non riescono a dire" - ha dichiarato più volte in varie interviste alla stampa. E lei ha saputo dimostrarlo partendo dal passato, dalla settima arte, dalla letteratura (Leopardi, Buzzati, "L'idiota" di Dostoevskij) e dai Vangeli (Lazzaro, San Francesco d'Assisi). Vorrei vedere la maggioranza di voi a fare nel 2018 un film su poveri e sfruttati in una comunità contadina. Dopo il coraggioso esordio di "Corpo celeste" e (il non memorabile) "Le meraviglie", il suo terzo film conferma il grande talento delle due sorelle Rohrwacher (l'altra è la nota attrice Alba che qui interpreta Antonia). Rai Cinema ha avuto grande coraggio nel produrre e distribuire nelle sale un film di questo tipo. Speriamo che il tutto venga ripagato. Ne aveva bisogno il nostro cinema.

Al festival di Cannes 2018 (vedi qui) quest'opera ha riportato l'Italia ai suoi antichi fasti. Film come questo e "Dogman" di Matteo Garrone (recensione qui) hanno riportato il Belpaese a vincere premi prestigiosi: miglior sceneggiatura alla Rohrwacher (seppur a ex equo con "Three Faces" di Jafar Panahi) e miglior attore a Marcello Fonte. Ancora una volta la vittoria deriva da un particolare: al centro della narrazione ci sono gli ultimi, i dimenticati, gli emarginati. Quei personaggi che hanno fatto la fortuna di autori come Scola, Comencini, Citti, Pasolini, Olmi, De Sica, Fellini, Bertolucci mescolati ad elementi di film moderni (esempi più calzanti: The Truman show di Peter Weir, L'inganno di Sofia Coppola e Reality di Matteo Garrone). Ed ecco che in "Lazzaro felice" ci sono notevoli influenze di Miracolo a Milano, Buoni sporchi e cattivi, Novecento, Uccellacci e Uccellini, Ladri di biciclette, L'albero degli zoccoli, Amarcord, Due pezzi di pane, La terra vista dalla luna. Alice Rohrwacher dimostra di aver assorbito bene i classici del nostro cinema cercando un racconto poco convenzionale ed efficace. Ed ecco un film fanciullo, fiabesco, popolare, ma che interroga lo spettatore sui tempi attuali.
Il film è in realtà diviso in due parti. Più avanti vi spiegherò il perché.

Il Belpaese sembra aver messo l'orologio indietro di quasi due secoli. Siamo nella campagna arida e svuotata del centro Italia (il film è stato girato nel viterbese, tra Bagnoregio e Vetriolo, e in Umbria, a Castel Giorgio). Una storia senza tempo, senza confini geografici. Quello che si sa è che siamo nella tenuta agricola "L'immacolata" di proprietà della "serpe velenosa", l' autoritaria marchesa Alfonsina De Luna (Nicoletta Braschi, moglie di Roberto Benigni). Cinquataquattro contadini (quasi tutti attori non professionisti) lavorano in maniera disumana ignorando che la mezzadria era illegale (in Italia lo divenne nel 1982 con la legge n.203 del 3 maggio). Vivono ignari della situazione in una specie di "Truman Show": sono tutti burattini al servizio di una marchesa autoritaria. Producono tabacco. In realtà non dividevano nemmeno la metà di quello che producevano, era sfruttamento e basta. Ma questa povera gente era felice con poco e niente. "Chi beve solo se strozza!"- è uno dei motti contadini più in voga. Nonostante lavorassero duramente, erano sempre in rimessa e in condizione di schiavitù. Ma erano felici. Un mondo reale e fiabesco dove il lupo convive con l’agnello (“ma l’agnello dormirà ben poco”, come diceva Woody Allen).

"Gli esseri umani sono come bestie, animali. Liberarli vuol dire renderli consci della propria condizione". Questo è il motto della marchesa, che anticipa la sottile ironia che Alice Rohrwacher usa in maniera perfetta per tutto il film. Tra gli sfruttati c'è il giovane Lazzaro (Adriano Tardioli, autentica scoperta), il classico bravo ragazzo sempre disponibile e con il sorriso sulla bocca che tutti usano per i loro scopi. Una via di mezzo tra San Francesco e l'idiota di Dostoevskij. Un giorno l'annoiato e viziato Tancredi (Luca Chikovani), il figlio della marchesa, sfrutta la sua ingenuità fingendo un rapimento per far sì che la madre sganci il denaro. Sembra un po' Fargo dei fratelli Coen. Al posto del marito che vuole far spendere il ricco suocero, qui c'è il conflitto generazionale tra madre e figlio. "L'unica soluzione è andarsene da questo Paese" - dice il viziato Tancredi all'ingenuo Lazzaro. Se lo dice lui, figuriamoci gli altri... Quest'ultimo è contento di questa opportunità, così può fare amicizia con un coetaneo. Lazzaro cammina felice, sempre a testa alta, nella sua ignoranza e beatitudine senza giudicare niente e nessuno (elemento molto fiabesco e francamente poco credibile e poco attuabile nella realtà). La sorella di Tancredi riceve la telefonata del (finto) rapimento del fratello, abbocca e telefona alla polizia per denunciare la scomparsa. Si scatena l'apocalisse.

Le conseguenze di questa azione porteranno alla rivelazione del "grande inganno": la polizia libera i contadini e la marchesa viene arrestata per truffa, bancarotta fraudolenta e quant'altro. Lazzaro cade, si addormenta. Termina qui il primo film (come il Novecento di Bertolucci che nel secondo atto parla dell'età adulta dei protagonisti Depardieu e De Niro) e si entra nella seconda parte. Siamo ai tempi nostri. I dolori non sono finiti, ma stanno per cominciare. Lazzaro si risveglia, non c'è più nessuno all'Immacolata. Allora si sposta verso la grande e grigia città (nella realtà è Milano connotata da nebbie e colori freddi e asettici) alla ricerca di Tancredi e della comunità di contadini. Sembra un po' Tobey Maguire ne "Le regole della casa del sidro" quando esce per la prima volta dalla clinica del dottor Larch. Ai margini della città c'è parecchia oscurità, addirittura ci sono caporali che fanno aste al ribasso per pagare la manodopera dei lavoratori stranieri (una delle scene più divertenti e amare del film). Lazzaro non può lavorare a 1 € l'ora, è considerato preventivamente un bamboccione choosy italico. Noi giovani ne sappiamo qualcosa. Riuscirà il nostro (anti)eroe ad adattarsi e a sopravvivere nella giungla della società moderna? Che fine hanno fatto i contadini e i marchesi De Luna? Lungo il cammino, troverà le risposte a queste domande. E non saranno rose e fiori. Tuttavia la sua grande forza è quella di credere sempre alla bontà dell'essere umano.
Alice Rohrwacher realizza un grande film caotico, selvaggio, imperfetto che vuole guardare al futuro (cosa rara nel cinema italiano moderno). Lo fa girando sicura con una super16, coadiuvata dall'incisiva fotografia di Helene Louvart (notare il formato del film con angoli arrotondati e la grana grossa).

Il film è pieno di parallelismi: la fionda di Tancredi e la macchina da presa della Rohrwacher, il passato e il presente, la fiaba e la realtà, la mezzadria e lo sfruttamento, il medioevo storico e quello umano sono paralleli interessanti che l'abilissima regista riproduce con grande consistenza. Arriva perfino a denunciare una piaga della nostra società: che democrazia è quella che salva gli schiavi da un inferno per poi rigettarli in un sistema chiuso e classista senza dare loro una via d'uscita? Un tempo si chiamava passaggio di proprietà perchè in sostanza la libertà della società di oggi è solo apparente. Poveri, schiavi e agnelli erano e tali rimangono. I lupi invece sono cambiati: dalla marchesa De Luna al capitalismo delle banche. Come dice uno dei contadini “ma ne valeva la pena di rinunciare a quella schiavitù per esseri liberi in questo modo?”


Lazzaro Felice ***1/2

(Italia 2018)
Regia e Sceneggiatura: Alice ROHRWACHER
Cast: Alba ROHRWACHER, Adriano TARDIOLI, Nicoletta BRASCHI, Tommaso RAGNO, Natalino BALASSO, Luca CHIKOVANI, Agnese GRAZIANI
Fotografia: Helene LOUVART
Durata: 2h e 5 minuti
Produzione e Distribuzione: Rai Cinema - 01 Distribution
MIGLIOR SCENEGGIATURA A CANNES 2018 (insieme a "Three Faces" di Jafar Panahi)

Trailer qui: https://www.youtube.com/watch?v=k5nM0w9Bq8c&list=PLMQr6ytoVqY6ZrTqb_nH2bY6r0KsnO9Sq
Frase cult: ma ne valeva la pena di rinunciare a quella schiavitù per esseri liberi in questo modo?

Top
- L'uso di attori non professionisti, la scoperta di Adriano Tardioli oltre alle ottime interpretazioni di Nicoletta Braschi e Alba Rohrwacher
- La fotografia di Helene Louvart, l'utilizzo della super16 (grana grossa, angoli arrotondati)
- I temi del film e i notevoli parallelismi tra passato e presente che servono a individuare i problemi odierni
- Le location da favola della pellicola (Bagnoregio, provincia di Viterbo, su tutti)
- La grande cultura, la cinefilia, il grande gusto e il coraggio di Alice Rohrwacher
- Gli omaggi al cinema italiano del passato senza dimenticare esempi recenti, oltre a letteratura e cultura religiosa
- La coesione delle due parti che rendono il film credibile
- Alice Rohrwacher riporta al centro gli ultimi, come ai fasti del passato del grande cinema italiano
- La descrizione perfetta del cosiddetto "medioevo umano"
- L'ironia sottile e amara che permea il film
- Il coraggio e la caparbietà della Rohrwacher che è ormai un grande talento del nostro cinema

Flop
- Il personaggio di Lazzaro crede nella bontà umana. La sua resistenza è poco credibile visto come vengono trattati i buoni nella società
- Alcuni effetti spiazzanti non vanno sempre a segno (la scena in pasticceria ad esempio sa di costruito)
- La seconda parte è meno efficace della prima e sa di già visto


Immagine tratta liberamente da www.internazionale.it

 

Ultima modifica il Venerdì, 15 Giugno 2018 16:05
Tommaso Alvisi

Nato a Firenze nel maggio 1986, ma residente da sempre nel cuore delle colline del Chianti, a San Casciano. Proprietario di una cartoleria-edicola del mio paese dove vendo di tutto: da cd e dvd, giornali, articoli da regalo e quant'altro.

Da sempre attivo nel sociale e nel volontariato, sono un infaticabile stantuffo con tante passioni: dallo sport (basket, calcio e motori su tutti) alla politica, passando inderogabilmente per il rock e per il cinema. Non a caso, da 9 anni curo il Gruppo Cineforum Arci San Casciano, in un amalgamato gruppo di cinefili doc.

Da qualche anno curo la sezione cinematografica per Il Becco.

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