Sabato, 10 Novembre 2018 00:00

Il rock dei Queen in tutto il suo splendore

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Eccomi qua a raccontarvi l'anteprima mondiale di questo grande film. Nei cinema italiani uscirà, grazie a 20th Century Fox, il prossimo 29 novembre. Segnatevi la data, mi raccomando! Avete ancora tempo per pensarci, ma vi consiglio di andare in sala. La serata è iniziata con il red carpet e la nutrita presenza degli attori e, ovviamente, di Roger Taylor e Brian May.

Naturalmente il regista Bryan Singer (L'allievo, I soliti sospetti, X Men) era assente per via dei motivi che vi spiegherò più avanti. Purtroppo questa parte è stata abbastanza ridicola, visto che i sottotitoli arrivavano in ritardo come i treni regionali italiani. Quando non c'è Mattarella a bordo, ovviamente. Fortunatamente si riusciva a capire il senso di quello che dicevano, ma il servizio lasciava profondamente a desiderare. È stata un'occasione unica per ripassare la storia dei Queen, una delle più importanti rock del band del pianeta.

Nati nel 1970 nella capitale inglese, ancora oggi i superstiti Roger Taylor e Bryan May propongono la loro musica in tutto il globo. Recentemente si sono esibiti anche in Italia con Adam Lambert come vocalist. La band ha venduto la bellezza di 300 milioni di dischi nel mondo! Non proprio tutti sono capaci di farlo. Nel 2010 il chitarrista Bryan May annunciò che il film era in fase di pre-produzione. Lui e Roger Taylor erano i consulenti e i produttori esecutivi musicali. L'opera è biografica, ma fortunatamente non è né un documentario né, tanto meno, un musical evanescente stile "Mamma mia!". Non è solo la celebrazione di una band leggendaria, ma soprattutto quella di un gruppo che seppe andare oltre, sfidare le convenzioni e riuscì a diventare fonte di ispirazione per tantissima gente. Anche se, purtroppo, a tratti la pellicola corre un po' troppo facendo sembrare facile ciò che non lo è. Per fare quello che hanno fatto Mercury e soci non basta il talento naturale, ma serve dedizione, preparazione, tanto studio e perseveranza. Questi aspetti li sento molto perché i giovani hanno un dannato bisogno di avere esempi credibili. Purtroppo, come spesso capita, oggi il cinema va talmente di corsa (per rientrare nelle due ore della media della durata) che fa sembrare tutto semplice e abbordabile. Il film racconta, ad esempio, le liti, gli eccessi, gli amori (soprattutto di Mercury), ma non scade nella lacrima facile per la malattia del leader dei Queen. E ovviamente c'è tanta musica e parla di come sono nate alcune delle loro hit più famose (come ad esempio "We will rock you" e "Bohemian Rhapsody").

L'inizio è ottimo e parte dalle origini e le inquietudini di un ragazzo immigrato che scaricava bagagli all'aeroporto. Il suo nome è Farrokh Bulsara, nato a Zanzibar nel 1946. A causa del lavoro del padre (cassiere della segreteria di Stato per le colonie britanniche), la famiglia si trasferì in Africa, ma erano originari dell'India e appartenenti all'etnia parsi. Salvini lo avrebbe rimandato via con il gommone, almeno a parole. A 8 anni Farrokh già suonava il pianoforte, aveva già doti da leader. Imparò la musica e il canto. Già da allora si faceva chiamare Freddie, successivamente diventò anche Mercury. Nel 1964, dopo la rivoluzione a Zanzibar, la sua famiglia si trasferì in Inghilterra.
Nel 1970 a Londra iniziò l'avventura con gli amici Roger Taylor e Roger May. Si chiamavano Smile. John Deacon si unì alla band nel '71. May e Taylor non lo volevano come uomo immagine per via dei denti sporgenti di Mercury. Ma fu proprio questo particolare a far la fortuna del cantante. In effetti Bryan May e Roger Taylor hanno raccontato che ancora non erano dei professionisti, ma dei "collegiali". Anche gli altri componenti della band erano degli studenti che si divertivano ad esibirsi per gli studenti dei college inglesi. Sembravano una barzelletta: un aspirante biologo, un aspirante fisico, un aspirante dentista e un immigrato che fondano una rock band. Roba da non crederci. A fare la differenza però era il carisma di Mercury, preparatissimo a livello musicale e non solo. Grazie a un amico di Bryan May, Terry Yeadon, la band poté usufruire di alcuni studi per testare i loro suoni e provare le attrezzature. Per caso il discografico John Anthony li sentì e pensò che ne valeva la pena lanciarli nell'Olimpo della musica. Poco tempo dopo la band fece colpo su un produttore influente della EMI: iniziava l'avventura dei QUEEN.

La scelta del nome fu di Freddie: "molto regale e superbo, un nome forte, universale e immediato". Il logo, disegnato dallo stesso Mercury, era una combinazione dei segni zodiacali dei quattro componenti: due leoni (Deacon e Taylor), un granchio per rappresentare il Cancro (May) e due fate per la Vergine (Mercury). Nel 1973 Roy Thomas Baker (produttore di Bowie, The Who, Pink Floyd) produsse il primo album della band chiamato semplicemente "Queen". Da lì in poi il successo sarà rapido. Il primo botto fu nel 1974 con il singolo "Killer Queen". Il film infatti racconta che la casa discografica chiese ai Queen di fare tutte le canzoni come quella. Ci fu un forte litigio con la band, soprattutto con Mercury che lanciò la sfida a Baker: volete altre canzoni come quella? Bene, noi nel prossimo disco facciamo rock and roll misto alla classica. Baker diventò bianco come un cencio. La sicurezza di Mercury è una lezione che dovrebbero imparare coloro che oggi fanno musica vuota, senza anima.

Nacque così il celeberrimo singolo "Bohemian Rhapsody". A causa degli alti costi delle sperimentazioni del disco (da notare la divertente scena dei cori), la Emi non volle assolutamente che questo pezzo (divenuto poi il più rappresentativo della carriera della band) andasse in radio. "Troppo lungo, dura oltre 6 minuti. Nessuno l'ascolterà quella nenia" - dicevano i produttori e i critici dell'epoca. Un po' come accadde ai tempi di "The dark side of the moon" dei Pink Floyd. Risultato? Questi due dischi sono considerati oggi delle pietre miliari del rock e sono ancora presenti nelle classifiche di vendita dopo oltre 40 anni. Nel 1975 uscì il disco "Night at the Opera", lanciato da "Love of my life". Mercury allora decise di andare a una radio e di rilasciare in anteprima il singolo "Bohemian Rhapsody", forte della decisione presa con i compagni della band. “Noi siamo i Queen, noi siamo una famiglia”. Secondo la biografa ufficiale, il testo di questa canzone era particolarmente sentito da Mercury perché tra le linee dichiarava un cambiamento profondo: il passaggio a una sessualità più libera (vedi qui). Ecco perché il titolo del film è come questa canzone: è un inno alla sperimentazione della vita, a combattere per i propri obbiettivi. Non è un caso che gli artisti gay o bisessuali (oltre a Freddie Mercury, cito David Bowie, Michael Stipe dei R.E.M., Elton John, Lucio Dalla, George Michael) continuano ad avere (quasi) sempre una marcia in più. Mentre vi scrivo, negli USA il film ha già incassato 50 milioni di dollari, cioè il costo di produzione. In attesa di vedere come andrà da noi, si può già dire che il pubblico probabilmente ha percepito tutti gli elementi sopra descritti. Una cosa non da poco, ma non c'è solo questo.

Il film però dice qualcosa di più: tutto girava intorno a Freddy Mercury, nel bene e nel male. La sua voce potente e calibrata, le sue performance che trascinavano migliaia di persone, ma anche i suoi tormenti, la sua bisessualità, le orge, la droga, l'alcool e naturalmente l'AIDS che, nel 1991, lo farà capitolare a soli 45 anni. Nel mezzo c'è anche il suo smisurato ego (Who wants to live forever calza a pennello), il suo carisma e la parentesi solista del 1982 (contratto di oltre 4 milioni di dollari con la CBS Records per 2 album che farà infuriare gli altri componenti dei Queen). Aveva ragione Mercury quando diceva "non ho il tempo per essere una vittima, sono un perfomer, quello che la gente vuole che io sia". Anche se la sceneggiatura sceglie di mostrarci un Freddie un po' trattenuto: i tabloid inglesi raccontano che ogni settimana non si faceva mancare festini, orge e droga. La scelta di Singer e Fletcher di non concentrarsi troppo sulla malattia di Freddie è evidente. Al centro della vita privata del cantante c'è il suo amore per Mary (cosa che le cronache rosa non sempre hanno riportato), la sua sofferenza quando lui le annuncia la sua bisessualità. Il tema è trattato con cura e delicatezza, evitando scossoni. La scelta di Rami Malek (americano, ma di chiare origini egiziane) è sicuramente convincente. Si vede il lavoro di oltre un anno per studiare le movenze, canto, piano e ballo. D'accordo canta in playback, ma imitare Mercury è sempre una sfida difficilissima. Malek convince anche nelle parti private (splendida la scena in cui si guarda allo specchio e nota che dietro di lui ci sono solo due gatti), dando prova di una recitazione credibile. Purtroppo non è particolarmente somigliante. Visto di profilo sembra Rovazzi con i denti posticci di Crozza quando imita Renzi. La regia indugia troppo spesso sul particolare dei denti sporgenti, con evidenti ragioni: Freddie Mercury era nato con quattro incisivi in più e non voleva operarsi perché avrebbe potuto cambiare il suono della sua voce (vedi qui). Molto convincenti gli altri interpreti, ad eccezione di Lucy Bointon/Mary che francamente sembra uscita da telefilm americani di serie B (ma fortunatamente ha un ruolo funzionale alla storia, ma marginale). Molti di voi però non sanno che la produzione è stata particolarmente tormentata. Nel film si nota, sia a livello di regia sia di sceneggiatura. Freddie inizialmente doveva essere interpretato da Sacha Baron Cohen, poi da Ben Whishaw (l'agente Q degli ultimi 007). A causa di divergenze artistiche tra i due attori con Roger May e Roger Taylor, la scelta cadde poi su Rami Malek. Quest'ultimo però non andava d'accordo con il regista Bryan Singer. Ci sono state anche voci dal set (anche se i diritti interessati smentiscono) che parlano di violenti litigi. Ci pensò la tempesta del movimento femminista Metoo a cambiare la situazione: Dexter Fletcher (futuro regista del biopic "Rocketman" su Elton John in uscita a maggio) sostituì il collega Bryan Singer perché era accusato di stupro. Tuttavia nei titoli di coda viene menzionato solo quest'ultimo. La 20th Century Fox riferisce che era stanca delle continue assenze del regista dal set. La major riferisce che si sarebbe rifiutata di concedergli un permesso (per motivi di salute di un genitore gravemente malato) proprio per via di atteggiamenti scarsamente professionali (vedi qui).

In ogni caso questo film al centro non ha solo il gossip, ma la musica.  Il film vanta una colonna sonora da capogiro. Sembra di essere in un jukebox impazzito con tutte le hit più famose della band inglese fino a un finale da pelle d'oca: l'esibizione al Live Aid del 1985 a Wembley (l'originale lo potete vedere qui). Lo stadio londinese divenne un luogo sacro per i Queen e, non a caso, è stato scelto per l'anteprima mondiale del film. La ricostruzione è impressionante! Sembra che al Live Aid ci fossero Rami Malek e gli altri attori invece dei Queen! Il potere di vedere questo film in una sala cinematografica ti fa ronzare in testa: is this the real life ? Is this just fantasy ?


Regia ***1/2 Fotografia ***1/2 Interpretazioni ***1/2 Sceneggiatura ***1/2
Montaggio **** Colonna sonora *****
Fonti principali: Comingsoon.it, Cinematographe.it, Cineblog.it


Bohemian Rapsody ***1/2
(USA, Gran Bretagna 2018)
Genere: Musicale, Biografico
Regia: Bryan SINGER, Dexter FLETCHER
Cast: Rami Malek, Tom Hollander Aidan Gillen, Joseph Mazzello, Allen Leech, Lucy Bointon, Mike Myers
Fotografia: Newton Thomas Siger
Sceneggiatura: Anthony MC Carten
Durata: 1h e 47 minuti
Distribuzione italiana: 20th Century Fox
Budget: 50 milioni di dollari
Uscita: 29 Novembre 2018
Trailer qui
Interviste qui
La frase cult: Roger, in questa band c'è spazio per una sola regina isterica
Colonna sonora originale del film:
1. 20th Century Fox Fanfare
2. Somebody To Love
3. Doing All Right... revisited (Performed by Smile)
4. Keep Yourself Alive (Live At The Rainbow)
5. Killer Queen
6. Fat Bottomed Girls (Live In Paris)
7. Bohemian Rhapsody
8. Now I'm Here (Live At Hammersmith Odeon)
9. Crazy Little Thing Called Love
10. Love Of My Life (Rock In Rio)
11. We Will Rock You (Movie Mix)
12. Another One Bites The Dust
13. I Want To Break Free
14. Under Pressure (con David Bowie)
15. Who Wants To Live Forever
16. Bohemian Rhapsody (Live Aid)
17. Radio Ga Ga (Live Aid)
18. Ay-Oh (Live Aid)
19. Hammer To Fall (Live Aid)
20. We Are The Champions (Live Aid)
21. Don't Stop Me Now… revisited
22. The Show Must Go On


Immagine tratta liberamente da www.eu.detroitnews.com
Ultima modifica il Venerdì, 09 Novembre 2018 11:35
Tommaso Alvisi

Nato a Firenze nel maggio 1986, ma residente da sempre nel cuore delle colline del Chianti, a San Casciano. Proprietario di una cartoleria-edicola del mio paese dove vendo di tutto: da cd e dvd, giornali, articoli da regalo e quant'altro.

Da sempre attivo nel sociale e nel volontariato, sono un infaticabile stantuffo con tante passioni: dallo sport (basket, calcio e motori su tutti) alla politica, passando inderogabilmente per il rock e per il cinema. Non a caso, da 9 anni curo il Gruppo Cineforum Arci San Casciano, in un amalgamato gruppo di cinefili doc.

Da qualche anno curo la sezione cinematografica per Il Becco.

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