Martedì, 22 Aprile 2014 00:00

Il tour della rivoluzione comincia da Pisa

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Di Filippo Montanelli

Mercoledì sera, Pisa, zona Porta a mare. Qui, nel circolo arci Pace e Lavoro coraggiosamente scelto perché periferico oltre che popolare, è avvenuta la prima presentazione su scala nazionale de L'armata dei sonnambuli, ultimo lavoro a tema frutto del collettivo di sinistra Wu Ming (espressione cinese traducibile con “senza nome”) che ha già riscosso un successo eclatante vendendo 40000 copie in appena una settimana e “costringendo” così gli autori a una consistente ristampa anticipata. Un'opera esplosiva insomma, culmine di una ricerca ventennale sull'idea della rivoluzione cominciata con Q. e passata per Ascie di Guerra, 54, Manituana, Altai ma anche per confronti, eventi, dibattiti coagulati attorno al famoso blog Giap.

Non pare strano allora che vicino alla fabbrica della saint-goben di Porta a mare fosse radunato questo mercoledì sera un gran numero di curiosi e appassionati, in attesa che Wu Ming 4 (alias Federico) si confrontasse dal vivo con alcuni dei suoi cospicui lettori. E così è stato: con la sua voce profonda e pervasiva uno dei coautori di questo romanzo storico ci ha introdotto alle idee e ai filoni più inseguiti dal collettivo bolognese, presentandoci in anteprima i protagonisti della loro storia, una storia che come ha tenuto a precisare invece di raccontare la rivoluzione francese vuole essere raccontata nella rivoluzione francese. Una storia che tratta del biennio più squisitamente rivoluzionario (1793-95) evitando però di avvalersi di sguardi e punti di vista classici, o per meglio dire comodi, come della sterminata produzione storiografica che avrebbe appesantito la creatività degli autori. Sembrano per questo applicare efficacemente il pensiero di Ennio di Nolfo: “Occorre il gusto di ridar senso alla trama, non l'illusione di recuperarne la totalità”, dotandosi così della libertà necessaria per miscelare sapientemente realtà e finzione, fonti storiche e narrativa in un potente elisir rivoluzionario.

E giustamente Wu Ming 4 non tarda a sottoporsi ad un interessante confronto col pubblico, in cui tra risposte e lettura di alcuni brani emergono spontanee diverse considerazioni su questa esperienza narrativa. In primis la lingua, che connota particolarmente le espressioni del “quinto protagonista” (il popolo, e se vi interessa conoscere gli altri quattro il metodo migliore è leggersi il libro), italianizzata fino all'estremo per togliere ogni elemento mitizzante alla trama, denso veicolo espressivo di un mondo dialettale, spicciolo e a tratti truculento. Il lavoro compiuto dai quattro autori pare insomma curato sotto ogni punto di vista, resta solo da chiedere quali siano gli ingredienti più importanti quando si scrive ad otto mani. Federico spiega semplicemente: pensare che nulla di ciò che scrivi è indispensabile e, soprattutto, sapere bene come fare le litigate.

Immagine tratta da: www.wumingfoundation.com

Ultima modifica il Lunedì, 21 Aprile 2014 22:18
Beccai

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