Martedì, 18 Luglio 2017 00:00

Antifascismo: riflettendo sulla proposta del ddl Fiano

Scritto da
Vota questo articolo
(5 Voti)

Riflettendo sulla proposta del ddl Fiano

Sta facendo discutere il ddl Fiano sull'apologia di fascismo, che, se approvato, comporterebbe pene più dure per chi inneggia al regime, anche e soprattutto sui social. Mentre Pd e sinistre difendono l'intervento legislativo il movimento 5 stelle è compatto nel bocciarlo, in una significativa convergenza con le destre. Di questo discutiamo nel 10 mani di questa settimana.

 


 Niccolò Bassanello

Immaginate un locale, ad esempio un bar o un pub come tanti, a cui siete affezionati e in cui da anni andate tranquillamente a prendere una birra dopo lavoro o a passare una serata rilassante con amici. Immaginate ora che un giorno si presentino una decina di neonazisti, con svastiche e doppie s tatuate bene in vista e abbigliamento a tema, e che da quel giorno in poi continuino a presenziare in gruppo nel locale, cantando canzoni fasciste e ripetendo i refrain dell'estrema destra in conversazioni ad alta voce. A tutti piace immaginarsi eroi, ma magari non avete nessuna voglia di rispondere ad un gruppo di personaggi dall'aria aggressiva, probabilmente armati di coltelli, così rimanete in silenzio e cercate di rimanere al bar il meno possibile. È possibilissimo che il proprietario del locale sia impaurito quanto voi, o semplicemente non in grado di cacciarli da solo. Magari non si registrano aggressioni oltre a qualche occasionale insulto o commento ad alta voce, e se qualcosa succede viene derubricato da politica locale e media come una “rissa tra balordi ubriachi”. Col tempo notate che sempre meno persone tra gli avventori a cui eravate abituati vengono a bere nel locale, intimiditi da quelle svastiche tatuate o dagli slogan sulle magliette, o infastiditi dai discorsi dei neonazi. Anche le persone di passaggio finiscono per evitare di fermarsi, ed il pub acquista col passaparola la sinistra nomea di covo fascista. Alla fine cambiate bar anche voi, e dopo qualche tempo venite a sapere che il proprietario ha venduto a qualcuno che delle frequentazioni “nere” del locale se ne frega.

Se avete avuto la grandissima fortuna di vivere in una regione, città o quartiere dove il neofascismo non ha mai attecchito, o è confinato a qualche anziano nostalgico col santino del Duce sul comodino accanto alla dentiera e a qualche ragazzino in crisi adolescenziale, vi potrà sembrare uno scenario assurdo, un improbabile parto della fantasia. Purtroppo invece è una realtà ben conosciuta da chi invece è stato così sfortunato da incrociare l'opera di sistematico inquinamento simbolico operata dai gruppi e gruppetti dell'estrema destra italiana nei contesti più disparati, dai comitati di quartiere alle pagine dei social, dai bar alle tifoserie.

È inutile nascondersi dietro ad astrusaggini da filosofia del diritto spicciola o a comparazioni storiche dilettantistiche e improprie: i simboli fascisti per chi fa parte di una minoranza etnica o sessuale, per le persone di sinistra, o semplicemente per chi fascista non è, significano un'ideologia che auspica la morte di chi è giudicato inferiore o nemico, simboleggiano una minaccia costante di aggressione fisica. Anche solo per reprimere per quanto possibile questo fenomeno eminentemente simbolico, ma non per questo immateriale, e per ricondurre alla loro vera natura di aggressioni neofasciste o razziste quelle che finiscono quotidianamente derubricate come “risse tra balordi”, una legge che punisca più severamente l'esposizione di simboli nazifasciti è giusta e anzi indispensabile.


Alex Marsaglia

Viviamo in tempi di deriva politica verso destra. Questa deriva riguarda anche e soprattutto i partiti di sinistra che cercano il consenso popolare come unica ragione di vita. 

I partiti europeisti socialdemocratici da Macron al PD di Renzi toccano le medesime corde dei partiti della destra politica e anche il M5S fatica sempre più a distinguersi dalla melassa politica in cui il dibattito politico è sprofondato.

Il dibattito sul tema delle migrazioni ne è un esempio: tutto verte sul dualismo accoglienza - respingimenti senza alcuna analisi del fenomeno e del problema. Ma si potrebbe continuare con tutti i temi più pressanti del presente, dal ruolo dello Stato nei salvataggi bancari al tema della povertà e del lavoro. In questo contesto di neoliberismo spinto non dobbiamo stupirci delle proposte aleatorie avanzate dai democratici in tema di norme antifasciste.

Il ddl Fiano ha infatti dei profili di incostituzionalità dovuti alla condotta apologetica e al principio di legittima incriminazione e certamente non è una norma in grado di frenare la benché minima deriva fascista. Eppure sembra che il principale problema dell'antifascismo in Italia sia legato alla propaganda fascista su internet, quando in realtà il consenso popolare sta decisamente approdando su derive finora mai sperimentate proprio a causa delle politiche scellerate di coloro che oggi si occupano di generare tali decreti. Insomma, un tempo i partiti di sinistra erano dediti all'autocritica.

Credo che prima delle elezioni politiche, con il ritorno del centrodestra nelle urne e con la destra che avanza nel senso comune dell'italiano medio, un minimo di autocritica la sinistra dovrebbe farla invece di mettersi a sancire quanto stia diventando fascista il web e quanto siano illegali i santini del duce sulle bancarelle.

L'antifascismo dovrebbe essere un tema ben più serio.


Dmitrij Palagi

Il problema della libertà di opinione ed espressione abbraccia la società contemporanea in senso più ampio rispetto al reato di apologia del fascismo. Nel momento in cui propongo e condivido le falsità di Andrew Wakefield contro i vaccini sto esercitando un mio diritto? Una giovane persona deve poter leggere senza precauzioni intellettuali tesi negazioniste?

La polemica attorno alla proposta Fiano si intreccia con un altro piano della discussione pubblica: il ruolo delle leggi. Già l'esistenza del Movimento Sociale Italiano ci racconta di un Paese tutt'altro che capace di rimuovere i germi della barbarie di Mussolini. Non è difficile accorgersi quotidianamente del perdurare del mito del fascio littorio novecentesco in alcuni anfratti della società italiana. Spesso la nostalgia per il Ventennio nero si nasconde sotto forma di semplice anticomunismo o qualunquismo, così come il contemporaneo razzismo prevede la necessità di presentarsi come difesa dei contribuenti italiani rispetto alle invasioni provenienti dalle altre sponde del Mediterraneo. Può una legge ottenere dei risultati all'interno della società? Da sola no. Una norma può rappresentare il punto di arrivo di un processo (una lotta per ottenere qualcosa che prima non c'era), oppure può dare il via ad un mutamento reale (stimolando un cambiamento e dando copertura istituzionale). 

La proposta di Fiano si inserisce in un contesto di riscoperto antifascismo da parte del Partito Democratico, accortosi dell'esistenza dell'ANPI a ridosso del referendum costituzionale, con accuse a Smuraglia di strumentalizzazioni e denuncia di connivenza con CasaPound lanciate ad aree politiche che l'antifascismo lo hanno sempre praticato, anche con sangue versato da parte di vittime innocenti. 

Il Movimento 5 Stelle, a differenza della Lega Nord, non ha probabilmente nessun interesse a non urtare la sensibilità dei nostalgici a testa in giù, ma valuta del tutto ininfluente la battaglia antifascista, ritenendola caratterizzante in senso negativo per una forza politica che ha fatto della demonizzazione destra-sinistra (tutti uguali) un elemento fondante.

Chi attacca Fiano perché Segretario di Sinistra per Israele fa un favore ai fascisti e alla destra sionista, mescolando ulteriormente gli elementi di cui dovremmo discutere.

Avere strumenti per poter neutralizzare il pericolo fascista è fondamentale per ogni società che aspiri ad essere quantomeno civile. Il problema però è come esercitarli. Mettere in carcere tutti gli esponenti di CasaPound e chiudere le sedi di qualsiasi associazione culturale mascherata da "difesa della Patria" aiuterebbe le realtà antirazziste ed antifasciste, ma servirebbe anche smetterla con l'equiparazione tra foibe e campi di sterminio, tra "ragazzi di Salò" e Partigiani, tra Mosca e Berlino durante il secondo conflitto mondiale, tra Togliatti ed Almirante.

Il Partito Democratico dovrebbe interrogarsi su cosa abbia fatto nel suo complesso per promuovere l'antifascismo, perché lasciare il "lavoro sporco" a poche minoranze, salvo rifugiarsi in una categoria svuotata di significato per nascondere indecenze politiche, è un ulteriore regalo ai fascisti, da sempre bravi a camuffarsi da vittime della storia, mentre affilano i coltelli per uccidere ogni barlume di progresso e resistenza.


Jacopo Vannucchi

La pdl Fiano interroga due concetti base sui quali gli scienziati politici amano dibattere: i confini della democrazia e il dilemma etica delle convinzioni/etica delle responsabilità. La soluzione del primo punto è desolatamente semplice: escludere dal processo democratico tutte le forze antidemocratiche. Sotto questo aspetto la pdl Fiano non soltanto non limita la democrazia, ma anzi contribuisce a rafforzarla; semmai, si potrebbe notare che la minaccia alla democrazia viene posta oggettivamente non tanto dalle organizzazioni nazifasciste – comunque non perseguite, nonostante la legge Scelba – quanto dal Movimento 5 Stelle, che raccoglie un consenso molto più ampio e replica fini e mezzi del movimento fascista. La dichiarazione di Grillo – “perfezionare” la Costituzione per eliminare tutti i partiti politici – avrebbe dovuto essere sufficiente per non ammettere il partito alle elezioni politiche del 2013.

Riguardo al secondo punto, non bisogna disconoscere il valore di ricercare un utile equilibrio, in particolare chiedendosi se un giro di vite repressivo non possa avere effetti controproducenti, risvegliando atti eversivi e terroristici in un ambiente nero che oggi si contenta spesso di saluti a braccio teso. Questa impostazione ha però un limite: vede nell’azione penale il solo e unico mezzo di contrasto al fascismo.

La sola vera repressione del fascismo, l’unica efficace sul lungo periodo, consiste nell’attuazione di una politica sociale che contrasti e tenda a eliminare lo sfruttamento di classe e che disinneschi la carica eversiva della piccola borghesia più o meno pauperizzata. Limitarsi alla sfera formale della legislazione è, questo sì, ipso facto controproducente.

Tuttavia la soluzione sociale, come è efficace sul lungo periodo, così sul lungo periodo anche si attua: nel frattempo, sul breve e medio periodo, gli strumenti penali forniscono un utile mezzo di supporto. Non solo: essi possono svolgere un’azione preventiva, diminuendo quella accettabilità sociale di idee e pratiche del fascismo che oggi sta pericolosamente risorgendo.


Alessandro Zabban

I sistemi liberali non hanno sempre riconosciuto partiti e movimenti portatori di concezioni filosofiche e politiche radicalmente alternative ai valori borghesi e alla società capitalista. Solo grazie alla lotta, movimenti socialisti e comunisti sono stati progressivamente legalizzati e integrati nel sistema, proprio come valvola di sfogo a una tensione sociale che altrimenti si sarebbe risolta in modo violento.

Diversa la storia dei partiti fascisti che hanno sempre goduto di maggiori simpatie fra i rappresentanti delle classi dominanti in quanto visti come un argine, come l'ultimo baluardo da opporre all'avanzata del vero nemico che era il socialismo. Molto spesso poi, come degli apprendisti stregoni, le élite liberiste non sono riuscite, come è risaputo, a domare il mostro che avevano evocato.

In ogni caso la dominazione borghese non ha di per sé bisogno del dialogo e del confronto, né con idee socialiste né fasciste. In una parola: non ha necessariamente bisogno della democrazia per funzionare, anzi ne fa volentieri a meno. Il liberalismo con suffragio censitario ottocentesco e la società globale attuale ne sono un chiaro esempio. La discussione sull'apologia di fascismo che ciclicamente ritorna nel dibattito pubblico, viene spesso interpretata dal punto di vista di due posizioni liberali: da una parte quella alla Voltaire ("odio quello che dici ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo") che postula che il modo migliore per indebolire un'idea che non si condivide sia quella di renderla legale, facendole così perdere la sua attrattiva "ribelle", dall'altra quella alla Popper ("occorre essere intolleranti con gli intolleranti") che nutre la convinzione che per salvaguardare la società "aperta" sia necessario mettere dei paletti a chi la combatte.

La questione di fondo è in realtà centrale anche da una prospettiva socialista: vogliamo un socialismo (come quello sovietico) che metta fuori legge ogni pratica e idea borghese e fascista o vogliamo un socialismo ("del XXI secolo") che mantenga molti capisaldi e istituzioni liberal-democratiche? Siccome ritengo il socialismo del futuro una società in cui vengono spazzate via le concezioni borghesi sia nella forma che nella sostanza, sarebbe ipocrita strapparsi i capelli parché il sistema liberale voglia mettere o ripristinare certi limiti formali alla libertà di espressione di idee alternative a quelle dominanti. La borghesia lotta per affermare e consolidare il suo potere, non certo per estendere il "dialogo". Credo allora che occorra evitare di cadere in facili moralismi, per abbracciare invece una posizione strategica che parta dal presupposto che la migliore situazione di partenza possibile è quella in cui i rituali e le pratiche che si associano al fascismo siano fuorilegge cosicché non possano essere utilizzate come strumento di ultima istanza dalle élite nel tentativo di salvare il capitalismo da una crisi sistemica. Nel contesto italiano, che vede la crescita preoccupante di movimenti e partiti che non negano la loro vicinanza al fascismo, l'introduzione di ulteriori paletti formali alla libertà di espressione dei fascisti rappresenta una soluzione utile alle forze progressiste, senza però dimenticare che la vera e più preoccupante minaccia non è questo fascismo più o meno esibito (a tratti anche in maniera macchiettistica, come nello stabilimento balneare "Punta Canna" a Chioggia) ma il cripto-fascismo strisciante all'interno di componenti significative di forze politiche di grande rilevanza elettorale come Lega e M5S.


 Immagine liberamente ripresa da www.milanoinmovimento.com

Ultima modifica il Sabato, 16 Dicembre 2017 00:25
Dieci Mani

Ogni martedì, dieci mani, di cinque autori de Il Becco, che partono da punti di vista diversi, attorno al "tema della settimana". Una sorta di editoriale collettivo, dove non si ricerca la sintesi o lo scontro, ma un confronto (possibilmente interessante e utile).

A volta sono otto, altre dodici (le mani dietro agli articoli): ci teniamo elastici.

www.ilbecco.it/diecimani.html
Devi effettuare il login per inviare commenti

Free Joomla! template by L.THEME

Questo sito NON utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti.