Sabato, 29 Novembre 2014 00:00

Quel partito vuole nascere!

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Di analisi sul voto delle regionali in Emilia e in Calabria se ne sono fatte tante e quasi tutte concordanti nei territori politici a Sinistra del Pd. E quindi, senza ripetere cose che tutti sanno e sulle quali tutti concordano, vorrei sottolineare una cosa soltanto ma decisiva per chi si batte per la costruzione di un nuovo soggetto politico non minoritario della sinistra. E questa cosa è che l’astensione clamorosa dal voto in Calabria ma soprattutto in Emilia non mostra solo disaffezione e ripulsa per la casta. Certo c’è anche questo. Ma c’è molto, molto di più. 

In quella massa di gente che non ha votato, persino in una delle regioni più evolute e sensibili politicamente del nostro paese, si colloca un vero e proprio partito virtuale: quello di coloro che chiedono con l’unico mezzo che hanno a disposizione in questo momento – l’astensione appunto - di poter finalmente godere di una rappresentanza politica che ora non esiste. Questo partito virtuale chiede solo di venire alla luce. Reclama di farlo. E sono chiari, anche se non ancora sufficienti, i segni, nella sinistra Pd e fuori, che aumenta la consapevolezza di questa necessità.

 

E allora: è giunto finalmente il tempo del coraggio! Le piazze e le urne lo dimostrano: milioni di persone invocano un nuovo partito della sinistra vera, della sinistra del lavoro. Che tutte le formazioni e i movimenti che hanno consapevolezza di ciò si sciolgano! E confluiscano in una realtà nuova, costituente, che in tempi brevissimi costruisca una nuova formazione politica. Una e una soltanto. In fondo non è così difficile. Si tratta solo di farlo.

La valanga di voti persi dal Pd, il crollo del centrodestra, lo sgretolamento del movimento Cinque stelle, l’inadeguatezza dei risultati ottenuti dalle altre formazioni di sinistra e soprattutto il partito che già esiste, come si è detto, quello composto da un elettorato di sinistra che non sa più che altro fare per attirare su di sé l’attenzione  impongono la necessità di prendere atto che un compito non è più differibile: dare ai lavoratori, ai precari, ai progressisti, agli uomini e alle donne di questo paese che si riconoscono nella Costituzione uno strumento utile, efficace e moderno per difendersi e contrattaccare. 

Tutti noi, nei limiti delle nostre possibilità, dobbiamo spingere in questa direzione. Se non lo faremo o lo faremo poco e male, quello che ci capiterà ce lo saremo meritati.

Articolo liberamente ripreso da www.termometropolitico.it

Roberto Gramiccia

Scrittore, critico d’arte, giornalista, medico nasce a Roma dove vive e lavora. Si è diviso fra responsabilità e incarichi apicali di tipo sanitario e un’attività giornalistica, di studio e letteraria inerente temi artistici e umanistici in senso lato. Specialista in Medicina interna e Geriatria e Gerontologia, è stato per più di dieci anni direttore sanitario di una Struttura complessa, maturando una particolare esperienza nell’ambito delle problematiche relative alla studio, alla cura e all’assistenza nell’universo della fragilità. Questa sua esperienza fonda le sue riflessioni sul rapporto che esiste fra sofferenza umana e creatività ed è ala base di una sua originale teoria della fragilità. 

Ha collaborato con numerose riviste. Per oltre dodici anni ha scritto di arte, di cultura e di medicina (centinaia di recensioni e di profili d’artista) su un quotidiano nazionale. Gli interessi artistico-letterari e quelli sanitari hanno da sempre rappresentato per lui due facce di un’unica medaglia.

È autore di numerose pubblicazioni.

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