Domenica, 12 Aprile 2015 03:23

Via le lapidi sulla strage del Duomo. A S. Miniato rissa fra Renzo Ulivieri e il sindaco

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le due lapidi rimosse le due lapidi rimosse

Maledetta e sanguigna la terra Toscana, dove politica e animi infiammati possono mutarsi in qualche “vaffa” rivolto a sindaci e amministratori, specie se di mezzo c'è la Resistenza: e querele a seguire. Stavolta però, lungi dall'essere il grillino di turno, il protagonista della querelle che tiene banco da due giorni a San Miniato, in provincia di Pisa, è nientemeno che Renzo Ulivieri, ex tecnico di Sampdoria, Cagliari, Bologna e Napoli, ora presidente dell'Assoallenatori ed esponente di spicco di Sel nel paese dove è nato.

 

Motivo del contendere la decisione del sindaco del comune di eliminare dalla facciata del Municipio le due lapidi sulla nota strage del Duomo di San Miniato, uno dei tanti fatti di sangue che macchiarono l'Italia del '44 fra ritirata tedesca e avanzata americana, quando una granata uccise ben 55 civili. Evento indelebilmente scolpito nella memoria di quella parte d'Italia, già raccontato magistralmente dai due registi sanminiatesi Paolo e Vittorio Taviani ne La notte di San Lorenzo e mai, almeno fra gli abitanti del posto, risolta in una memoria condivisa: le due lapidi esposte fino a mercoledì scorso raccontavano due storie diverse, fra responsabilità tedesca e statunitense.

Fatto sta che la rimozione delle due targhe, giunta a ridosso del 25 Aprile e quasi in sordina, dopo appena qualche accenno pubblico fatto dal sindaco mesi fa, ha acceso l'animo dell'ex allenatore che prima su Facebook e poi in un incontro fortuito col primo cittadino proprio di fronte al Comune ha espresso senza mezzi termini il suo pensiero, intimando al primo cittadino di non farsi vedere alle celebrazioni del 25Aprile, ricevendo per tutta risposta una querela.

«Con questo atto manifesti la volontà di voler rimuovere la Memoria. Una cosa invece potresti fare, molto semplice: alzare la mano e dire "scusate, mi sono sbagliato” – scriveva due giorni fa Ulivieri sul suo profilo. – Se così non fosse, se tu volessi perseverare in una scelta che andrebbe a toccare la sensibilità e i sentimenti di molti cittadini, e se neanche i tuoi amici di partito riuscissero a farti cambiare idea, io spero che tu abbia almeno il buon senso di non presenziare alle manifestazioni del 25 Aprile e nemmeno alla commemorazione dei caduti in Duomo. A me che bambino, ero in quella chiesa, seppure a malincuore, non rimarrebbe altro che, con garbo e con la massima educazione che mi rimarrebbe (poca), gridarti, con toni bassi, anzi sommessamente: "Sindaco Gabbanini, ma vai a...(e qui omettiamo l'espressione colorita).

Decisione che nel comune della provincia di Pisa, sicuramente, scatenerà non pochi malumori. La scelta apparentemente immotivata di eliminare le due targhe dalla facciata del municipio sta già infatti ricevendo commenti negativi da gran parte del mondo politico locale, ivi compreso anche lo stesso Partito Democratico. Il metodo, per stessa ammissione del segretario comunale del Pd Francesco Lupi, non sono stati affatto condivisi.

«Avverto forte il peso della responsabilità di non aver assolto fino in fondo a quei doveri che ho assunto nei confronti della nostra comunità - scrive Lupi in una lettera all'Assemblea Comunale del Pd di San Miniato - Mi riferisco alla necessità di prevedere e organizzare momenti di discussione sulle questioni politiche generali e locali. In merito alle lapidi sulla strage del Duomo questo passaggio è mancato. Se tutto questo è vero - continua il segretario - l'interesse a che questo approfondimento avesse luogo sarebbe dovuto essere reciproco. Da parte del partito e da parte dell'amministrazione. Tale confronto non si è verificato fino alla riunione congiunta della segreteria, della giunta e del gruppo consiliare, che si è tenuta lo scorso 3 aprile». I segretario però non si limita a esporre lo stato dell'arte, esprimendo invece anche il suo dissenso, nel merito, sullo spostamento delle lapidi. Premettendo che «compito dell’amministrazione dovrebbe essere quello di mantenere vivo il ricordo», proprio per «la memoria non condivisa sedimentata nella comunità» che le lapidi testimoniano «la collocazione di maggior visibilità rimane quella attuale sulla facciata del palazzo comunale».
E sebbene oggi il sindaco si difenda facendo riferimento ad anticipazioni fatte nei mesi scorsi circa la sua volontà di togliere le due lapidi, il fatto di averle effettivamente rimosse a ridosso dell'anniversario della Liberazione dopo mesi in cui la questione non veniva recuperata e la mancanza di una reale discussione collegiale e pubblica ha tutti i tratti di una gestione in sordina di tutta la vicenda. Uno scivolone politico che in queste ore viene registrato da molte testate nazionali fra la generale incomprensione circa le motivazioni del gesto.

Dal canto suo, raggiunto al telefono dopo le voci circa la querela, l'Allenatore commenta tutto l'accaduto rincarando la dose. «Credo si sia di fronte alla reazione spropositata di chi non sa più come gestire la situazione – dice l'ex allenatore. – Che dire? Quando c’è una querela uno si difende e controquerela».

Ultima modifica il Lunedì, 13 Aprile 2015 12:56
Nilo Di Modica

Nato a Pisa nel 1984 e residente a Santa Maria a Monte, nella Zona del Cuoio, tenta disperatamente di studiare filosofia nel capoluogo, barcamenandosi fra varie passioni e mestieri, tra politica ed Arci, filosofia francese e giornalismo. Dal 2003 collabora come freelance per alcune testate locali e nazionali, on-line e sulla carta stampata (fra le quali Il Tirreno, 5avi.net, Controlacrisi.org). Aree d'elezione: eventi culturali e cronaca politica, con particolare riferimento alla provincia di Pisa.  

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