Mercoledì, 22 Gennaio 2014 00:00

Il sequestro preventivo che manda a dormire Firenze

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Inizio anni '80. Ne “La storia infinita”, bellissimo romanzo e poi film, un terribile 'Nulla' imperversa sul regno di Fantasia, divorandolo poco a poco, finché il valoroso Atreyu, con l'aiuto di Bastian, che da lettore del libro se ne ritrova protagonista, non riesce a salvare il regno dando un nome alla sua principessa.

Giorni nostri. La storia infinita si svolge a Firenze, e il nulla prende il nome di 'sequestro preventivo'. Colpisce i locali del centro storico, è partito da via De' Benci ed ha già raggiunto l'oltrarno. Anche qui gli indignati lettori della storia, che spopola sui quotidiani, sono spesso gli stessi  protagonisti, i disgraziati dalle”risate fragorose” a quanto pare concausa della chiusura di sempre più locali del centro storico. E anche in questo caso i nomi, anzi gli appellativi, si sprecano.

Ma purtroppo la rabbia non basta e i locali restano chiusi. O meglio, chiusi dopo le 22, che per un locale notturno equivale a una condanna a morte. Ora, da amante della movida fiorentina non posso non sentirmi orfana e arrabbiata, ma il punto non è questo. Il punto non siamo noi, che possiamo spostarci da un locale all'altro nella speranza che almeno a turno qualcuno scampi al Nulla. Il punto sono i gestori, i camerieri, i baristi di questi locali che sulla loro attività contano per mantenere se stessi, i propri studi o una famiglia. Il punto è che in tempo di crisi un simile provvedimento ha conseguenze gravissime sulla loro economia. Avrebbero potuto pretendere la chiusura dei locali una o due ore prima rispetto all'orario attuale, avrebbero potuto intensificare controlli e sanzioni sugli avventori, ma hanno preferito mettere in ginocchio un' intera categoria.

Trine West, titolare del Lochness di via De' Benci, si difende dalle accuse: “La musica non è mai troppo alta come gli avventori possono testimoniare, per uscire i bicchieri devono essere rigorosamente di plastica e la porta si apre solo per far passare i clienti. Mi hanno accusato anche di riempire il locale oltre la capienza autorizzata.. Magari si presentasse il problema!”.

Detto questo, se ciò che disturba sono gli schiamazzi fuori dai locali non è chiudendoli che si risolve il problema. Le persone non rincaseranno alle 22 perché il loro pub preferito è chiuso, magari faranno un salto dall'indiano dietro l'angolo e complici le temperature straordinariamente miti di questo inverno si accamperanno sulle gradinate di qualche chiesa, allora si disturbando la quiete pubblica.

Perché  la confusione e gli schiamazzi si generano inevitabilmente ogni volta che una certa quantità di persone si riunisce, ma questo non è che segno di una città sana, viva, dove la gente ha voglia di stare insieme, di parlare, di vedersi ancora in faccia in barba ai social network. E se i locali devono chiudere per permettere alla gente di riposare, teniamo presente che ci sono persone per cui dopo una settimana di lavoro 'riposare' significa bere una birra con gli amici.

Come sottolinea Trine West “da punire è la maleducazione, sempre e comunque, con multe immediate. Punire i locali invece dei singoli non ha senso”.

Tutti d'accordo dunque sul sacrosanto diritto al riposo, ma da rivedere è l'educazione civica molto più che gli orari dei locali. La speranza è che venga trovata al più presto una soluzione intelligente, che permetta alla gente di riposare come merita, ma anche di lavorare come merita. E di divertirsi come merita. Nel rispetto del prossimo. Speriamo che questa situazione si trasformi in una lezione di civiltà, come dovrebbe essere, ma per ora somiglia tanto, troppo a mero proibizionismo.

Immagine tratta liberamente da www.flickr.com

Bianca Porciatti

Classe 1986, senese di nascita e fiorentina d'adozione.

Laurea triennale in psicologia, educatrice, interprete di lingua dei segni e aspirante giornalista, da sempre interessata al sociale e all'ambito dell'istruzione.

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