Lunedì, 29 Settembre 2014 00:00

Pisa con i migranti

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Pisa “Oltre l'emergenza”
Per una rete nazionale di tutela dei migranti, dall'accoglienza all'inclusione

Sabato 27 Settembre la Sala Regia di Palazzo Gambacorti, luogo di seduta del Consiglio Comunale, si è rivelata incredibilmente meticcia e straordinariamente rigenerata, riabilitata a luogo di progettazione, dibattito, prassi. In occasione delle giornate di Scienze per la Pace 2014 l'Associazione allievi e amici di Scienze per la Pace ha organizzato l'incontro “OLTRE L'EMERGENZA. Dialoghi sull’accoglienza tra sistema nazionale e sperimentazioni territoriali”.

A più di due anni dall'inizio dell'esperienza di autogestione del Centro di Accoglienza di Via Pietrasantina - che ha visto attiviste e attivisti provenienti dal vasto mondo antirazzista dell'associazionismo pisano impegnati in un percorso di inclusione lavorativa, sociale, umana assieme a un gruppo di profughi fuggiti dalla guerra in Libia - a poco meno di un anno dalla strage di Lampedusa del 3 Ottobre e in seguito all'arrivo a Pisa negli scorsi mesi di nuovi gruppi di rifugiati e migranti, è sempre maggiore l'esigenza di parlare di accoglienza e andare oltre un concetto che fa perno su altri due elementi da superare: emergenza e assistenza.

“Dal 2012 assistiamo all'esplosione del dispositivo governativo preposto alla regolamentazione dell'accoglienza e della protezione di rifugiati e richiedenti asilo, lo SPRAR. Occorre costruire una rete a livello nazionale capace di superare l'empasse”, afferma Calogero Santoro, responsabile dell'associazione I Girasoli, che coordina il centro di accoglienza di Mazzarino, in provincia di Caltanissetta. Nella zona vengono accolte circa 1000 persone, larga parte presso i CAS, Centri d'Accoglienza Straordinaria gestiti da privati, albergatori, gestori di strutture ricettive ai quali la Prefettura dà il via libera ad accogliere, o meglio, a contenere i migranti e i rifugiati, visto che l'unico vincolo al quale tali enti privati devono sottostare è quello della disponibilità di posti letto.

Dunque, di che cosa parliamo quando affrontiamo il tema dell'assistenza?
Uno sguardo allo stato di salute della democrazia nel nostro Paese è imprescindibile per analizzare la natura da un lato della problematizzazione della migrazione, dall'altro l'assetto di emergenza continua con il quale viene puntualmente affrontata. “In questi primi mesi del 2014 sono arrivati sulle coste italiane più di 100mila profughi. Ma le richieste di asilo registrate sono circa 35.000. Questa differenza di numero è dovuta al fatto che gran parte dei migranti transita in Italia per andare altrove. L'Italia non è una meta, ma solo un luogo di passaggio verso altri paesi europei. Benché i numeri siano sicuramente aumentati, e in modo considerevole, non esiste insomma nessuna invasione”, afferma Gianfranco Schiavone dell'ASGI (Associazione sugli Studi Giuridici dell'Immigrazione), lamentando inoltre una grande mancanza di dibattito a livello istituzionale su quanto stiano cambiando le migrazioni, a fronte della crisi geo-politica che sta investendo tutta l'Europa. Assenza di progettualità confermata dal decreto di legge-delega rispetto alla ricezione delle normative sull'immigrazione dell'Unione Europea, che l'Italia dovrebbe consegnare tra massimo sei mesi e che al momento giace in bianco.

E se da un lato occorre guardare al fenomeno migratorio nella sua specificità, con uno sguardo attento a tutte le frontiere e a tutti i soggetti coinvolti, dall'altro sarebbe poco accorto non cogliere l'organicità dell'azione politica governativa: “Sia che si attraversino le lotte per lo smantellamento del Muos, sia che ci si confronti con l'operazione Mare Nostrum e con le forti limitazioni della libertà di circolazione dell'individuo, siamo di fronte a facce della stessa medaglia” dice Santina Lombardo, sempre de I Girasoli, sottolineando come l'intreccio di più istante territoriali e nazionali restituisca un affresco complessivo di militarizzazione serrata che grava sulle vite di tutte e tutti.

A partire da questa considerazione, l'intervento di Monica Wesseinsteiner, della Fondazione Langer, ha posto l'accento sulla necessità di lavorare non solo per una radicale inversione di rotta rispetto alle politiche di governo, ma anche verso la ridefinizione di una “fratellanza mediterranea”, cosicché all'inadempienza e alla carenza di dispositivi giuridici adatti alla protezione dei rifugiati e dei migranti corrisponda la giusta sollevazione popolare, che troppo spesso viene a mancare per disinteresse o, peggio ancora, interesse a tenere sotto scacco questo pezzo sociale.
Senza dubbio, a fianco al tema della costruzione di percorsi realmente inclusivi, che comprendano la formazione, la battaglia dei diritti e la rigenerazione dei dispositivi legislativi, è fondamentale confrontarsi col tema della comunicazione, sia dal punto di vista degli strumenti– a Mazzarino i rifugiati stanno lavorando a una web radio comunitaria – sia dal punto di vista della mediazione linguistica, “che deve mutare da elemento accessorio, marginale, utilizzato per creare una dinamica di accettazione della condizione del migrante, a veicolo di cultura di diritti, in un rapporto paritario tra operatori e migranti”, continua un' altra attivista de I Girasoli.

Rapporto paritario, quello auspicato, non privo di difficoltà, che costituiscono però momenti di rottura estremamente positivi per uscire dalla dicotomia “lavorare PER i migranti/lavorare CON i migranti”: Maria Bacchi della Fondazione Langer, impegnata anche in Mantova Solidale, un esempio di collaborazione virtuosa tra volontari e enti pubblici provinciali nella gestione dell'Emergenza Nord-Africa del 2012, ha ricordato con questa espressione che chiamare in causa i rifugiati come protagonisti assoluti del proprio percorso di comporta sì la messa in evidenza di episodi di conflittualità tra assistente e assistito, ma rifugge meccanismi paternalistici e di delega dannosi per l'autodeterminazione della persona.

Cruciale nella ridefinizione dei rapporti tra migranti, rifugiati e il nuovo ambiente sociale in cui si trovano a vivere e comunicare è l'insegnamento della lingua italiana.
“Si può concepire la lingua come una casa? E se la nuova lingua” - nella fattispecie l'italiano - “viene assunta a livello psichico come una casa nuova, come aiutare coloro che devono impararla a trasformarla in strumento di recupero della memoria, della propria storia, laddove la migrazione ha interrotto, spezzato, disorientato?” Cecilia Bartoli di Asinitas racconta il tentativo dell'associazione romana di non insegnare “la lingua utile”, le sole parole “del presente”, incapaci di raccontare né a livello individuale né collettivo il portato umano, le tante storie di migranti e rifugiati. L'idea è quella di approcciare la lingua italiana a partire della consapevolezza del corpo e della voce, per poi passare a argomenti generatori di discorso, che non siano invasivi, ma che permettano di aprire delle porte, dei piccoli spiragli nella vita emotiva degli alunni e delle alunne.
“Tutti i nodi della mala gestione sono venuti al pettine, ma d'altro canto ci troviamo a un capolinea, dobbiamo decidere quali strade intraprendere” aggiunge Schiavone dell'ASGI: da questo seminario, questa tavola rotonda, da questo determinato sabotaggio della logica del profitto, dell'esclusione e della polverizzazione delle buone pratiche dell'inclusione e dell'accoglienza , decine di attivisti e attiviste torneranno nei loro territori dove continueranno a mettere in rete le sperimentazioni e le lotte sociali che intraprenderanno, determinati a praticare l'obbiettivo di una strategia comune della vera accoglienza.
Africa Insieme, la Scuola di italiano Rebelde e tutto il Progetto Rebeldia di Pisa, contestualmente, lanciano il presidio del 3 Ottobre presso Logge dei Banchi, a un anno dagli oltre 300 morti di Lampedusa: “non un giorno di memoria, ma di mobilitazione”.

Ultima modifica il Martedì, 03 Febbraio 2015 21:56
Francesca Gabbriellini

Pisa, classe '89, vivo nell'insanabile aporia tra Syd Barrett e Lana del Rey, tra Bertold Brecht e Guido Catalano, tra la militanza nel Progetto Rebeldìa e la Juventus, tra la facoltà di Storia e le frequenze pirata di Radio Roarr

www.radioroarr.org
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