Lunedì, 04 Dicembre 2017 00:00

Tornano gli U2 con le Canzoni dell'Esperienza

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Tornano gli U2 con le Canzoni dell'Esperienza www.rock101.com

Tornano gli U2 con le Canzoni dell'Esperienza

 

SONGS OF EXPERIENCE                * * * 1/2

U2

Larry Muller jr – Batteria

David Evans "The Edge" – chitarra, tastiere, cori

Adam Clayton – basso

Paul Hewson "Bono" – voce                                             

DISPONIBILE IN CD, VINILE E DIGITAL DOWNLOAD DAL 1 DICEMBRE

 

TRACKLIST

01.Love Is All We Have Left

02.Lights of Home

03.You're The Best Thing About Me

04.Get out of Your Own Way

05.American Soul

06.Summer of love

07.Red Flag Day

08.The Showman (Little More Better)

09.The Little Things That Give You Away

10.Landlady

11.The Blackout

12.Love Is Bigger Than Anything in Its Way

13.13 (There is a Light)

 

Bonus Tracks (Deluxe Edition):

14.Ordinary Love (Extraordinary Mix)

15.Book Of Your Heart

16.Lights in Front of Me (String Arrangement)

17.You're The Best Thing About Me (U2 vs Kygo)

 

Esattamente 20 anni fa usciva "Pop". Già il nome basterebbe al pubblico per capire che il suono degli U2 era profondamente cambiato. Nel febbraio 1997, quando uscì il singolo "Discoteque", ci furono forti polemiche dei fan. Effettivamente il cambio di registro era evidente. Le atmosfere elettroniche dominavano sul rock. Risultato? "Pop" fu l'album che incassò di meno, gli U2 riconobbero i loro errori e si migliorarono già nel successivo "All that you can't leave behind". Tuttavia la strada era tracciata: ricercare il consenso dei vecchi fan tenendo però d'occhio il successo commerciale.

Oggi una polemica come accadde con "Pop" non avverrà: il rock è ormai a fine corsa (purtroppo), il pop e l'elettronica stanno prendendo il sopravvento. La cosa si sente soprattutto nella piacevole "The Little Things That Give You Away", brano in cui si sentono echi dei Coldplay. La cosa è veramente strana, visto che proprio la band di Chris Martin, tra i suoi gruppi ispiratori, ha senza ombra di dubbio proprio gli U2 (notare ad esempio "Speed of sound").

Chiariamo subito una cosa, però: "Songs of Experience" è migliore del precedente, ma è un ottimo album pop-rock. Niente di nuovo in ogni caso. Francamente da una rock band come gli U2 mi aspettavo di più, visto quello che hanno fatto tra gli anni '80 e la metà degli anni '90. Boy, October, War, The Unforgettable fire, The Joshua Tree (il migliore in assoluto), Rattle and hum, Achtung Baby. È difficile abituarsi a un cambiamento di questo tipo. Ma è anche vero che la rabbia giovanile non è quella che hai a oltre 50 anni. Quindi tale fenomeno è perfettamente in linea con i tempi che corrono.

Anche se, va detto, Bono e soci hanno in serbo sempre qualcosa da raccontare (merce rara oggi): non è un caso che questo album sia in stretta continuità con il disco precedente "Songs of Innocence" (2014). Un album molto personale per il frontman Bono, che tratta questioni quali la famiglia e i rapporti umani. Un'opera che parla dell'innocenza della giovinezza, del rapporto con la madre, di quando i quattro ragazzi di Dublino andavano al concerto dei Ramones e quant'altro. Non a caso in copertina c'era il batterista Larry Mullen Jr con il figlio Aaron Elvis. «Gli U2 sono sempre stati come una comunità con famiglia e amici. Songs of Innocence è l’album più intimo che abbiamo fatto. Con questo disco stavamo cercando il grezzo, nudo e personale, per tornare all'essenziale,» disse Bono durante un'intervista.

Tre anni dopo, arriva l'attesissimo sequel di Songs of innocence, il 14° album di studio della band irlandese: "Songs of Experience". L'uscita del 1 dicembre non è casuale, visto che è l’AIDS World Day a cui la band è particolarmente affezionata. I titoli dei due dischi traggono ispirazione dalla collezione di poesie illustrate del poeta inglese William Blake. In copertina ecco questa volta il figlio di Bono, Eli e la figlia di The Edge, Sian. L'ispirazione di questo disco va ricercata in Brendan Kennelly (poeta, scrittore irlandese e Professore Emerito del "Trinity College" di Dublino) che consigliò a Bono di "scrivere come se fossi morto”. Il risultato è una selezione di brani in forma di lettere intime dedicate alle persone e ai luoghi vicine al cuore di Bono Vox, The Edge, Larry Mullen Jr. e Adam Clayton.

Le canzoni dall'innocenza virano verso l'esperienza. Ci sono lettere molto intime a luoghi e persone vicini al cuore di Bono e della band: familiari, amici, i fan, loro stessi. E chi meglio della band stessa può parlarci di esperienza? Il frontman Bono ha scritto le canzoni del disco dopo un periodo difficile per la sua salute. Fortunatamente l'ha saputo tramutare in una forte ispirazione.

Ovviamente Bono e soci dimostrano di conoscere la cosa già nel singolo trainante "You are the best thing about me". In questo pezzo sono riconoscibili le voci del cantante e del chitarrista The Edge (oltre al suono inconfondibile della sua chitarra) che dicono ai figli che sono loro "la parte migliore di me, quel genere di guaio che a te piace tanto". Scorrendo i vari pezzi, arriviamo ad "American soul" dove c'è addirittura un monologo del rapper Kendrick Lamar sulla Bibbia, accompagnato dalla chitarra di The Edge. Il rapper aveva già collaborato in “Get Out of Your Own Way” (tratto da Songs of innocence). Quasi in fondo c'è anche "The Blackout", l'altro singolo presentato durante il tour del trentennale di "The Joshua Tree". E qui ci sono delle allegorie proprio a quel ridimensionamento di cui parlavo prima. Un'oscurità a cui sembriamo sempre più avviati. Il tono è una chiara metafora politica, alla mancanza di una guida vera. “When the lights go out / In the darkness where we learn to see“ (quando le luci si spengono / nell'oscurità dove impariamo a vedere).

Conoscendo gli U2, non poteva mancare anche un'attenzione alle vicende politiche contemporanee (l'album è stato ritardato a causa dell'elezione di Donald Trump, cosa inspiegabile per Bono). Nel disco sono almeno due passaggi abbastanza significativi:

"Statues fall, democracy is flat on its back /A big mouth says the people, they don't wanna be free for free"

(Cadono le statue, la democrazia è piatta sulla schiena / Una grande bocca dice alle persone, non vogliono essere libere per niente).

"The face of liberty’s starting to crack / The slaves are lookin’ for someone to lead them
The master’s lookin’ for someone to need him"

(Il volto della libertà sta iniziando a incrinarsi / Gli schiavi cercano qualcuno che li guidi. Il maestro sta cercando qualcuno che abbia bisogno di lui).

Considerando i tempi in cui viviamo, non è affatto poco. Anche se dagli U2 ci si aspetta sempre quel qualcosa in più che faccia la differenza.

Ultima modifica il Domenica, 03 Dicembre 2017 12:23
Tommaso Alvisi

Nato a Firenze nel maggio 1986, ma residente da sempre nel cuore delle colline del Chianti, a San Casciano. Proprietario di una cartoleria-edicola del mio paese dove vendo di tutto: da cd e dvd, giornali, articoli da regalo e quant'altro.

Da sempre attivo nel sociale e nel volontariato, sono un infaticabile stantuffo con tante passioni: dallo sport (basket, calcio e motori su tutti) alla politica, passando inderogabilmente per il rock e per il cinema. Non a caso, da 9 anni curo il Gruppo Cineforum Arci San Casciano, in un amalgamato gruppo di cinefili doc.

Da qualche anno curo la sezione cinematografica per Il Becco.

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