Lunedì, 12 Marzo 2018 00:00

Le porte della percezione

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Le porte della percezione

Dietro alle sensazioni, dalle più belle alle più drammatiche, si nascondono meccanismi biologici, capirli e comprenderli ci può aiutare moltissimo.

Questa settimana stavo pensando a un articolo sulla scienza dei leader o a uno sul rapporto tra scienza e sesso femminile, poi ho deciso di andare completamente in un’altra direzione, alla ricerca di un qualcosa che non fosse così troppo mainstream. Quindi ho pensato, «Perché non parlare dei meccanismi neurofisiologici della nostra mente?» Il funzionamento del nostro cervello è qualcosa di estremamente complicato e per lo più ancora ignoto, ma i progressi scientifici dell’ultimo secolo hanno portato a scoprire molti aspetti del più misterioso tra i sistemi del corpo umano.

Vorrei partire però da una considerazione di fondo: l’idea di scrivere sul funzionamento della testa delle persone mi è venuta pensando ai razzisti, agli omofobi, agli intolleranti e a tutti quelli che, in qualche modo, si sentono superiori agli altri. Mi sono chiesto perché nasce questo pensiero e soprattutto come funziona questo meccanismo. Questo argomento, ribadisco complesso e molto articolato, richiede almeno un duplice approccio: da un lato un discorso psicologico, dall’altro un ragionamento fisio-biologico. Sul primo posso dire poco, mentre sul secondo posso dilungarmi molto. E proprio da quest’ultimo partirò!

Dato di fatto: gli uomini sono tutti diversi, in un grado che, per semplicità, possiamo approssimare a circa lo 0.5% del proprio patrimonio cromosomico. Ribaltando il discorso si può dire anche che gli uomini sono tutti uguali per il 99.5% del DNA. (N.B: non è proprio così, ma circa!1). Un’ulteriore considerazione dovremmo farla alla luce del fatto che la differenza genetica con le scimmie non supera il 5%, mentre con il corallo il 10%2. Non che i coralli siano quindi tanto diversi da noi quindi!

Per rispondere alla mia domanda iniziale: sebbene le differenze esistano (e meno male), il vero momento in cui si creano pregiudizi discriminatori si deve trovare nella percezione dell’altro, cioè, per allargare il ragionamento, nella percezione della realtà che ci circonda, realtà fatta di persone, cose, animali, piante, situazioni, ambienti. Solo considerando l’intero processo di percezione e di ragionamento intorno alla realtà possiamo comprendere le radici di alcuni comportamenti umani. Senza dimenticare che la percezione è propedeutica all’azione, quindi se riuscissimo a spiegare certi meccanismi, potremmo magari prevenire certe azioni che scaturiscono da un pensiero “nato male”.

Il cervello umano è composto da milioni di miliardi di cellule (neuroni) che trasmettono segnali elettrici dalla periferia del corpo alla testa, da un’area all’altra del cervello e lo riportano ai sistemi periferici di risposta. All’inizio di questo cammino c’è una traduzione del segnale sensoriale in stimolo elettrico, mentre alla fine si trova il processo inverso.Ad esempio l’occhio ha il suoi recettori per colore, dimensione e luce: ognuno di questi capta una parte dell’oggetto che vediamo e la trasmette all’area del cervello preposta per elaborare e combinare i diversi stimoli; solo a questo punto il nostro cervello realizza l’oggetto che stiamo guardando! Se stiamo osservando un bicchiere pieno d’acqua e il nostro sistema interno comunica al cervello la sensazione di sete, allora la risposta di questi due stimoli combinati sarà l’allungare la mano per prendere il bicchiere, portarlo alla bocca e bere. Gli stimoli elettrici corrono lungo i neuroni, ma ogni neurone riceve stimoli da decine di altri neuroni e deve modulare lo stimolo in uscita: la trasmissione dello stimolo neurone-neurone avviene tramite sostanze chimiche chiamate neurotrasmettitori che possono eccitare o inibire il neurone che attaccano.

Le sostanze stupefacenti come la dietilamina dell’acido lisergico (LSD) riescono letteralmente a mimare più di uno di questi neurotrasmettitori, aprendo come un passepartout tutte quelle che William Blake prima, Aldous Huxley poi e i Doors dopo hanno chiamato le porte della percezione. Anche la cocaina e l’eroina hanno effetti simili, così come molte altre droghe sintetiche. Il risultato è quello di avere un flusso di stimoli elettrici senza controllo tra i neuroni, che possono mettere in contatto aree celebrali solitamente non interagenti e che possono portare ad una totale perdita di inibizioni o al vedere, sentire e percepire cose strane, non reali o provenienti da altre tipologie di fonti (la famosa sinestesia in cui si vede la musica ad esempio).

Bene, quindi, al netto degli stupefacenti, gli stimoli arrivano e vengono elaborati per avere una risposta, ma questo processo, per lo più istantaneo, come può influenzare la nostra idea degli altri? Come può succedere che uno scenda in strada armato e nel volere colpire “uno a caso”, finisca per sparare proprio a un uomo di colore? Oppure che nel nostro subconscio vedere in aeroporto un uomo con la barba lunga e i lineamenti arabeggianti ci metta subito sul chi va là?

Per rispondere a questo si deve tirare in ballo un processo fondamentale per ogni specie: l’apprendimento e la memoria. L’uomo infatti, come ogni animale tende a interiorizzare il suo passato e a riporlo nel cervello sotto forma di esperienza: qualsiasi cosa ci accada noi lo stocchiamo, prima come memoria a breve e poi a lungo termine, nel caso si possa tornare utile per il futuro. Così, ad esempio, dopo esserci scottati la lingua mangiando una minestra calda, sappiamo di non doverlo fare più.

Allo stesso modo, purtroppo, gli stimoli comunicativi esterni (cosa che gli animali non hanno) ci possono condurre a creare pregiudizi e a pensare in maniera razzista, xenofoba e discriminatoria, nonostante che magari quella particolare situazione non presenti alcun tipo di rischio per noi. Mi spiego meglio. Se il nostro cervello funzionasse solo attraverso l’esperienza diretta, allora non avremmo nessun tipo di pregiudizio, in quanto tutto ciò che potremmo giudicare sarebbe già passato al vaglio dei nostri neuroni, ma, vivendo in una società intrisa di comunicazione, viviamo praticamente un’esperienza diffusa e continua che ci porta a condividere esperienze, nel bene e nel male.

Negare la presenza di differenze, sia genetiche che culturali, è antiscientifico e illogico, mentre negare la legittimità di tali differenze a esistere è semplicemente criminale. Ma il vero lavoro, di comprensione prima di tutto, dovrebbe essere fatto a monte, là dove nasce l’idea per cui se scendo in strada per sparare a uno a caso, finisco per sparare a uno di colore. Questo seme di razzismo, che viene da molte parti negato, è pericoloso proprio come il razzismo esplicito perché, in una situazione drammatica, attiva circuiti neuronali automatici che portano a concludere che una vita valga meno di un’altra.

Forse certe volte ci lasciamo un po’ troppo trascinare dall’idea del destino che ci porta proprio in quel posto in quel momento, ma in realtà il trovarsi di fronte un uomo che odia in nostro essere bianco o nero, cristiano, ateo, ebreo o musulmano, di sinistra o di destra è qualcosa che sfugge al nostro controllo, ma non a quello della sua mente. Le percezioni che abbiamo degli altri, statisticamente, vengono ribaltate se due persone instaurano un rapporto. Questo, al di là di tutto, è un dato che la dice lunga sull’aspetto sociale in cui dovremmo investire. 



1 http://bollettinonormale.sns.it/cosi-simili-cosi-diversi-i-principi-della-genetica-spiegati-da-franco-gabrielli/

https://www.focus.it/ambiente/animali/uomini-e-coralli-uniti-nel-dna

3 http://www.innerbody.com/image/nervov.html

 

Immagine ripresa liberamente da lacabezaenlasnubes.bigcartel.com

Ultima modifica il Sabato, 10 Marzo 2018 10:53
Samuele Staderini

Sono nato nel 1984 vicino Firenze e ci sono cresciuto fino alla laurea in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche nel 2009. Dopo il dottorato in Chimica, tra Ferrara e Montpellier, ho iniziato a lavorare al CNR di Firenze come assegnista di ricerca (logicamente precario). Oltre che di chimica e scienza, mi occupo di politica (sono consigliere comunale a Rignano sull'Arno), di musica e di sport. E si, amo Bertrand Russell!

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