Venerdì, 25 Gennaio 2013 00:00

Novità sulle curde uccise a Parigi

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Novità sul versante delle indagini a Parigi sull’assassinio, il 9 gennaio, delle tre compagne curde del PKK, il partito dei lavoratori curdi, Sakine Cansız, Fidan Doğan e Leyla Söylemez. Venerdì 17 gennaio sono stati fermati due curdi. Ciò ha consentito al governo turco di rincarare la propria versione dei fatti, presa subito dopo la strage, quella di una faida interna al movimento curdo. Uno dei due arrestati è stato però rilasciato il giorno successivo, perché risultato impossibilitato a partecipare alla strage. Dell’altro uomo, un trentenne, Ömer Güney, che svolgeva il ruolo di assistente e autista di Sakine Cansız, il fermo è stato invece prolungato, per essere trasformato in arresto lunedì scorso (21 gennaio). L’annuncio alla stampa dell’arresto è stato dato dal magistrato che segue l’indagine, François Molins, figura legata agli ambienti negazionisti e lepenisti, che ha insistito egli pure sulla faida interna. Le prove a carico di Güney sembrano significative: le telecamere nell’edificio dove è stata compiuta la strage indicano che l’arrestato era al suo interno al momento in cui è avvenuta. Insomma tutto tornerebbe.

Invece no. Intanto non torna, già guardando alle prime risultanze dell’indagine, la tesi della faida. L’arma usata per la strage è un mitra dotato di silenziatore: un indizio che va nel senso di una strage su commissione, ragionevolmente allo scopo di determinare il fallimento dei colloqui in corso da alcuni mesi tra il governo turco (per interposti funzionari del MİT, i servizi di sicurezza della Turchia) e Abdullah Öcalan, il leader, in prigione, della lotta dei curdi di Turchia per i loro diritti linguistici e per la loro autonomia.

Un’indicazione, poi, di come sia in ballo il tentativo di qualcosa di grosso, cioè di questo fallimento, viene anche da fatti più recenti. Il giorno precedente la strage sono stati incendiati tre centri di informazione dei curdi di Turchia legati al PKK, due in Belgio e uno in Francia: presumibilmente ad opera, secondo le polizie dei due paesi, dei Lupi Grigi. Inoltre i rappresentanti curdi hanno informato i loro connazionali in questi paesi e le autorità di polizia dell’arrivo in Europa, verso la fine del 2012, di tiratori d’élite probabilmente legati alla componente “deviata”, eversiva, del MİT.

A questa parte del MİT, rammento, si debbono già i recenti omicidi di due dei quattro negoziatori curdi a Oslo, nel 2009, con i rappresentanti indiretti (sempre del MİT) del governo della Turchia (si tratta di un primo tentativo di negoziato, fallito). Un terzo negoziatore curdo, Adem Uzun è stato invece oggetto a Parigi di una provocazione dei servizi francesi, ed è in carcere dal 6 dicembre scorso.

Ma soprattutto non confermano la tesi della faida le notizie, recentissime, riguardanti le indagini svolte dal MİT in Turchia sull’assassino di Parigi. Esse hanno accertato che questi si è recato una decina di volte nel corso del 2012 ad Ankara. L’ultima di esse, in agosto, è coincisa con l’incontro riservato a Oslo tra funzionari del MİT e rappresentanti curdi, preparatorio dei successivi colloqui con Öcalan. L’assassino, poi, è stato accertato che si muove con un passaporto a suo nome (i militanti del PKK usano ovviamente passaporti con nomi falsi, quando tornano in Turchia); anzi addirittura risulta che egli ha cambiato un vecchio passaporto con uno biometrico. Ad Ankara, infine, non ha mai incontrato i propri parenti. Insomma era in missione.

È interessante anche il fatto che il governo turco abbia impegnato il MİT (la parte che esso controlla) nell’indagine sulla strage di Parigi: significa la consapevolezza di essere lui, il governo, il principale bersaglio della strage, e che la tesi della faida esso sa benissimo che è una balla, da usare sia per alleggerire pubblicamente la responsabilità turca della strage che nella propria partita a scacchi con il potere militare, dove il governo cerca di conquistare o di neutralizzare una parte degli alti ufficiali. In Turchia fin dall’inizio dell’affermazione elettorale (2002) dell’AKP si è aperto un braccio di ferro tra il governo di questo partito e il potere militare, erede dell’autoritarismo laico di Kemal Atatürk, poi caduto in mano alla sua componente sciovinista, razzista e golpista. In questa partita il governo ha segnato a suo favore una serie di punti, tra i quali l’arresto di una quantità di generali e di altri ufficiali facenti parte della Gladio turca, Ergenekon, rei di un complotto orientato a un colpo di stato, e condannati a pesanti pene detentive: tuttavia la partita è ancora aperta, il potere militare, per quanto non più omogeneo e prestigioso come un tempo, è ancora molto forte, e molto pericoloso. Giova rammentare che Ergenekon è l’equivalente della ex (?) Gladio in Italia, e di simili organismi altrove in vari paesi della NATO: costituiti da quest’ultima come apparati “segreti” da attivare nel momento in cui forze politiche non gradite avessero preso in qualche paese il potere.

Conferma indiretta, infine, della posizione politica dell’assassino Güney viene dagli accertamenti effettuati dalla militanza curda in Turchia. Essa è riuscita a sapere che Güney appartiene a una famiglia di collaborazionisti curdi legata al partito del Lupi Grigi MHP, di estrema destra razzista, da sempre al servizio del potere militare turco, da sempre al servizio dei suoi apparati di sicurezza, da sempre complice dell’estrema destra eversiva interna a questo potere; dotato, inoltre, di una propria struttura militare, autrice di una quantità di omicidi a carico della militanza curda così come di quella delle associazioni turche per i diritti umani.

Immagine tratta da salon.com

Ultima modifica il Venerdì, 25 Gennaio 2013 00:17
Luigi Vinci

Protagonista della sinistra italiana, vivendo attivamente le esperienze della Federazione Giovanile Comunista, del PCI e poi di Avanguardia Operaia, Democrazia Proletaria, Rifondazione Comunista. Eletto deputato in parlamento e nel parlamento europeo, in passato presidente e membro di varie commissioni legate a questioni economiche e di politica internazionale.

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