Dalla divulgazione scientifica alle recensioni di romanzi, passando per filosofia e scienze sociali, abbracciando il grande schermo e la musica, senza disdegnare ogni forma del sapere.
Immagine liberamente tratta da pixabay.com
La violenza può essere un piacere?
ELLE **** (Anteprima)
(Francia, Belgio, Germania 2016
Regia: Paul VERHOEVEN
Fotografia: Stephane FONTAINE
Sceneggiatura: David BIRKE
Cast: Isabelle HUPPERT, Laurent LAFITTE, Anne CONSIGNY
Durata: 2h e 10 minuti
Distribuzione: Lucky Red
Uscita: 23 Marzo 2017
Genere: Thriller / Drammatico
Oscar 2017: una busta, molto fumo e poco arrosto
Domenica 26 febbraio al Dolby Theatre di Los Angeles sono stati assegnati gli Oscar. L'edizione 2016 era stata oggetto di critiche piuttosto aspre. L'Academy aveva di fatto assegnato tutti i premi ai bianchi. L'edizione 88 sembrava quasi un raduno del Ku Klux Klan, secondo la numerosa comunità afroamericana. Tanto che registi come Spike Lee aveva boicottato la cerimonia (vedi qui).
Lo scontento deve aver risvegliato le coscienze nell'Academy. Sono state cambiate le regole ed ecco che improvvisamente dalle nomination sono stati ignorati "Sully" del repubblicano Clint Eastwood (grandissimo film), lo scomodo "Snowden" di Oliver Stone, "Animali notturni" dello stilista Tom Ford, Amy Adams (due grandi interpretazioni: "Arrival" e il già citato film di Ford) e Hugh Grant nemmeno presi in considerazione. E poi c'è anche "Silence" di Martin Scorsese che meritava ben altra sorte (una sola candidatura). Nessun premio per film come Jackie di Pablo Larrain (scomodo politicamente), Animali notturni di Tom Ford e "Silence" di Martin Scorsese.
Tra varie forme di dipendenza, scegliete la vita
Settimana di fine febbraio molto ricca di uscite. Domenica prossima verranno assegnati gli Oscar (ve ne parlerò prossimamente). Nella solita settimana sono usciti "Barriere" di Denzel Washington, "Beata ignoranza" di Massimiliano Bruno, "Trainspotting 2" di Danny Boyle e il già recensito "Jackie"di Pablo Larrain (vedi qui).
Il primo francamente non mi ha entusiasmato. È un film troppo teatrale, fittissimo di dialoghi. Anche se può vantare due ottimi interpreti come lo stesso Washington e Viola Davis (entrambi candidati all'Oscar). È un titolo tipicamente americano abbastanza tosto da seguire per 2 ore e 20 minuti di durata con finale retorico (e evitabile). Pertanto ho scelto di virare, recensendo il sequel del cult di Danny Boyle e una interessante commedia italiana sulla dipendenza dai social network. Perchè, come dice il titolo, non ci solo droghe e alcool. Ci sono tante forme diverse di subordinazione. In questo pezzo ne affronto due: quella dalla nostalgia e quella da social network, la nuova droga di oggi.
Ecco le recensioni in dettaglio:
Dopo la buona notizia dei soldi giunti da Roma e fatta vivere qualche giorno prima con una conferenza esplicativa, visite guidate al teatro e la proiezione di Ridendo e Scherzando, omaggio di Silvia e Paola Scola al padre ed al genio (tutte iniziative che ci dicono di un teatro aperto alla città e quindi pienamente utile), il Così fan tutte è più allegro.
Con le musiche di Mozart e il libretto di Lorenzo da Ponte (con gli accenni più misogini del Sannazzaro) resi nella regia del compianto Scola (ripresa da Marco Scola Di Mambro) la scuola degli amanti si svolge con limpidezza nell'importante e ricco allestimento (forse un filo rumoroso da spostare nei cambi di ambientazione) del Regio di Torino (utilizzato per la produzione del 2003, debutto di Scola alla regia lirica) e nelle scene di Luciano Riccieri trasportandoci - aiutati da costumi veramente splendidi - in quel finire del '700 lasciandoci in bocca un po' di quel pastoso caffè greco allora così di moda tra le élite.
E tra il nero del caffè e l'azzurro del mare il Così fan tutte si mostra per ciò che è: un turbinio di travestimenti e di camuffamenti identitari condito persino da uno scambio di sposi, quasi a dire che in fondo non soltanto la fedeltà ma lo stesso amore non sia poi questa gran cosa e che con estrema facilità la sognata propria metà diventa sostituibile (in Mozart e Da Ponte, nella vita è altra storia).
In questa Prima, sicura e senza sbavature è stata la direzione dell'inglese Webb (anche al pianoforte per i recitativi) e grande vivacità è stata resa dalle protagoniste femminili Ekaterina Bakanova (Fioridiligi, soprano) e Raffaella Lupinacci (Dorabella, soprano) magnifiche rispettivamente nella 14° e nella 28° aria in un'opera che chiede a chi la recita di piegarsi alla complessità dello spartito tra i saliscendi generati dal molto recitativo, dai momenti collettivi (a diverso numero di voci) e, per l'appunto, dalle prove individuali.
E bravissima è stata Despina (Barbara Bargnesi, Soprano) che a 228 anni di distanza dalla prima rappresentazione ci fa ancora ridere nelle sue vesti di finto notaio, finto medico e vera cameriera mostrando anch'essa - con un pizzico di disprezzo di classe per le due nobildonne - la propria dottrina di vita (“due ne perdete.Vi restan tutti gli altri”).
Attivi e valenti i due sposi promessi e finti ufficiali albanesi (nonché finti suicidi) Michele Patti (Guglielmo, baritono) e Blagoj Nacoski (Ferrando, tenore): l'applausometro del Carlo Felice ha impercettibilmente premiato più il primo.
Menzione speciale per Daniele Antonangeli che ha magistralmente reso il cinico Don Alfonso (basso), vincitore sì, ma di un'amara vittoria. Una vittoria da philosophe val bene una sconfitta da uomo che forse un giorno sognò anch'egli l'amore puro? Per Mozart sembrerebbe di sì.
E così portati sin dall'attacco dell'opera (quel a tutti noto “la mia Dorabella...”) fino alla morale del prendere “con buon verso” la vita siamo propensi a dare ragione a Don Alfonso ed alla sua filosofia da cento zecchini: almeno per una sera.
Nella foto Fiordiligi (Ekaterina Bakanova) e Dorabella (Raffaella Lupinacci). Foto Marcello Orselli - Teatro Carlo Felice
JACKIE ****
(USA 2016)
Regia: Pablo LARRAIN
Cast: Natalie PORTMAN, John HURT, Billy CRUDUP, Peter SARSGAARD
Durata: 1h e 38 minuti
Distribuzione: Lucky Red
Uscita: 23 Febbraio 2017
CANDIDATO A 3 PREMI OSCAR (Miglior colonna sonora, Migliori Costumi e Miglior Attrice Protagonista - Natalie Portman)
MIGLIOR SCENEGGIATURA AL FESTIVAL DI VENEZIA 2016
Non tutti sanno ancora chi è Pablo Larrain, ormai punto di riferimento inamovibile per cinefili e amanti del cinema da festival. Regista cileno, classe 1976, figlio di due politici della destra post Pinochet. Nonostante sia nato in una famiglia di potenti, lui ha scelto la strada più tortuosa e meno battuta. Ha scelto una vita dura più che altro per guadagnarsi la credibilità a livello internazionale. Ha sempre combattuto artisticamente per far conoscere nel mondo il suo Paese, nel bene e nel male.
6 film all'attivo, tutti bellissimi: Fuga, Tony Manero, Post Mortem, No - i giorni dell'arcobaleno, Il club e Neruda, vedi qui).
L’anima contesa: l’Europa della Guerra dei Trent’anni
La straordinaria diffusione delle dottrine protestanti ebbe un impatto fondamentale nel continente europeo. Una conseguenza del crollo delle strutture universali medievali, segnale di un passaggio epocale contrassegnato da conflitti. Inizialmente il terreno di scontro fu nell’ambito delle dottrine politiche, in cui ci si chiedeva dell’utilità di una potenza come l’Impero in un continente profondamente mutato come quello dopo il XV secolo. Si spostò in ambito filosofico e scientifico, nel tentativo di strappare al dogmatismo cattolico i principali campi del sapere. Keplero, Copernico, Galileo: nomi dannati e perseguitati dalla Chiesa, eroi e martiri di una rivoluzione scientifica che disegnò un nuovo universo. Sopra il cielo, non c’è solo il Paradiso.
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