Martedì, 18 Giugno 2013 00:00

Keep the faith: i Saxon sacrificano Firenze

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Finite tutte le altre birre, rimane la bottiglia di plastica della Ceres da alzare verso il soffitto del Viper di Firenze, tra le note iniziali di Crusader, dopo una devastante esecuzione di Wheels of steel 

Alla fine è un bagno di sudore e musica di qualità, con sguardi stanchi e commossi.  

I Saxon sono una leggenda del metal, anche se oggi decisamente meno nota degli Iron Maiden, con cui lanciarono la New Wave Of British Heavy Metal tra il '79 e l'80.

Sono pochi i gruppi sopravvissuti che nel 2013 riescono a riempire stadi e palazzetti. Già gli Europe (quelli noti a chiunque per The Final Countdown, ma che hanno alle spalle una carriera ben più nobile) erano stati spostati dal più capiente Obihall al Viper. Solo gli Slayer paiono riuscire a tenere sull'ex Teatro Tenda in questa stagione fiorentina particolarmente generosa (rispetto agli ultimi anni).  

All'apertura dei cancelli prevale una sensazione di sconforto. Pochissima coda all'ingresso e meno di 100 persone nel locale quando inizia a suonare l'apprezzabile gruppo spalla tedesco, Ac Angrydal suono pesante e classico.

Solo con l'introduzione tratta dall'ultimo album Sacrifice si raduna il pubblico di Firenze, permettendo di tirare un sospiro di sollievo. 

I pezzi degli ultimi dischi, che hanno recuperato sonorità più dure e heavy, reggono bene il palco. Particolarmente efficace Made in Belfast, che non sfigura con il pubblico già scaldato dalle note di Heavy metal thunder

Un crescendo di coinvolgimento emotivo, costruito con abilità da un Biff Byford ultrasessantenne e ironico, sottolineato da un lungo assolo di batteria di un Nigel Glocker particolarmente in forma.

Si arriva ai classici finali completamente pronti a sacrificare tutte le energie rimaste, per ricordarsi cosa vuol dire essere di fronte a delle leggende del metal.

Denim and leather e Princess of the night svuotano anche i giovanissimi presenti, che escono dal Viper con la sensazione di aver vissuto una pagina di storia che un giorno sparirà definitivamente, che per adesso resiste e regala la sensazione di poter urlare al cielo: keep the faith.

[Nota: serve una petizione per permettere ai metallari di poter pagare il biglietto di ingresso anche con il bancomat, o almeno di aprire uno sportello in zona per prelevare. Nel 2013 sapere di compagni che non riescono a entrare...]

Ultima modifica il Martedì, 18 Giugno 2013 00:09
Dmitrij Palagi

Nato nel 1988 in Unione Sovietica, subito prima della caduta del Muro. Iscritto a Rifondazione dal 2006, subito prima della sconfitta de "la Sinistra l'Arcobaleno". Laureato in filosofia, un dottorato in corso di Studi Storici, una collaborazione attiva con la storica rivista dei macchinisti "ancora IN MARCIA".

«Vivere in un mondo senza evasione possibile dove non restava che battersi per una evasione impossibile» (Victor Serge)

 

www.orsopalagi.it
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