Sabato, 01 Marzo 2014 00:00

Snowpiercer: guerra di classe in tempi di era glaciale

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Una macchina da guerra cinematografica. Potente. Capace di travolgere qualsiasi aspettativa e pregiudizio.

La struttura di un blockbuster, strumentalmente usata per stupire, con un coraggio narrativo che rifugge tanto gli stereotipi quando il cinema ricercato.

Bong Joon-ho raggiunge la perfezione con una regia particolarmente ispirata. Complicato riuscire a non trasmettere minima monotonia rispetto a una storia rinchiusa tra i vagoni di un treno.

La storia originale è un fumetto francese per l'occasione pubblicato anche in italiano, felice scelta per una produzione che ha messo insieme Francia, Stati Uniti e Corea del Sud, paese del regista in cui la pellicola ha registrato incassi da record.

Pensato per il mercato occidentale, basato sul bianco e nero di oltralpe, girato tra Repubblica Ceca ed Austria, arriva nelle sale europee dopo un contenzioso feroce tra il regista e Har­vey Wein­stein, il distributore. Quest'ultimo pretendeva un taglio di venti minuti e si è accontentato di limitarne la diffusione sul mercato a stelle e strisce. 

Joon-ho ha avuto modo di affermare la propria determinazione, chiara anche nella spregiudicatezza con cui utilizza il cast, perfettamente piegato alle esigenze della storia e strumentale alla narrazione. Nessuna nota stonata in un insieme di nomi altisonanti che lasciava dubitare della bontà della proposta cinematografica.

Marco Beltrami firma una delle sue migliori composizioni musicali, che ricorda i livelli di Quel treno per Yuma (il remake). 

Il realismo reso dall'enorme giunto cardanico utilizzato per ricreare i movimenti del treno rende al meglio la semplicità dell'ambientazione senza che questa scada mai nell'onirico, anche quando ci si perde nei particolari dei diversi scompartimenti, specchio delle diverse condizioni sociali.

L'esordio in "lingua inglese" del regista è una storia sulla condizione umana. Abituati a favole e romanticismi hollywoodiani ci scopriamo impreparati a un equilibrio di realismo e cinismo, tanto da pensare subito alla categoria del pessimismo.

La leggerezza con cui si sorvola da un personaggio all'altro è forse il punto di forza maggiore del film, che giustifica le differenze con il fumetto, più concentrato sulla dimensione individuale. La coralità del treno è resa con forza e coraggio, in un film di due ore e cinque minuti che impedisce distrazioni e noia. 

Si consuma il film, seminando domande e questioni in grado di segnare il cinema che verrà (o almeno si spera). Una distopia ha il punto di forza nei contenuti, il film ha il merito di colpire positivamente per la sua realizzazione e lasciare i nodi filosofici al dopo visione, senza puntare a facili soluzioni narrative e banalità sentimentali.

L'uomo non ha che da accettarsi, per un eterno mutamento teso all'abbattimento delle diseguaglianze che pure mai si esauriranno?

Per citare l'ultima vignetta del fumetto che consigliamo di recuperare:

"Non c'è mare senza costa, non c'è andata senza ritorno. Senza biasimo è chi dimora nel pericolo. Non affliggerti per la verità. Godi della fortuna che ancora possiedi".

Imponente. Riuscito.

[Voto 9 su 10]

[Snowpiercer, Corea del Sud, USA, Francia2013, Fantascienza, durata 126', regia di Joon-ho Bong]

Ultima modifica il Venerdì, 28 Febbraio 2014 23:16
Dmitrij Palagi

Nato nel 1988 in Unione Sovietica, subito prima della caduta del Muro. Iscritto a Rifondazione dal 2006, subito prima della sconfitta de "la Sinistra l'Arcobaleno". Laureato in filosofia, un dottorato in corso di Studi Storici, una collaborazione attiva con la storica rivista dei macchinisti "ancora IN MARCIA".

«Vivere in un mondo senza evasione possibile dove non restava che battersi per una evasione impossibile» (Victor Serge)

 

www.orsopalagi.it
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