Lunedì, 21 Agosto 2017 00:00

Il contemporaneo attraverso le serie televisive (parte 1)

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Il contemporaneo attraverso le serie televisive (parte 1)

È di qualche settimana fa la notizia che parla di un gruppo di hackers che avrebbero attaccato il canale americano HBO per rubare e rendere pubbliche le puntate e i copioni inediti di The Game Of Thrones, la popolarissima serie televisiva americana, record di telespettatori e incassi, che ha conquistato milioni di fan in tutto il mondo. Non è la sola, tuttavia, a riscuotere un successo così ampio nel pubblico: ce ne sono moltissime, e non solo le più recenti, che hanno avuto un indiscusso seguito, tanto da diventare dei veri e propri cult. Ma in generale possiamo dire che il fenomeno delle serie televisive non riguarda solo questa o quella specifica, ma tutti coloro che ne sono appassionati, per non dire dipendenti, perché non possono fare a meno di finire di vederne una per iniziarne un’altra. Stiamo parlando dunque di un fenomeno di ampia scala che si estende progressivamente a una fetta sempre più grande di persone. Oramai è una vera e propria folla oceanica, se non un continente intero.

La straordinaria popolarità che oggi hanno acquisito le serie televisive è un fenomeno curioso da analizzare non solo sotto l’aspetto “cinematografico”. Si tratta, a nostro giudizio, di un vero e proprio cambiamento strutturale nel modo di fruire l’intrattenimento; in particolare, com’è chiaro, ci riferiamo all’intrattenimento visuale, cioè a tutto quel mondo che produce “immagini in movimento” (film, cortometraggi, serie, animazione… eccetera) con lo scopo di rendere disponibile e commercializzabile quel passatempo che da ormai almeno un centinaio di anni tiene sempre più persone incollate allo schermo, che sia quello dei cinema o quello domestico. Con questo articolo ci proponiamo, in poche pagine, di cercare di sviscerare quegli aspetti che fanno della serie televisiva moderna un’opera tanto innovativa quanto emblematica e rappresentativa di una determinata fase storico-politica e sociale, senza tralasciare quegli aspetti di analisi che vorremo emergessero da alcune serie prese in considerazione.

Cosa intendiamo per “serie televisive moderne”? Non è facile fare una separazione netta tra il prima e il dopo, dire quali elementi siano più importanti di altri, perché i casi di differenziazione tra le diverse produzioni e le molte eccezioni – anche per il numero esorbitante di serie- rende difficile trovare elementi che le accomunino. Possiamo tuttavia, ampliando al massimo lo spettro della generalizzazione, individuare due aspetti. Il primo è la serialità, cioè la continuità della storia (nei suoi vari espedienti narrativi) o del tema che si intende affrontare (come nel caso di Black Mirror sulla realtà virtuale) o del genere. Se ci facciamo caso, l’aspetto della serialità, che presuppone una scansione in episodi, è veramente onnicomprensivo di tutte le serie sia per quanto riguarda aspetti formali, come il titolo o il sound di apertura - anche nei casi in cui gli episodi non appartengano a un unico filone narrativo -, sia per quanto riguarda elementi sostanziali in cui si rappresenta una trama assolutamente intrecciata tra personaggi, ambienti e vicende, il cui groviglio si dipana solo nel corso degli episodi. L’altro aspetto che distingue caratteristicamente le serie per così dire “moderne”, è il concentrarsi, con un focus introspettivo singolare rispetto al passato, sull’individualità dei personaggi principali. L’obbiettivo è quello di suscitare empatia e compartecipazione tra gli spettatori mostrando avvenimenti vissuti da personaggi resi estremamente credibili, che conosci come conosceresti un tuo caro amico proprio perché sai tanto di loro. L’elemento che spinge a continuare a vedere la serie non è solo il colpo di scena in fondo all’episodio ma il coinvolgimento emotivo rispetto alla storia dei personaggi. Su questo punto, infatti, vorremo porre l’attenzione parlando di alcune serie che ci sembrano importanti per comprendere questa piccola rivoluzione copernicana nel mondo dell’intrattenimento domestico, ma non solo, perché si tratta ormai di un fenomeno di massa, sempre più amplificato dai social e dal web.

La massiccia presenza di una profonda e caratterizzata indagine psicologica dei personaggi compare per la prima volta in una serie cult degli anni ’90, Twin Peaks di David Lynch. Questa, seppure con tratti volutamente kitsch e vicini alla melensa telenovela, che a momenti sembrano toccare il demenziale, ha avuto il pregio di innalzare il livello delle serie televisive dell’epoca, sia dal punto di vista della regia, sia rispetto all’intreccio della trama, che, in particolare, riguardo alla costruzione dei personaggi. Il protagonista, Dale Cooper, viene seguito non solo nella sua indagine sull’omicidio di Laura Palmenr, ma viene spiato nei suoi momenti più intimi e introspettivi, nelle sue allucinazioni grottesche, nei sogni disturbanti, nelle paure e ossessioni più segrete, attraverso un gioco virtuoso in cui il contesto della cittadina sperduta diventa metafora e rappresentazione reale dell’oscuro labirinto dell’inconscio e viceversa. L’indagine sul personaggio non si concentra solo su Cooper, ma si estende a tutti gli uomini e le donne che ruotano intorno alla vicenda, spostandosi più e più volte per mostrarci la vita di ciascuno di loro. Occorre evidenziare che non è una ricerca che si può riscontrare solo nella trama: comprende tutta l’opera, dagli accentuati chiari scuri e tonalità di rosso acceso degli indumenti, delle pareti e dei drappeggi di alcuni luoghi (che rappresenta la passione e il sangue, elementi centrali nella vicenda) e dalle accurate scenografie, fino alla scelta delle inquadrature che privilegiano primi piani e quadri stretti come per voler entrare nella mente dei personaggi.

Da Twin Peaks in poi, sebbene molte delle produzioni immediatamente successive non seppero confrontarsi con questa serie, possiamo ricordare alcune tra le più importanti tra gli anni ’90 e gli inizi degli anni 2000 come X-Files, Desperate Housewives, Lost, Dexter, Dr. House. Ognuna con le proprie storie e peculiarità, queste serie non solo seppero cogliere la lezione di Twin Peaks sulla caratterizzazione dei personaggi, ma riuscirono a coniugare questo aspetto a differenti generi e storie. X-Files, riprendendo le tonalità e lo stile del capolavoro di Lynch si sofferma sull’aspetto del noir fantascientifico. Desperate Housewives, combinando elementi del drama, della commedia, del giallo e della soap opera, parla della vicenda di cinque amiche quarantenni che gestiscono problemi di tutti giorni nel piccolo quartiere di Wisteria Lane, nascondendo ognuna di loro piccoli e grandi segreti. Lost, raccontando la storia dei superstiti a uno schianto aereo che si ritrovano a dover sopravvivere su un’isola sperduta nell’oceano, getta le basi per uno stile narrativo originale e innovativo. Lo fa non solo grazie all’articolato intreccio narrativo costruito attraverso numerosissime digressioni temporali in cui viene mostrata la vita dei personaggi prima dell’incidente, ma anche ad espedienti tecnici nel montaggio delle scene come il cliffhanger – brusca interruzione del finale di episodio per far comparire la scritta LOST accompagnata dal rumore di un’esplosione – o i flashback segnalati dal suono crescente di un motore di un aereo. Dexter è la serie che con scene splatter e toni alterni tra il drama e il noir poliziesco ci mette nelle spoglie Dexter Morgan, un ematologo della polizia scientifica di Miami che nasconde il terribile segreto di essere un implacabile serial killer; grazie agli insegnamenti paterni tuttavia riesce a incanalare i suoi istinti omicidi verso i criminali che sono sfuggiti alla giustizia. Dr. House è la saga incentrata attorno al ruolo del dottor Gregory House, un medico tanto cinico e poco convenzionale quanto brillante, a capo della squadra diagnostica presso il fittizio ospedale universitario di Princeton; qui, insieme al suo team, riuscirà a curare i suoi pazienti risolvendo casi clinici molto problematici. 

In seguito ai piccoli e grandi capolavori a cavallo tra gli anni ’90 e inizi del 2000, le serie televisive non solo hanno avuto la capacità di infoltire anno dopo anno il proprio pubblico, ma sono state in grado di non ripetersi proponendo sempre qualcosa di nuovo ai propri telespettatori. Un elemento che possiamo considerare ricorrente in queste ultime serie, oltre all’approfondimento psicologico dei personaggi che da ora in poi diventerà una costante sempre più presente, è l’attenzione nell’affrontare alcune tematiche e riflessioni di carattere politico, sociale o psicologico. Non che le narrazioni precedenti a questo periodo non lo facessero, già, per esempio, Twin Peaks prima, e Desperate Housewives dopo, presentavano delle letture interessanti da questo punto di vista: il primo, come abbiamo detto poco fa, predisponendo una complessa lettura psicologica e filosofica intrecciata nella trama in cui molti elementi avevano significati importanti, spesso criptici, che si ricongiungevano in un finale angosciante, a tratti paranormale; il secondo descriveva criticamente scenari di vita quotidiana e domestica dominati dal bigottismo e dallo snobismo, dai pregiudizi e dalle apparenze di una piccola cittadina americana, in cui le vicende di cinque casalinghe quarantenni diventavano modello iconografico di donne emancipate e moderne. Una delle differenze tra queste serie e quelle che possiamo definire “contemporanee” (dal 2008 ad oggi) è che gli aspetti tematici – politici, sociali, filosofici che siano – sono agganciati strettamente alla forte introspezione del personaggio, sia rispetto alle situazioni reali esteriori, che alla sua vita interiore. Si rende così possibile un’immedesimazione totalizzante dello spettatore, non solo nelle vicende che vedono coinvolti i personaggi, ma anche nel contesto politico-sociale in cui si trova ad agire: questo porta a un rafforzamento della capacità di sensibilizzazione della serie rispetto alle tematiche che si intendono affrontare. 

Sono numerosissime le serie che potremmo citare a questo proposito, ma possiamo elencarne solo alcune: Breaking Bad, House Of Cards, Black Mirror, Narcos, Romanzo Criminale e le recentissime 13 Reasons Why, Westworld, Handmaid’s Tale. Tratteremo invece successivamente le celebri The Game of Thrones e Strager Things

Breaking Bad narra la vicenda di Walter White – interpretato da un fantastico Bryan Cranston-, un geniale professore di chimica frustrato e vicino alla depressione, che, alla scoperta di avere un cancro mortale, decide insieme all’ex studente diventato spacciatore Jesse Pinkman di “cucinare” anfetamina per poter lasciare una ingente somma di denaro alla famiglia in previsione della sua dipartita. Grazie alla straordinaria purezza dei cristalli di anfetamina prodotti, Walter e Jesse entreranno nel mirino della criminalità organizzata di Albuquerque (Nuovo Messico) da una parte, e degli agenti dell’antidroga (DEA) capeggiati da Hank, il cognato di White. Con uno stile narrativo ricco di flash-back, colpi di scena e  anticipazioni, Breaking Bad è una dettagliatissima cronistoria della coscienza umana, della capacità di adattamento e reazione nei confronti della morte, della metamorfosi dell’animo umano per fronteggiare le paure e gli insuccessi: il cambiamento di Walter da ordinario professore di chimica a potente boss della droga ci fa riflettere sulla potenziale pericolosità che può scaturire da persone insospettabili e ci mette nei panni di quello che diventerà l’uomo più temuto di Albuquerque, nei suoi conflitti interiori e nei suoi sensi di colpa, compiendo l’impossibile impresa di farci parteggiare per lui. Simile reazione di paradossale ammirazione la suscita il Pablo Escobar di Narcos, la celebre serie tv americana che narra la biografia del più importante boss del narcotraffico colombiano. Anche qui si conosce un personaggio tanto spietato e sanguinario per l’arricchimento personale e il mantenimento del potere, quanto amorevole e premuroso nei confronti della moglie e dei figli che gli rimangono fedeli fino alla fine. Sulla stessa lunghezza d’onda è l’italiana Romanzo Criminale che ci fa conoscere da vicino la celebre banda della Magnana, facendo un’analisi interessante del rapporto amicale ma anche dei conflitti di potere all’interno dell’organizzazione criminosa

House of Cards è la storia di Frank Underwood, un democratico della Carolina del Sud che viene silurato per la carica di Segretario di Stato. Per questo motivo deciderà di vendicarsi nei confronti dei potenti di Washington che lo hanno tradito. La serie descrive la trama dei rapporti di potere nei piani alti della capitale statunitense attraverso Frank e i personaggi che gli ruotano attorno. In un ambiente in cui intrighi e giochi di potere sono all’ordine del giorno, spiccano, tra luci e ombre, un gelido cinismo, ambizioni, strategie e uno spietato realismo politico. 

Una delle serie britanniche più riuscite è sicuramente Black Mirror, una serie dirompente e spiazzante, inquietante e cupa e, in alcuni episodi – come il bellissimo San Junipero – , persino commovente. Ogni episodio è autoconclusivo ma ognuno di essi ha come filo conduttore il rapporto tra l’uomo e le nuove tecnologie. Infatti, pur rappresentando scenari futuristici, quasi fantascientifici, e realtà distopiche, la genialità della serie consiste nel fatto che, per quanto iperbolizzate ed esasperate, il potere che le realtà virtuali esercitano sulla vita e sulla psicologia dei personaggi e le loro conseguenze, sembrano toccarci così da vicino proprio perché rappresentano solo l’ultimo stadio di una virtualità che già si sta realizzando. Black Mirror sembra la logica conseguenza di una contemporaneità in cui l’individuo che crede di dominare il mondo virtuale e tecnologico ne diventa in realtà la pedina dominata, da controllore diventa il controllato, fino ad annullare la propria identità in nome dell’“immagine”, di quella virtualità appunto, divenuta più reale e consistente della realtà stessa. I rimandi filosofici sono onnipresenti in questa serie che angoscia e risucchia lo spettatore in un vortice di suggestioni che lo mettono in discussione e gli pongono inquietanti interrogativi su quella che è, anche la sua, la nostra, realtà e sul suo vero senso.

La seconda parte cliccando qui


 

Immagine liberamente ripresa da movieplayer.it

Ultima modifica il Sabato, 26 Agosto 2017 11:35
Chiara Del Corona

Nata a Firenze nel 1988, sono una studentessa iscritta alla magistrale del corso di studi in scienze filosofiche. Mi sono sempre interessata ai temi della politica, ma inizialmente da semplice “spettatrice” (se escludiamo manifestazioni o partecipazioni a social forum), ma da quest’anno ho deciso, entrando a far parte dei GC, di dare un apporto più concreto a idee e battaglie che ritengo urgenti e importanti.

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