Pillole dal Giappone #263 – Avanza tra le proteste la costruzione della base di Henoko

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Pillole dal Giappone #257 – Intenso lavoro diplomatico all'Assemblea ONU

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La Terra promessa mancata׃ settant’anni dalla fondazione di Israele

Il raduno degli esiliati e la pace del popolo ebreo. Era questa nella tradizione ebraica messianica la principale speranza per gli ebrei di tutto il mondo. Un ideale fisso sempre rimasto al centro dell’immaginario collettivo di questo popolo, nonostante le esperienze di vita ebraica differente.

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Grande novità politica nel fronte dell'opposizione. Lo scorso lunedì, dopo quasi un anno di discussione e di continui tira e molla, Kibo no To, il partito che fa riferimento alla Governatrice di Tokyo Yuriko Koike, e quanto rimane del Partito Democratico (che alle ultime elezioni si era presentato proprio sotto le insegne di Kibo no To) si sono fusi in un unico soggetto.
Il nuovo partito si chiama Partito Democratico per il Popolo e potrà contare in parlamento sull'adesione di 62 tra deputati e senatori. Partito Democratico e Kibo no To prima della fusione potevano contare in totale su 107 eletti ma molti tra i democratici hanno scelto di non aderire al nuovo soggetto e potrebbero approdare verso il Partito Costituzionale Democratico che con 63 eletti è la principale forza dell'opposizione.
Il Partito Democratico del Popolo sarà guidato da Yuichiro Tamaki (proveniente da Kibo no To) e da Kohei Otsuka (proveniente invece dal Partito Democratico). “Non sento alcun senso di euforia” ha detto commentando la nascita del nuovo partito l'ex premier democratico Yoshihiko Noda che ha scelto di non aderire al PDP.
Anche un altro peso massimo del vecchio PDG come Katsuya Okada ha scelto di non iscriversi alla nuova formazione. “Questa è la prima volta che ho lasciato un partito politico da quando ho abbandonato il Partito Liberal-Democratico nel 1993. Abbiamo lavorato negli ultimi 20 anni per una politica nella quale si verificasse un trasferimento di potere ed io ho giocato un ruolo chiave in questi sforzi: è deplorevole che questo partito stia cadendo a pezzi” ha commentato amaramente Okada che è stato vicepremier ed anche Presidente del PDG.
“Alla convention del nuovo partito in pochi hanno menzionato le questioni diplomatiche e della sicurezza nonché le politiche costituzionali. È assolutamente legittimo che i singoli parlamentari abbiano differenti vedute sui dettagli ma non è chiaro se le posizioni del nuovo soggetto saranno sulla scia di quelle del PDG” ha affermato Goshi Hosono, ex ministro dell'Ambiente ed anch'egli postosi fuori dal PDP.
Nel partito della Koike invece su 54 parlamentari in 18 hanno deciso di non partecipare alla nuova avventura, tra essi Jin Matsubara, ex Presidente della Commissione Nazionale di Pubblica Sicurezza.

Il giorno seguente l'opposizione, congiuntamente, ha deciso di cessare il boicottaggio delle sedute della Dieta dopo che il Presidente della Camera dei Rappresentanti, il liberal-democratico Tadamori Oshima, ha intermediato con i partiti della maggioranza affinché si faccia chiarezza sugli scandali che hanno coinvolto il governo.
Primo accordo tra maggioranza ed opposizione è stato quello di poter sentire Tadao Yanase, componente della segreteria di Abe all'epoca dello scandalo del Kake Educational, come testimone giurato in parlamento.
Yanase, sentito il 10 maggio, ha ammesso di aver incontrato rappresentanti di Kake Educational due anni prima (ed in tre diversi incontri) che il governo autorizzasse la nuova facoltà di Veterinaria. La vicenda era emersa grazie ad un report stilato da un dirigente della Prefettura di Ehime presente all'incontro. Yanase, che in precedenza si era sempre trincerato dietro dei “non ricordo”, ha però affermato di non aver ricevuto nessuna specifica istruzione dal premier.
Secondo personaggio ad essere sentito, ma questa volta la richiesta è venuta dalla maggioranza, Tatsuo Hatta, funzionario responsabile del gruppo di lavoro sulle Zone Strategiche Speciali.
Nocciolo della questione è infatti la designazione del comune di Imabari, città dove è stata poi aperta la facoltà di Veterinaria dell'istituzione scolastica vicina al premier, come parte di una Zona Strategica. Hatta ha negato ogni influenza nella designazione della città da parte di Abe o di Yanase: “non ho mai ricevuto alcuna richiesta dal primo ministro o dal suo segretario” ha detto il funzionario.
Alcuni giorni dopo Tokihiro Nakamura, Governatore della Prefettura di Ehime, ha mostrato alla stampa le prove che dimostrano il viaggio di propri funzionari a Tokyo per incontrare Yanase.

In politica estera a rasserenare il clima non soltanto i contatti sempre più distesi tra Stati Uniti ed RPDC ma progressi per evitare scontri concreti (di certo più concreti della propaganda) si registrano anche tra Cina e Giappone.
Il 9 maggio è stato infatti siglato l'accordo che consentirà ad i due Paesi di mettere in piedi un meccanismo di comunicazione volto ad evitare collisioni di aerei o navi nel Mar Cinese Orientale (compresa l'area delle isole Senkaku/Diaoyutai). Le due nazioni discutono del meccanismo di comunicazione dal 2007 e finalmente tra 30 giorni esso sarà operativo.
L'accordo si colloca nell'ambito dei lavori del summit trilaterale Repubblica di Corea-Giappone-Cina. Anche quest'anno il summit ha fallito nel costruire un accordo commerciale trilaterale del quale si discute almeno dal 2008. Un piccolo segnale verso una più stretta cooperazione economica è stato però il lancio del Fondo Trilaterale di Cooperazione per finanziare progetti comuni ai tre Paesi. Li ha colto l'occasione per sondare la disponibilità nipponica a partecipare alla nuova via della seta: “la nostra cooperazione evolverà. L'iniziativa One Belt, One Road si coordinerà con la strategia di crescita del Giappone” ha detto il capo del governo cinese sottolineando inoltre come il proprio Paese ed il Giappone abbiano “la responsabilità di opporsi al protezionismo e proteggere il mercato libero”.
I tre Paesi hanno convenuto, seppellendo almeno per il momento le polemiche degli scorsi anni tra Cina e Giappone, una linea comune sulla vicenda nordcoreana (il giorno prima il Presidente cinese Xi aveva incontrato l'omologo nordcoreano Kim).
Il viaggio a Tokyo è stata anche l'occasione per Li Keqiang di incontrare l'Imperatore Akihito. Il massimo rappresentante nipponico non incontrava un premier cinese - in quella occasione era Wen Jiabao - dal 2010. “Spero che le nostre relazioni migliorino” ha detto l'Imperatore al termine di un colloquio durato circa 20 minuti e svoltosi il 10 maggio presso il Palazzo Imperiale.

Sempre lo scorso 9 maggio, frattanto, il ministro Taro Kono ha condannato con poche ma decise parole la decisione del Presidente USA di uscita dall'accordo sul nucleare iraniano. “Il Giappone continua ad appoggiare l'accordo” si legge nel comunicato ufficiale degli Esteri nel quale si afferma anche “la stretta comunicazione con le altre nazioni” che hanno sottoscritto il trattato durante la scorsa presidenza statunitense.
Lo stesso Donald Trump ha poi avuto in settimana un colloquio telefonico con Abe nel quale i due leader hanno scambiato le loro opinioni circa la visita di Mike Pompeo a Pyongyang. Da parte del massimo rappresentante USA, inoltre, si è manifestata la disponibilità al coordinamento con il Sol Levante circa le richieste che saranno avanzate da Trump nel colloquio al vertice con Kim Jong Un che si terrà a breve a Singapore.

In ambito nucleare è giunto lo scorso sette maggio l'ok dall'Agenzia Regolatrice per il piano di costruzione di un centro per la gestione delle emergenze proposto dalla Kyushu Electric per la centrale di Satsumasendai. Il centro per la gestione delle emergenze è parte delle nuove disposizioni di legge (in questo caso specifico approvate nel 2013) che sono seguite alla catastrofe di Fukushima. La società dovrà completare il centro, che dovrà essere a prova di attacco terroristico, entro il 2020 pena lo spegnimento del primo reattore dell'impianto.
Ad Ikata, invece, è stato scoperto un rilascio di acqua contaminata in mare lo scorso 9 novembre. A renderlo noto la società che gestisce l'impianto, la Shikoku Electric, ed il governo della Prefettura di Ehime. L'evento è occorso alle 2,10 del mattino in un edificio a servizio del terzo reattore ed è stato generato dall'eccessiva pressione dell'acqua del circuito di raffreddamento.
Spostandosi a Miyagi l'asseblea comunale di Ishinomaki ha approvato la richiesta del sindaco per appellarsi in Corte Suprema alla sentenza che aveva condannato la Prefettura e la cittadina a versare un risarcimento alle famiglie di alcuni studenti morti a causa dello tsunami del 2011. Per il sindaco Kameyama non vi fu alcuna negligenza da parte del comune e dunque nessuna responsabilità nelle morti.

Sul fronte dei diritti civili è ampiamente riuscita, domenica scorsa, la manifestazione denominata “orgoglio arcobaleno” rivendicante diritti per gli omosessuali. I presenti sono stati circa 7.000 (un numero record per questo tipo di manifestazioni in Giappone) e tra essi Kanako Otsuji, parlamentare del Partito Costituzionale Democratico ed omosessuale dichiarato.

Grande manifestazione anche ad Okinawa lo scorso 11 maggio per commemorare la restituzione alla sovranità giapponese del piccolo arcipelago meridionale. La manifestazione è stata l'occasione per ribadire, davanti i cancelli dell'area militare di Nago, il no della popolazione locale alla nuova base USA oramai in fase di costruzione.

In economia Takeda Pharmaceutical ha annunciato lo scorso martedì di aver raggiunto un accordo per l'acquisto dell'irlandese Shire Plc. per 62 milioni di dollari. Si tratta di una delle più grandi mosse per il settore farmaceutico del Sol Levante.
Se Takeda compra SoftBank ha invece venduto: giovedì scorso infatti Masayoshi Son, amministratore delegato del megagruppo finanziario, ha annunciato la vendita delle azioni detenute in Flipkart (società indiana di e-commerce) all'americana Walmart.
In casa Toyota si prevede invece un calo del 15% negli utili netti del gruppo per il presente anno fiscale rispetto a quanto preventivato. La crescita sarà comunque cospicua segnando, secondo le nuove stime, un utile netto di 2.120.00 miliardi di yen (ne erano stati preventivati 2.490.000). La società prevede di vendere quest'anno un record di 10.500.000 auto nel 2018 crescendo rispetto alle 10.440.000 del 2017.

Per quanto riguarda i conti dello Stato i dati forniti lo scorso giovedì dal Ministero delle Finanze mostrano un nuovo record del debito pubblico (equivalente a 9.900 miliardi di dollari) alla fine del mese di marzo.
Calo nei consumi delle famiglie secondo gli ultimi dati ufficiali, riferiti al mese di marzo, hanno mostrato un nuovo calo questa volta dello 0,7% rispetto ad un anno prima. In media i nuclei con due o più componenti hanno speso 301.230 yen (-0,9% rispetto al mese di febbraio). Parlando ad un incontro organizzato dall'agenzia di stampa Kyodo il Governatore della Banca Centrale ha confermato che non esiste ad oggi una data entro la quale si immagina il raggungimento del 2% di inflazione.

(con informazioni di whitehouse.gov; mofa.go.jp; asahi.com; mainichi.jp)

 

Immagine ripresa liberamente da mainichi.jp

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Verrebbe quasi da sorridere, se la situazione non fosse così drammatica, a ripensare a quanti, in occasione dell’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, prevedevano un mandato in netta discontinuità con quello di Obama, all’insegna di una politica estera meno invasiva e di un totale interesse per le questioni interne agli Stati Uniti.

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Giovedì, 11 Gennaio 2018 00:00

Le proteste in Iran: un tentativo di analisi

Le proteste in Iran: un tentativo di analisi

Il 28 dicembre a Mashhad, una città dell’Iran occidentale che conta circa due milioni di persone, è scoppiata una protesta spontanea destinata a diffondersi rapidamente e in maniera capillare in quasi tutto il paese, soprattutto nelle zone di provincia, mentre è rimasta più marginale nella capitale Tehran. La rivolta, che secondo alcuni giornalisti sembra sia stata organizzata inizialmente da gruppi ultraconservatori – i cosiddetti principialisti, frangia più estrema della “destra”, per usare una semplificazione – in opposizione al governo di Hassan Rouhani, ha preso una piega anti-sistema e trasversale contro tutto l’establishment politico e religioso iraniano. Le notizie che ci giungono dall’Iran sono poche e incomplete, il che rende difficile elaborare un quadro esaustivo e adeguato della situazione; ciò è dovuto anche alla censura apposta sulla stampa locale e all’oscuramento di alcuni social network. Le manifestazioni popolari, oltre ad essere silenziate mediaticamente sono state soffocate nel sangue dalle autorità, portando il drammatico bilancio a 22 vittime. Uno dei motivi di questa campagna repressiva è da ricercarsi anche nel fatto che il movimento di rivolta, privo di un’organizzazione e di una leadership che lo guidi, risulta totalmente esterno e ostile a qualsivoglia partito politico.

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Eh già. I diritti umani. Ma quali esattamente? Di chi ?
Non è un cinismo incancrenito quello che porta a dubitare che sia effettivamente la volontà di difendere la dignità e il benessere di ogni essere umano quanto piuttosto non solo l’esistenza, ma la tolleranza, il sostegno, a situazioni come quella dell’Arabia Saudita.

Una monarchia secolare. Un paese dove le donne non hanno alcun diritto (Una ragazza non possiede altro che il suo velo e la sua tomba, dice un antico proverbio)e nel quale qualsiasi attività sessuale al di fuori del matromionio eterosessuale è illegale. La severità è tale che gli stranieri che vngono scoprti portatori del virus dell’HIV vengono inmediatamente rimandati in patria.
Un paese, l’Arabia Saudita dove solo nei primi cinque mesi del 2015 sono state eseguite 90 esecuzioni capitali. Un paese che, secondo le dichiarazione del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, ha luogo il terzo maggiore traffico di esseri umani al mondo.

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Di Marco Fantechi

Si muovono i contrari

Non è ancora asciugato l'inchiostro delle firme sul testo dell'accordo tra Iran e Consiglio di Sicurezza dell'ONU, che introduce possibilità diplomatiche, all'interno di uno scacchiere mediorientale sconvolto da conflitti che durano da oltre mezzo secolo, che si stanno muovendo tutti i poteri contrari.

- Negli USA i parlamentari stanno vagliando l'accordo e i settori repubblicani, maggioranza nel Congresso, si muovono per respingerlo, sensibili alle pressioni delle lobby israeliane (già nel marzo 2015 hanno invitato a il premier reazionario israeliano Benjamin Netanyahu a parlare nel Parlamento, contro il parere di Obama) e a quelle degli stati del Golfo. L'area più oltranzista punta a farlo respingere, per costringere Obama a mettere il veto presidenziale sul voto parlamentare e loro incassare un dividendo elettorale nelle prossime elezioni presidenziali.

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Di Marco Fantechi

La Repubblica Islamica iraniana ci guadagna politicamente, non è più lo "Stato canaglia", rientra nello scenario internazionale e diventa un possibile partner per contrastare Daesh (il Califfato Islamico) in espansione pericolosa in Iraq, potrebbe anche agevolare contatti diplomatici in Siria tra governo di Al Assad e occidente. Inoltre in Yemen lo stallo dei combattimenti potrebbe significare che la coalizione a guida saudita non riesce a sconfiggere le milizie sciite Houti e i loro alleati e con possibilità di aiuti dall'Iran, non più reietto internazionale, sarebbe costretta a aprire trattative.

Ci guadagna economicamente, con la ripresa dei commerci e degli investimenti internazionali, garantendosi fondi per l'ammodernamento strutturale e per attenuare l'emergenza occupazionale, con particolare riferimento al mondo giovanile, molto esteso e acculturato, che vede attualmente poche possibilità all'interno del paese e sceglie l'emigrazione, infine una maggiore apertura internazionale agevola l'emancipazione femminile, che ha visto durante l'ultimo decennio una forte attenuazione delle misure restrittive, lavorative, culturali e di costume.

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Mercoledì, 29 Luglio 2015 00:00

Accordo internazionale sul nucleare in Iran #5

Di Marco Fantechi

Il ruolo dell'Arabia Saudita

Un Iran reinserito nei circuiti politico-diplomatici internazionali, senza sanzioni economiche ed embargo militare, riduce il potere anche dell'altra potenza regionale, l'Arabia Saudita.
Il regno dei Saud, islamici sunniti Wahabiti, ha posizioni di forza storicamente consolidate, è il paese custode dei luoghi santi dell'Islam (La Mecca) che ne fa leader del Congresso Islamico Mondiale, della Lega Araba e, come produttore di petroli, dell'OPEC, il tutto sotto l'interessata protezione, prima della Gran Bretagna poi degli Stati Uniti e dell'intero blocco occidentale.

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