Sabato, 05 Gennaio 2013 00:00

Le strade e le piazze sono degli uomini?

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Via Garibaldi, Viale San Martino, Corso Cavour, Via Principe Umberto, Piazza Mazzini, Viale Vittorio Emanuele, ecc. ecc. Le strade, le piazze, i giardini e i luoghi urbani in senso lato, delle nostre città brulicano di nomi altisonanti ma, solamente il 4% di questi appartiene a donne. A guardare le tante targhe presenti nelle nostre città siamo tristemente costretti ad affermare che nonostante la storia pulluli di tante illustri figure femminili l’evidente sessismo caratterizza l’attuale onomastica urbana. Ne parliamo con Maria Pia Ercolini, fondatrice di “Toponomastica femminile” gruppo nato per impostare ricerche e pubblicare dati con l’obiettivo di fare pressioni su gli enti locali al fine di far intitolare le prossime vie alle donne che si sono distinte sul territorio tentando di colmare la loro assenza nel Paese e poter riscoprire le molte biografie femminili cancellate dalla storia per promuovere, anche in questo modo, la parità tra donna e uomo.

1) Maria Pia Ercolini, studiosa di geografia e fondatrice del gruppo” Toponomastica femminile”, come nasce l’amore per la toponomastica?

Mi occupo di didattica di genere e studio itinerari turistico-culturali alla scoperta delle tracce lasciate dalle donne. È stata una mia alunna, durante un’uscita scolastica, a osservare l’assenza delle intitolazioni femminili. Da allora è nata la curiosità e la ricerca personale.

2) Non è difficile immaginare che le vie dedicate alle donne in Italia siano maggiormente intitolate a Madonne o Sante, non credi che questa sia l’ulteriore prova che attualmente il messaggio che si cerca di veicolare nell’’immaginario collettivo sia ancora quello della ”donna mulino bianco”? Com’è possibile oggi scardinare tutto questo?

Sante e Madonne sono certamente frutto di un’eredità antica, ma ancora oggi c’è una certa resistenza a riconoscere il ruolo pubblico e politico delle donne e a tenerne viva la memoria. Credo che la cancellazione delle figure femminili di prestigio, nella maggior parte dei casi, non sia una scelta totalmente consapevole, ma il riflesso di un immaginario nascosto… Ma da un lapsus possono emergere interessanti riflessioni quando c’è la volontà di guardarsi dentro ed è per questo che portare alla ribalta le disparità toponomastiche può significare ridiscutere simboli e condizionamenti inconsci.

3) Lo scorso anno in occasione dell'8 MARZO avete lanciato un progetto che prendeva il nome di “Tre donne, tre strade.” in occasione delle celebrazioni del 2 giugno la campagna "Largo alle Costituenti", in memoria delle Madri della nostra Repubblica; ci sono città che hanno risposto positivamente a queste campagne? In che modo hanno concretamente aderito?

Hanno aderito molti Comuni, grandi e piccoli, inviandoci delibere, impegni, promesse di nuove intitolazioni femminili o promuovendo consultazioni popolari e concorsi per le scuole. In alcuni casi hanno chiesto la nostra partecipazione attiva e hanno collaborato con noi per censire le strade del loro territorio. Molte volte le stesse amministrazioni si sono rese conto con grande sorpresa di non aver mai intitolato a donne e ci hanno ringraziato per aver messo in luce la questione.

4) Il primo convegno Nazionale di Toponomastica Femminile si è tenuto a Roma lo scorso Ottobre quali sono le proposte e gli obiettivi che sono venuti fuori dal convegno?

Innanzi tutto intendiamo censire le strade di tutti i comuni italiani, per rivolgerci a sindache e sindaci con dati statistici alla mano, portando fatti, quindi e non parole. Parallelamente chiederemo intitolazioni stradali per letterate, scienziate, artiste, politiche, perché le ragazze abbiano un’ampia gamma di modelli con cui confrontarsi quotidianamente. Inoltre è emersa la volontà di coinvolgere le scuole nel tentativo di avvicinare le giovani generazioni alle istituzioni, di promuovere lo studio della storia di uomini e donne del territorio e di ridurre lo squilibrio di genere nell’odonomastica cittadina. Il Comune di Catania, aderendo a un nostro progetto, ha aperto la strada e ha bandito un concorso ad hoc tra studenti superiori per le nuove intitolazioni femminili. Ancona ne ha seguito l’esempio e ora anche Napoli si accinge ad annunciare il suo concorso.

5) Complimenti a Toponomastica femminile che “per l’originalità dell'idea a favore delle donne, l’accuratezza e la capacità di interagire con le istituzioni” vince del premio DonnaèWeb 2012. E proprio del dialogo con le istituzioni voglio chiederti. Immagino che tra le varie amministrazioni comunali alle quali vi siete rivolte, in tutta Italia, ci sia un po’ di tutto, da chi risponde a chi non risponde, da chi efficientemente fornisce subito il materiale richiesto a chi ha bisogno di molti solleciti. Ma c’è una risposta che non avresti mai voluto ricevere? Che giudizio dai su episodi di questo genere?

Raramente abbiamo avuto risposte sgradevoli. Ricordo il caso di un sindaco, inizialmente indispettito dalla richiesta, che ha parlato dell’assurdità di quote rosa nella toponomastica: beh, c’è stato uno scambio piuttosto colorito su facebook, ma di lì a poco ha rivisto la sua posizione e ha capito il significato delle nostre istanze, tanto da aver già promesso intitolazioni femminili. Non è così immediato rendersi conto che riconoscere pubblicamente il contributo culturale e politico delle donne significa smantellare la percezione stereotipata che le vuole bamboline di ceramica, oggetti privati di piacere.

6) Lella Costa, in un suo bellissimo monologo sui femminicidi, afferma:”Che lo si sappia una volta per tutte: la prima causa di morte delle donne, tutte le donne, in tutto il mondo, macabro esempio di globalizzazione è la violenza, soprattutto domestica.” Intitolare strade e piazze alle vittime di femminicidio può indubbiamente aprire un dibattito pubblico su una strage privata che in Italia continua. Qualche giorno fa, per la seconda volta in Italia le istituzioni riconoscono che esiste il "Femminicidio" e cosi dopo la piazza dedicata a Sassari a Monica Moretti una piazza a Licodia Eubea viene intitolata a Stefania Noce, ma poche ore dopo dei vandali entrati nel giardino della biblioteca di San Giorgio di Pistoia distruggono il roseto appena piantato in memoria delle donne vittime di “femminicidio”. Cosa ne pensi di questa triste vicenda?

E come commentare? Non un giardino, ma cento, perché il dibattito sia capillare! Alle vittime di femminicidio dedicherei aiuole e parchi con alberi da frutto, in ogni città, in ogni scuola, perché continuino a dare vita e nutrimento, in un angolo di pace. Vorrei che ogni chiesa facesse altrettanto. Un albero e una panchina intitolata alla vittima, andrebbero imposte al reo, oltre alla prevista pena, come risarcimento simbolico alla collettività per quella perdita devastante. Resto dell’idea che strade e piazze dovrebbero portare il nome di donne che hanno agito più che subito, perché bambine e ragazze coltivino speranze per il loro avvenire.

7) Rita Levi Montalcini ci ha lasciati era, a mio modesto parere, non solo una grande ricercatrice, ma la testimonianza tangibile che può esserci una maniera diversa di guardare all’intelligenza e alla bellezza femminile equidistante sia dagli stereotipi televisivi che ci propinano ogni giorno sia dall’immagine di madonna e santa che la nostra attuale toponomastica ci mostra. Pensate di lanciare una campagna in merito?

Rita Levi Montalcini merita un’intitolazione in ognuno degli 8.092 Comuni italiani: è quello che chiederemo nei prossimi giorni ai sindaci e alle sindache del nostro Paese.

Immagine tratta da dols.it

Ultima modifica il Domenica, 27 Ottobre 2013 22:13
Ketty Bertuccelli

Sono nata e vivo a Messina. Pensatrice sovversiva: antifascista, comunista, femminista, interista 

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