Giovedì, 19 Settembre 2013 15:28

Rebeldìa: oggi al Tribunale di Pisa il futuro dei Beni Comuni

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Foto: Davide Barbera Foto: Davide Barbera

Avevamo lasciato l'ex-Colorificio Liberato in trepidante attesa della fatidica data del 20 settembre, giorno di festa in cui avrà inizio il primo dei tre giorni dedicati al tema dei Beni Comuni, ma anche data in cui si potrebbe decidere del futuro dell'intero progetto nelle stanze del Tribunale di Pisa.

In questi giorni, però, in attesa che sullo sgombero dello stabile sia presa una decisione, si è consumata un'altra piccola querelle intorno agli inquilini di via Montelungo. Pare infatti che lo scorso 15 luglio la J Colors abbia inoltrato al comune di Pisa, e nello specifico all'ufficio competente, alla giunta e al sindaco Marco Filippeschi, una richiesta di variante di destinazione d'uso dell'area a fini residenziali.

Come l'intera vicenda sia riuscita a restare impantanata per settimane nei gangli della macchina comunale senza che nessun soggetto esterno ne venisse al corrente, malgrado peraltro la richiesta di aggiornamenti sulla faccenda fatta dal Municipio dei Beni Comuni in data non sospetta un mese dopo, il 16 agosto, è questione che già di per sé meriterebbe una riflessione a parte. Il fatto poi che la richiesta fatta dalla multinazionale imponga nei fatti un riassetto generale dell'intera area in cui oggi risiede il Progetto Rebeldìa, rimettendo quindi in discussione anche il futuro delle altre importantissime realtà imprenditoriali ed industriali dell'area, è cosa di primaria importanza dalla quale sono voluti partire i ragazzi del Municipio dei Beni Comuni nell'ultima presa di posizione nei confronti di un'amministrazione che sembra fare orecchi da mercante.

In ballo, infatti, c'è la natura dell'intera area in cui hanno sede i vecchi stabilimenti del Colorificio Toscano, che in caso di passaggio della variante si troverebbero insieme ai capannoni non dismessi automaticamente in una zona a carattere residenziale. Una decisione che quindi potrebbe portare a nuove esternalizzazioni e fughe da parte delle aziende ancora in piedi. 

«Una gigantesca speculazione edilizia da decine di milioni di euro: è da sempre stato questo il progetto della J-Colors sugli spazi dell'ex-Colorificio Toscano – tuonano dal Municipio dei Beni Comuni. – Un progetto formalizzato al sindaco di Pisa lo scorso 15 luglio e di cui siamo venuti a conoscenza solo in questi giorni, che prevede un cambio di destinazione d'uso dell'area a fini residenziali, allo scopo di realizzare appartamenti per 35mila metri cubi».

Una storia che, come si legge anche nel resoconto messo a punto dal Progetto Rebeldìa, viene da lontano, affondando le radici nel licenziamento in massa con cui la J-Colors salutava la città di Pisa poco dopo l'acquisizione della fabbrica, ufficializzato il 1°settembre 1998.

«J-Colors, la stessa che ha licenziato decine e decine di operai e delocalizzato un marchio storico della città, è giunta venti anni fa a Pisa per un interesse puramente speculativo – scrivono dal Municipio dei Beni Comuni. – A dimostrarlo basterebbe lo stato di abbandono in cui versa la fabbrica ormai da oltre 5 anni, durante i quali sono avvenuti gli ultimi licenziamenti nel 2009, la dismissione nel 2010 e la cessazione dell'unità operativa nel 2012».

Saremmo quindi di fronte ad un tipico caso di smantellamento a fini speculativi, in cui un marchio storico del settore vernici viene acquisito con tutto il suo carico di storia e rispettabilità di mercato, per essere l'unico elemento di vero interesse da parte dell'acquirente, che trova negli stabili e nei capannoni che restano semplicemente un ottimo affare dal solo punto di vista immobiliare.

A dimostrarlo, come i ragazzi di via Montelungo già scrivevano nel libro “Rebelpainting. Beni Comuni e spazi sociali: una creazione collettiva” vi sarebbero anche i ripetuti incontri che per tutto il 1997, un anno prima cioè dell'acquisto del marchio da parte della multinazionale, la J-Colors avrebbe intrattenuto con alcune società locali, come la San Rossore Srl, proprio al fine di vendere l'immobile. Affare che inizialmente avrebbe dovuto prevedere uno spostamento dell'attività del Colorificio in un'area più ridotta a Ospedaletto, altra località di Pisa, e previa variante un cambio di destinazione d'uso dell'area di via Montelungo a fini commerciali e residenziali, ma che alla fine non andò in porto.

«Tutto ciò conferma ancora una volta quali siano i reali interessi della multinazionale sull'ex-Colorificio e rende evidente il fatto che quegli spazi rimarrebbero inevitabilmente ancora per anni e anni in uno stato di abbandono e pesantissimo degrado – continua Rebeldìa. –  In una zona, invece, strategica per la città (tra Piazza del Duomo e Parco di San Rossore) dove uno spazio sociale aperto all'aggregazione, alla partecipazione civile, al libero accesso alla cultura e alla cooperazione ha trovato, oggi, la sua perfetta collocazione».

Tutti elementi che domani mattina, alle 9 di fronte al Tribunale di Pisa, saranno ribaditi dai militanti del centro sociale e dai tanti sostenitori del Municipio, forti, almeno in teoria, di uno stop alla variante da parte anche del sindaco Marco Filippeschi, che alcuni giorni fa in un incontro con i membri del progetto aveva escluso alcuna intenzione da parte dell'amministrazione di procedere alla variazione d'uso, «anche perché la discussione sul piano urbano è ampia e complessa e dovrà passare ancora molto tempo prima che si possa valutare la situazione specifica dell'aria di via Montelungo». Parole che, a meno di clamorose decisioni del Tribunale, rappresentano una piccola speranza.

«Ciò non toglie che l'atteggiamento del Comune sia ambiguo e che per oltre un mese, malgrado le nostre sollecitazioni, ne il sindaco ne i membri della giunta abbiano detto niente di questa richiesta di variante da parte di J-Colors, della quale non potevano non sapere niente – continuano da Rebeldìa. – Ad oggi i membri dell'amministrazione pisana si rifiutano di entrare nel Colorificio malgrado i tanti inviti (ultimo quello alla tre giorni sui Beni Comuni dal 20 al 22 settembre, n.d.a.) e intervenendo sulla questione sanno solo ribadire la trita litania della legalità, quando noi all'ex Colorificio godiamo del sostegno di numerosi costituzionalisti e membri della magistratura».

Fiducia anche sul fronte della vertenza di fronte al giudice, seguita per la parte del Progetto Rebeldìa dall'avvocato Ezio Menzione. Fra le motivazioni con le quali il pm aveva richiesto al Gip di disporre il sequestro dello stabile vie era il presupposto che il permanere dell'occupazione avrebbe potuto portare danni ulteriori e continuati alla proprietà. «Il Gip ha invece respinto tale richiesta sia perché dalle indagini è emerso che non vi sarebbero stati danneggiamenti all'immobile. – afferma Menzione – Il quale anzi dall'occupazione è stato notevolmente migliorato, sia perché il fatto che vi si tengano iniziative di protesta, nulla ha a che fare con il reato contestato di occupazione abusiva e con le sue conseguenze. Molto positiva è stata la reazione dei giovani di Rebeldìa che vedono così riconosciuto il ruolo positivo che proprio questi giovani stanno avendo all'interno dell'ex Colorificio e in città». Lo stesso pm, fa notare l’avvocato Menzione, «ha inteso sottolineare che gli obiettivi perseguiti dagli occupanti costituiscono interessi giuridicamente tutelati e quindi siamo fiduciosi che il tribunale vorrà confermare il rifiuto del sequestro». 

Il cammino dei beni comuni, intanto, continua per la sua strada.

Ultima modifica il Venerdì, 20 Settembre 2013 12:35
Nilo Di Modica

Nato a Pisa nel 1984 e residente a Santa Maria a Monte, nella Zona del Cuoio, tenta disperatamente di studiare filosofia nel capoluogo, barcamenandosi fra varie passioni e mestieri, tra politica ed Arci, filosofia francese e giornalismo. Dal 2003 collabora come freelance per alcune testate locali e nazionali, on-line e sulla carta stampata (fra le quali Il Tirreno, 5avi.net, Controlacrisi.org). Aree d'elezione: eventi culturali e cronaca politica, con particolare riferimento alla provincia di Pisa.  

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