Venerdì, 30 Gennaio 2015 00:00

Capo Colonna: quando la storia nuota nel cemento.

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Capo Colonna: quando la storia nuota nel cemento.

Nella martoriata Calabria, terra di bellezze storico-paesaggistiche inestimabile, s’inserisce una nuova storia, forse tra le più brutte degli ultimi anni. Questa terra, abbandonata alla n’drangheta e a poteri esclusivamente lobbystici, subisce una nuova ferita inferta proprio in uno dei suoi luoghi simbolo; Capo Colonna nei pressi di Crotone. Il nuovo scempio vedrà la realizzazione di un grande parcheggio in prossimità dell’importantissima area archeologica di Capo Colonna. No non siamo in un film di Antonio albanese con protagonista il suo rinomato e avvezzo alla delinquenza personaggio, Cetto La Qualunque. Siamo nella Calabria del 2015, terra che evidentemente ha smesso di credere che la spinta per la rinascita provenga da ciò che la natura e la storia hanno lasciato in eredità.

Capo Colonna è il promontorio determinante il limite occidentale del golfo di Taranto, nei pressi di Crotone, qui sorgeva il tempio dedicato ad Hera Lacinia. Il Capo era noto nell'antichità come Capo Lacinio, la stessa dea ne prese l'appellativo di Lacinia. In età moderna veniva chiamato Capo Nao, da naòs cioè tempio. Oggi è detto Capo Colonna, da ciò che rimane dell'antico edificio sacro. L'immagine della colonna isolata, che si staglia sull'azzurro del mare che si confonde col cielo, unica supertiste di una costruzione possente, evocatrice di un passato glorioso, suscitava, e suscita, nel visitatore emozioni incommensurabili. Suscita o suscitava?

Bella domanda a giudicare dagli ultimi sviluppi non si può pensare con certezza che l’importante evidenza archeologica si salverà dalla furia del cemento.
Le proteste e le rimostranza delle collettività locali sono state molto forti, poiché l’accaduto ha notevolmente colpito l’opinione pubblica. Una prima colata di cemento è in realtà arrivata, ora tutto resta ferma in attesa del pronunciamento del Ministero sulla triste vicenda. Il comitato SalviamoCapoColonna si è molto attivato per far si che per l’ennesima volta un’intera comunità venga privata del suo passato.

La vicenda si inserisce all’interno di un interesse ministeriale, verso alcuni siti archeologici pressoché nullo. Molte sono le aree ad oggi completamente abbandonate dagli enti che dovrebbero pensare alla loro tutela e alla loro valorizzazione.
Non regge neanche la scusa della perenne austerity nel settore: le risorse, quelle esistenti sono o saranno investite verso programmi propagandistico-culturali che nulla hanno a che vedere con l’interesse verso i beni culturali e la loro primaria accezione di beni comuni. Basta guardare a quello che è stato lanciato pochi giorni fa all’interno del programma di EXPO 2015. Il sito Verybello.it risulta per molti addetti di settore, un fantozziano collaudo di quello che ne sarà del mondo dei beni culturali da qui all’avvenire. Il fine del profitto su tutto, perdendo l’importanza e l’insegnamento culturale stesso.
La rappresentazione dello stivale all’interno di un contenitore, privo di contenuti dove le fantomatiche offerte turistiche sono canalizzate verso esclusivi poli e mai verso altre mete che meriterebbero sicuramente una visibilità migliore.

Intanto Capo Colonna aspetta silenzioso, quasi inerme, qui non c’è niente di very bello, solo rabbia e voglia di riappropriarsi del proprio passato.

 

Ultima modifica il Giovedì, 29 Gennaio 2015 22:08
Andrea Incorvaia

Nato a Locri (RC), il 28 Febbraio 1988, attualmente vivo per studio a Pisa. Sono un allievo specializzando presso la scuola di specializzazione in beni archeologici dell’Università di Pisa, dopo essermi laureato in Archeologia nel 2012. I miei interessi spaziano dall’ambito culturale (beni storico-archeologici soprattutto), alla tutela e alla salvaguardia del paesaggio. Svolgo attività politica nella città che mi ospita e faccio parte di un sindacato studentesco universitario.

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