Martedì, 26 Marzo 2013 00:00

Donne e mafia #2

Scritto da
Vota questo articolo
(7 Voti)

Leggi la prima parte, cliccando qui

La lunga conferenza continua poi con  gli interventi delle autrici del libro “Al nostro posto. Donne che resistono alle Mafie”. A prendere la parola è infatti Ludovica Iuppolo, che prima di tutto preme a sottolineare come l’operazione e l’intento del libro sia quello non di delineare figure di eroi avulsi dalla carne del reale, ma raccontare storie “eccezionalmente normali” di donne normali e di come non ci sia interruzione tra ciò che queste donne pensano, amano, ciò in cui credono e ciò per cui soffrono e il loro ruolo pubblico.

Ludovica ha tratteggiato le figure di Rosaria Capacchione e Valentina Fiore. La prima è una giornalista del “Mattino” di Napoli che negli anni ’80 diviene vittima di minacce da parte del clan dei casalesi (Caserta), rimaste però sotto silenzio fino a quelle più eclatanti del 2008/2009 che allora hanno suscitato l’attenzione dei media. Rosaria si è perciò trovata sotto i riflettori e dotata di scorta. Oggi la Capacchione è in parlamento ma il suo impegno parte e partiva dal quotidiano della sua esistenza, senza far sì che il personaggio prevalga sulla persona. Valentina Fiore è invece una ragazza di 35 anni, della provincia siciliana, che ha da sempre mostrato un amore per la giustizia, l’economia giusta e sociale, le cooperative, la responsabilità sociale d’impresa … e che lavora con la cooperativa Placido Rizzotto e porta avanti un progetto di cooperazione con l’America Latina.

Segue l’intervento dell’altra autrice, Martina Panzarasa (laureatasi tra l’altro con Nando Dalla Chiesa), che nel libro racconta le vicende di Maddalena Rostagno (che già abbiamo presentato), di Lucrezia Ricchiuti e di Maria Carmela Lanzetta. Prima di tutto, dice Martina, “l’idea del titolo del libro non voleva sottolineare l’aspetto dell’esser contro, bensì, come è emerso dalle varie testimonianze, doveva render conto di questo essere per qualcosa, doveva mostrare come queste donne abbiano un progetto, come esse siano per, per fare ordine, fare pulizia, come dice Maddalena Rostagno”. Queste donne non sono anti, ma operano con coscienza e lucida consapevolezza nella loro quotidianità in vista di qualcosa, per cambiare e migliorare qualcosa. Lucrezia Ricchiuti, continua Martina, è il vicesindaco di Desio, oggi in parlamento e ha sempre unito impegno politico e responsabilità concreta nella sua attività. Dopo esser stata all’opposizione per 10 anni nel suo comune, riesce ad ottenere la nomina e decide, per essere all’altezza del ruolo, di formarsi anche intellettualmente: da qui la decisione di laurearsi e studiare i vari meccanismi economici e politici che deve maneggiare. Oltre a questo impegno formativo e intellettuale Lucrezia si fa portatrice di una grande pragmaticità. Maria Carmela invece non è inserita nell’ “inertland”ricco del milanese, bensì in Calabria, precisamente a Monastero Ace e non ha un trascorso politico. Il suo è stato da sempre un impegno civile che poi si è trasformato in impegno politico: dopo varie minacce e l’incendio della farmacia di famiglia per mano mafiosa, decide di partecipare attivamente a questa battaglia, e dedicarsi concretamente alla sua città, che aveva lasciato per motivi di studio/lavoro. Dalla testimonianza che si può leggere nelle pagine del libro emerge la ferrea convinzione che ciò che è essenziale è scegliere: la scelta, la decisione individuale è fondamentale per potersi considerare veramente liberi e non succubi di una paura paralizzante e schiacciante, inebente, non mere cavie in balia di un destino che non ci assumiamo l’impegno e il dovere di scrivere anche noi.

Il penultimo intervento è quello di Alessandra Dino, professoressa di sociologia all’Università di Palermo. Alessandra parla del libro definendolo come una “testimonianza di genere” e delinii un profilo femminile che esce fuori in tutta la sua peculiarità. Uno degli elementi più importanti di esso è il linguaggio che è semplice ma è “un linguaggio di verità”. Queste figure non vogliono essere presentate come anti, ma anzi, rivendicare “il carattere rivoluzionario dell’esser normali”. Il vero eroe “ è l’uomo qualunque”. Tutti noi in qualche modo siamo chiamati in causa a rispondere in prima persona, tutti noi possiamo essere “antieroi/eroi della normalità”. Inoltre la scrittura permette, attraverso la soggettività di queste esperienze, il dolore di queste donne, le loro paure, la loro corporeità, le loro incertezze, le loro insicurezze..di potersi identificare in queste storie, con un recupero dei valori veri dell’esistenza, intesa in un senso ampio e complesso che non abbraccia solo il ruolo che queste figure hanno coperto, ma tutta quella soggettività che diventa allora universale e in qualche modo o in parte condivisibile da tutti. Inoltre un altro aspetto interessante del libro, continua Alessandra, è la dimensione dell’altro da sé: parlare di Antimafia chiama in gioco una dialettica del riconoscimento, ma, come scrive Nando Dalla Chiesa nella prefazione al libro, “nessuno ama rispecchiarsi in chi gli fa disprezzo”. Infatti ciò che affiora dalle testimonianze delle donne non è tanto la contrapposizione ai mafiosi, quanto l’estraneità ad essi. Maddalena Rostagno, ad esempio, trovandosi in tribunale di fronte all’uccisore del padre, Vito Mazzara, dice di non provare odio ma estraneità: “lo trova inaccessibile e distante” . Alessandra conclude il suo intervento citando le parole di Basaglia, che, quando in Brasile il popolo esclama che i manicomi non possono esser chiusi lì, perché “noi siamo la minoranza”, risponde che “anche se siamo la minoranza, la debolezza, non possiamo vincere – e a vincere è sempre il potere – , possiamo però convincere. E nel momento in cui convinciamo vinciamo, perché trasformiamo le cose”.

Infine l’ultimo intervento è quello di Nando Dalla Chiesa (figlio del noto generale Dalla Chiesa, ucciso per mano mafiosa), professore di sociologia criminale all’università di Milano che del libro ha scritto la prefazione. Anche lui elogia la freschezza e la bellezza del libro e l’accento femminile che salta fuori. Anche lui ripete come ogni donna non voglia dichiararsi antimafiosa, ma con la mafia ci devono fare comunque i conti. La vita è conflitto. Nessuno nasce anti, tutti nascono con un progetto da portare avanti in una società che però non è quella che si desidera. Negli anni ’80 era persino proibito definirsi antimafiosi, né il giudice, né l’insegnate, il medico,l’intellettuale.. potevano dichiararsi tali. Ma un giudice che non riesce ad applicare le leggi e si trova di fronte un grappolo di ostacoli, difficoltà e interessi che glielo impediscono è portato a fare i conti con questa realtà e con sé stesso: deve decidere se sopportare il peso di questi impedimenti (anche a costo della propria vita e della propria incolumità), il peso delle calunnie dei colleghi, delle minacce, delle diffamazioni, oppure no. Si troverà a scontrarsi con un genere di condizionamenti che provengono dalla mafia, si troverà a divenire anti. Nando sottolinea come sia un aspetto tipicamente femminile questo rifiuto di esser categorizzate come eroi o come antimafiose. L’antimafia come figura eroica è prettamente maschile, così come lo sono “i miti costruiti sulla scorta”. La donna ha rigettato questa “mitologia”. Ed è vero che il fare di queste figure degli eroi può sfociare nel rischio della non partecipazione: se si pensa infatti che per fare antimafia bisogna essere eroi ci si limita ad applaudire, a guardare da lontano queste personalità che ci appaiono inaccessibili e irraggiungibili e ci limitiamo ad esser spettatori anziché protagonisti o co-protagonisti di una battaglia a cui tutti, nel nostro piccolo, dovremmo partecipare e non soltanto ammirare passivamente. Ciò che il libro ha di bello è che vi è la rimozione di questa dimensione attraverso la descrizione di comportamenti che però affrontano la presenza della mafia e ne conoscono le dinamiche, gli strumenti, il metodo. E anche quell’estraneità di cui parlava Alessandra si risolve in un’estraneità attiva, che non si chiude nella sua incapacità di specchiarsi nel “nemico”, ma stimola ancor di più il dovere di affrontare qualcosa di così altro che però esiste e non va ignorato, con cui è impossibile non scontrarsi e non confrontarsi. Le ultime parole di Dalla Chiesa si spendono su Maddalena Rostagno, la cui testimonianza  definisce “cartavetrata”, ruvida, in questo rifiuto di una qualsivoglia simbologia, retorica, definizioni congelate e ridondanti..ma nonostante ciò lei sa bene che cosa è la mafia, conosce il nemico contro cui si batte, e con cui si è confrontata la sua famiglia. Quindi, anche senza dirsi necessariamente antimafiosi, vi è dietro tutte queste figure di donne, la lucida consapevolezza di misurarsi contro il fenomeno della criminalità organizzata, conoscono perfettamente la sua storia e i suoi rapporti di forza. Sono state costrette a diventare ciò che non avrebbero voluto essere, la vita le ha portate necessariamente a questo, a reinventarsi, a dover tirar fuori un coraggio, una forza, una determinazione che magari neanche sapevano di avere, a dover guardare gli assassini del padre in un’aula di tribunale, a dover guardare negli occhi il proprio caro che ha appena letto su una locandina che sei stato minacciato, prima ancora di sentirlo dalla tua voce. Ma come fare finta di nulla e continuare il corso normale della propria esistenza?  Nando conclude il suo intervento citando le parole di Pablo Neruda, che, alla domanda sul perché non scrivesse delle montagne innevate del suo paese, risponde in questo modo: “Venite a vedere il sangue per le strade. Venite a vedere il sangue per le strade. Venite a vedere il sangue per le strade. Non posso cantare le montagne del mio paese.” Così queste donne, che noi ci sentiamo di chiamare straordinarie, hanno scelto di cantare un canto di lotta, coraggio, sofferenza, solitudine, paura e forza, perché hanno deciso di non voltarsi a guardare le montagne ma di vedere e cercar di pulire il “sangue delle loro strade” e delle loro esistenze.

Ultima modifica il Lunedì, 25 Marzo 2013 22:40
Chiara Del Corona

Nata a Firenze nel 1988, sono una studentessa iscritta alla magistrale del corso di studi in scienze filosofiche. Mi sono sempre interessata ai temi della politica, ma inizialmente da semplice “spettatrice” (se escludiamo manifestazioni o partecipazioni a social forum), ma da quest’anno ho deciso, entrando a far parte dei GC, di dare un apporto più concreto a idee e battaglie che ritengo urgenti e importanti.

Devi effettuare il login per inviare commenti

Free Joomla! template by L.THEME

Questo sito NON utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti.