Giovedì, 15 Dicembre 2016 00:00

La mia opinione a 5 Stelle, che a loro non piacerà

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La chiusura di questa campagna referendaria e i recentissimi fatti legati alla crisi di governo nel nostro paese con la nomina di Gentiloni come nuovo Presidente del Consiglio hanno accelerato la chiusura di una mia personale riflessione sul Movimento 5 Stelle.

Ho sempre avuto pensieri contrastanti su questo movimento, nato sulla scia dell'esperienza del movimento “Amici di Beppe Grillo”, attivo dal 2005, e delle Liste Civiche a Cinque Stelle, presentate per la prima volta alle elezioni amministrative del 2009.

Mi sono sempre chiesto come intellettuali di grande rilievo e tradizione politica fatta di ideali e profondi contenuti, su tutti Dario Fo, si siano potuti avvicinare a un soggetto politico così multiforme ed eterogeneo. Gli strascichi del fosco periodo successivo a Mani Pulite e alla fine della Prima Repubblica che hanno portato agli anni di governo Berlusconi, identificato sempre erroneamente come il soggetto da combattere e non il prodotto di un processo degenerativo della politica italiana.

La genuinità, l’ingenuità, l’inesperienza hanno colorato di bianco immacolato gli abiti di questo movimento attirando le simpatie di chi ha combattuto per anni il berlusconismo e i problemi recidivi della politica in Italia, quasi fossero un più ampio e strutturato movimento dei Girotondi.

Spassionati gli articoli della stampa italiana nel 2013, all’indomani delle elezioni politiche, su questi giovanotti spensierati con lo zainetto che occupavano i seggi del Parlamento spinti da un eccezionale quanto imprevisto 25% conquistato alle urne. Sono stati scritti libri, articoli, interviste su cosa davvero si nasconda dietro questo Movimento e quali siano i suoi reali contenuti.

Non intendo contribuire alla già grande mole di scritti sulla storia di questa formazione politica, ma piuttosto indurre a delle riflessioni.

Questa campagna referendaria sulla Riforma costituzionale ha mostrato uno dei principali lati oscuri del movimento: il vuoto apparente di contenuti. La strategia di Grillo per attirare i voti e simpatie sul Movimento è puramente emozionale: una stretta correlazione tra recitazione e politica per aspirare ai voti di ogni schieramento nel paese.

La campagna referendaria nelle piazze italiane di questa estate ne è la testimonianza: emblematica l’immagine di Alessandro Di Battista sullo scooter e la foto circolata nella sua posa di lettura ispirata a una famosa foto di Ernesto Che Guevara. Cavalcare non solo la sella dello scooter ma anche la rabbia degli italiani e scagliarla contro il governo Renzi, cogliendo il disastroso assist dell’ormai ex premier che ha personalizzato il voto referendario.

Dopo aver ottenuto la vittoria del No al referendum, si sono già scagliati a testa bassa sul governo Gentiloni annunciando un inquietante Aventino (inquietante non nell’azione in sé di abbandonare la Camera, quanto nella rievocazione lessicale). Non sottolineerò la performance drammatica di Alessandro Di Battista ai giornalisti e il riciclaggio della sciocchezza sull’eleggibilità del Presidente del Consiglio da parte dei cittadini circolata in gran parte delle opposizioni. Ci si aspetterebbe comunque più serietà dopo un voto referendario proprio sulla Costituzione italiana. Ancora una volta la dirigenza del Movimento 5 Stelle si conferma macchina da battaglia durante una sessione elettorale: fatto anomalo per un soggetto politico che si dichiara apartitico e contro il sistema dei partiti, ma che lavora in perenne campagna elettorale come il più attivo dei comitati.

Le oscillazioni percentuali del Movimento nei sondaggi ogni post voto confermano questo dato: quando c’è da governare o amministrare, calano. Sarà che sinora i fallimenti tra espulsioni e il non aver mantenuto il programma come a Parma, i problemi dell’amministrazione a Livorno e il caos in Campidoglio hanno pesato, ma per adesso non risalta ancora una convincente politica di governo pentastellata. Anche perché un soggetto politico pubblicizza e si tiene stretti gli esempi di successi e buona amministrazione dove questo governa, cosa fino a questo momento successa raramente nel Movimento.

Di cosa parliamo, quindi, nel momento in cui associamo la definizione di populismo al Movimento 5 Stelle? Parliamo di un movimento che esalta la democrazia diretta, ma che si fa dettare la linea politica e le decisioni da un blog e da una Rete chissà quanto veramente libera nelle votazioni online. Parliamo di un leader, il comico Giuseppe Grillo, che si smarca da ruolo di vero capo indiscusso, posizione che prepotentemente va a rioccupare quando c’è da tenere insieme le fila. Perché questo vuoto nella leadership causa una dinamica partitica ancora più aspra nel soggetto politico che si dichiara più antipartitico: la lotta tra correnti e tra aspiranti leader del movimento. Basti vedere i veleni scaturiti in occasione delle nomine della giunta Raggi tra Fico e Di Maio.

L’asprezza e la prepotenza di queste dinamiche sono dettate dal fatto che queste “anime” in competizione nel Movimento non hanno una chiara identità. Non si può costruire un progetto politico sull’onestà e trasformandola in una degenerazione dell’antigarantismo. Ai buoni propositi delle cinque stelle richiamate nel nome, che rappresentano tematiche relative ad acqua, ambiente, trasporti, sviluppo ed energia sino a ora non sono seguite azioni concrete. Nell’articolo “Perché tifiamo rivolta nel Movimento 5 Stelle”, gli autori Wu Ming tracciano questa definizione di destra e sinistra: “a differenziare questi schemi mentali è l’approccio verso il conflitto sociale: per la sinistra è intrinseco al corpo sociale, per la destra è estrinseco; per la sinistra è parte ineludibile del funzionamento della società, per la destra ne è una «perturbazione», una stortura; di conseguenza, nella narrazione «di sinistra» si individua il nemico all’interno delle relazioni sociali esistenti, mentre in quella «di destra» si nega di essere inevitabilmente in relazione col nemico e quindi lo si individua in base a una misteriosa «essenza» inassimilabile: il nemico è diverso, è il portatore della perturbazione di cui sopra”.

Se è certamente vero che una parte dell’elettorato del Movimento 5 Stelle si dichiara apertamente di sinistra, non certo lo si può dire della sua dirigenza. Non stiamo parlando di una destra liberale o conservatrice, ma di un movimento nazionalista di radici sociali di cui abbiamo avuto già un esempio nella storia italiana. Non mi riferisco solamente al fatto che Di Maio e Di Battista hanno entrambi i padri come militanti in partiti di estrema destra: la famiglia non si sceglie. Parlo di metodo e comunicazione politica, parlo di idee e di valori troppo similari per essere ignorati. Il movimento dei Fasci italiani di combattimento, genesi del Partito Nazionale Fascista, nella sua retorica propagandistica e politica attaccava i “vecchi” partiti liberali, il sistema politico italiano, le istituzioni internazionali (all’epoca la Società delle Nazioni), imputava ai partiti di sinistra il degenero economico e sociale della nazione. Inoltre si fece promotore del valore patriottico italiano. Grillo ha più volte utilizzato nella sua retorica violenta (una caratteristica già incontrata nella forza politica prima citata) la parola “patria”, oppure le espressioni di “confini della patria” in relazione all’emergenza migranti e “sacra e inviolabile sovranità nazionale” nei confronti dell’Unione Europea.

Troppe volte si è paragonato il Movimento a altre forze politiche eurocritiche come Podemos, Syriza o altre organizzazioni di protesta, quando è evidente il vuoto di contenuti rispetto a tali forze politiche se non una ciclica retorica contro la casta politica. Il Movimento 5 Stelle, come nel caso dell’ultimo referendum o sulla lotta contro la TAV, si è limitato a porre il cappello sui risultati di queste lotte senza portare proposte concrete. Inoltre l’assoluto antieuropeismo lo accumunano con partiti di estrema destra quali Front National, UKIP ecc con il quale si ritrovano allineati al Parlamento Europeo.

Una propaganda politica incentrata sull’antipolitica contro i partiti, i principali strumenti di democrazia e rappresentanza, contro le ideologie soprattutto se della “vecchia” sinistra, contro i costi della politica quando la democrazia ha sempre comportato dei sacrifici economici per il suo mantenimento. Agghiacciante l’affermazione di Di Battista che non c’è alcuna differenza tra antifascisti e fascisti, dopo aver combattuto una battaglia referendaria a fianco dell’ANPI. Si è molto dibattuto sull’evidente azione di protesta nell’espressione del voto al Movimento 5 Stelle e dell’azione stessa di protesta di quest’ultimo.

L’azione principale fin qui condotta dagli attivisti è stata sul web e tramite le innumerevoli opportunità della comunicazione telematica. Il re-indirizzamento ancora più forte di tale protesta sui social network e nei vari blog di discussione politica. In cui però è evidente il vuoto di contenuti, perché uno dei compiti di una forza politica è anche quello di educare i propri iscritti e militanti. Delle proposte di legge, fin qui poche, fatte dal Movimento Cinque Stelle in Parlamento la maggior parte sono state respinte per errori banali di forma o contenuto. La conclamata legge sul taglio degli stipendi ai deputati è stata presentata in Parlamento senza un relatore.

Sarebbe presuntuoso e ingiusto considerare l’intero elettorato con i canoni da me sin qui descritti, rivolti perlopiù nei confronti della dirigenza del Movimento. Trovo però che questa carica emotiva esplosiva abilmente sfruttata da Grillo abbia fatto perdere la lucidità a molti attivisti nel vedere queste evidenti contraddizioni. Questa rabbia e questa durezza che attaccano chiunque critichi il Movimento (perché solo se sei dei Cinque Stelle ne puoi parlare) sono una testimonianza di questa mobilitazione emozionale. Altro nemico di Grillo sono i media italiani nel loro insieme senza distinzione alcuna, che attacca unilateralmente diffondendo dubbi su qualunque notizia riportata da media che non siano accettati da lui. Il risultato di questo discredito generalizzato che radicalizza dubbi sull’attendibilità delle notizie trasmesse da qualunque media anche tra i non simpatizzanti del M5S è la legittimazione delle “fonti alternative”. Tra queste “fonti alternative” si trovano solo i blog di Beppe Grillo, del M5S, degli attivisti e dei simpatizzanti. Tra le fonti accettate dal M5S rientrano ironicamente anche singole notizie provenienti da quotidiani italiani, qualora tali notizie al M5S facciano comodo e che sbandiera spudoratamente nonostante provengano da quegli stessi media che disprezza manifestamente.

In sostanza il M5S ascolta solo sé stesso e chi gli fa comodo. Non avendo pensiero politico condiviso i singoli blogger attivisti o simpatizzanti del M5S si limitano quindi a riproporre gli slogan e i concetti esposti da Grillo che più gli son piaciuti.

Un altro sintomo preoccupante del vuoto caotico di contenuti all’interno del Movimento, lacerato in silenzio da divisioni e da dissidenti che in molti sono stati espulsi dal blog. Questa forza politica ha beneficiato del vuoto ideologico e del mancato rinnovamento della sinistra in questo paese, di una destra incapace di scrollarsi di dosso gli anni dei governi Berlusconi e ha sin qui ferocemente attaccato l’unica forza politica in grado di competergli in termini elettorali, ovvero il Partito Democratico.

Con la forza dell’antipolitica e della protesta contro il sistema Italia fatto di corruzione e collusione, ma con le ricette classiche della politica (basti vedere il rifiuto tattico di votare il Decreto legge Cirinnà per la mera formalità del decreto-canguro).

Un movimento che si professa rivoluzionario, ma che rischia di tradire questo spirito e con un capo che sembra sempre in attesa, su un treno, cercando di capire se la marcia su Roma è andata a buon fine o se è meglio fuggire verso la Svizzera. Aspettando risposte concrete, che Aventino sia.

Immagine liberamente tratta da ilfoglio.it

Ultima modifica il Martedì, 13 Dicembre 2016 19:41
Marco Saccardi

Nato a Bagno a Ripoli (FI) il 13 settembre 1990, sono uno studente laureato alla triennale di Storia Contemporanea presso l’Università di Firenze, adesso laureando alla magistrale di Scienze Storiche. Appassionato di Politica, amante della Storia, sono “fuggito” dal PD dopo anni di militanza e sono alla ricerca di una collocazione politica, nel vuoto della sinistra italiana. Malato di Fiorentina e di calcio, quando gioca la viola non sono reperibile. Inoltre mi ritengo particolarmente nerd, divoratore di libri, film e serie tv.

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